I legami di sangue non si cancellano con le sentenze. Quelli rimangono tali secondo natura e possono rivendicare il loro valore anche a distanza di molti anni.
«L’adottato ha diritto di conoscere le proprie origini – dice la Cassazione con la sentenza 6963 del 20 marzo 2018 – accedendo alle informazioni concernenti, non solo l’identità dei propri genitori biologici, ma anche quella delle sorelle e fratelli biologici adulti, previo interpello di questi ultimi mediante procedimento giurisdizionale idoneo ad assicurare la massima riservatezza ed il massimo rispetto della dignità dei soggetti da interpellare, al fine di acquisirne il consenso all’accesso alle informazioni richieste o di constatarne il diniego, da ritenersi impeditivo all’esercizio del diritto».

La Suprema Corte ha accolto, infatti, il ricorso di un uomo ormai adulto, adottato da piccolo da una famiglia piemontese, che vuole avere notizie delle due sorelline date in adozione, decenni fa come lui, a due famiglie diverse. Ha rigettato, quindi, la decisione della Corte di Appello di Torino di salvaguardare il “diritto alla privacy e alla riservatezza”. Nell’assetto originario della legge sull’adozione, legge 184/83, non era previsto che il minore potesse accedere alle informazioni riguardanti i propri genitori naturali, inoltre si parlava esclusivamente della possibilità dell’adottato di conoscere i genitori biologici, non facendo nessun cenno circa i fratelli o sorelle. Nel 2001, con la legge 149/2001 è stato innovato il testo originario della legge sull’adozione, introducendo il diritto dell’adottato ad accedere alle informazioni riguardanti le proprie origini. Da lì una serie di ricorsi per conoscere i propri genitori.

Con la sentenza della Cassazione viene definitivamente chiarito il contenzioso oscillante tra il “diritto di sangue” (ovvero il diritto di conoscere le proprie origini) e il diritto alla privacy di chi ha abbandonato (legalmente) il proprio figlio, magari rifacendosi una nuova vita senza voler far riemergere il proprio passato o addirittura le proprie origini. Certo è che bisogna sempre rispettare la volontà dei genitori di voler rimanere nell’anonimato o addirittura la scelta di una madre di non voler essere nominata nell’atto di nascita; in quel caso sarà il Tribunale a valutare il bilanciamento degli interessi caso per caso. Ma in questo caso si parla di fratelli o sorelle biologiche, e la questione è un po’ diversa, ed il riconoscimento della parentela più prossima è uno degli aspetti più delicati degli ultimi anni. Per certi aspetti la posizione dei fratelli biologici non può essere equiparata a quella dei genitori naturali. I fratelli o sorelle naturali infatti non hanno inciso nelle scelte di essere adottati, e probabilmente hanno acquisito un loro equilibrio di vita, dopo anni, che non deve essere esposto al rischio di mutamento. Pertanto, i fratelli, seppur sono dello stesso rango e hanno diritti omogenei, vanno comunque rispettati e tutelati anche qualora non abbiamo interesse a voler conoscere i propri fratelli; pertanto i Tribunali dovranno, comunque, bilanciare i diritti caso per caso.

Pubblicato da Anna Garofalo

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