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Il femminicidio e il rito abbreviato, una questione ancora aperta

La sentenza al termine del processo celebrato con rito abbreviato, nel Palazzo di Giustizia di Monza, ad aprile di quest’anno, ha inflitto la pena di 16 anni, a Davide Perseo, reo confesso dell’assassinio della giovane fidanzata Liliana Mimou, strangolata nella sua auto, nell’aprile del 2016, accogliendo la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Emma Gambardella.

Stabilito anche il diritto al risarcimento in favore della madre e le sorelle, costituitesi parti civili, e difese dall’avvocato Alessia Sorgato insieme all’ente esponenziale per la tutela dei diritti civili collettivi l’associazione Senza Veli sulla Lingua, fondata a Milano nel 2013 grazie all’avvocato Ebla Ahmed, che si occupa di violenza di genere e che ha seguito la famiglia Mimou in tutti questi mesi.

Le motivazioni alla sentenza sono state depositate qualche giorno fa e ne parliamo con la dottoressa Patrizia Scotto di Santolo, vicepresidente dell’associazione Svsl.

«Possiamo dirci solo parzialmente soddisfatti da questa sentenza, (non ancora definitiva perché l’ imputato ha fatto ricorso in Appello), che condanna Davide Perseo alla pena di 16 anni, ma che non rende giustizia del crimine da lui commesso. Nei casi di femminicidio, il “rito abbreviato”, che prevede uno sconto di pena se riconosciute e accettate le attenuanti generiche, a nostro parere non dovrebbe essere applicato, e specificatamente in questo caso perché il reo confesso non solo non ha mostrato in aula alcun segno di pentimento, ma anche perché ha fatto vivere a Liliana una relazione con angoscia e paura; negli archivi della forze dell’ordine ci sono due interventi dopo liti violente tra lui e Liliana: il primo, all’esterno del negozio di parrucchiera dove lavorava la giovane, nel marzo 2015; il secondo,durante una discussione violentissima, proprio nel parcheggio dove si è consumato l’omicidio».

Liliana Mimou aveva paura che il suo ex potesse farle del male,e alle sue amiche aveva ripetuto più volte: «Prima o poi mi vedrete a “Chi l’ha visto”». «Lei lo aveva lasciato, lui non si era rassegnato all’idea di perderla per sempre – afferma Patrizia Scotto di Santolo – Così le ha chiesto, un ultimo incontro ancora. Poi la lite e l’omicidio. Ecco un fatto simile, merita una condanna senza scorciatoie né sconti di pena».

Come mai nelle corti non si arriva a condanne esemplare per questi delitti?

«I giudici applicano le leggi e in materia di femminicidio una risposta, seppur ancora tiepida,da parte delle Istituzioni c’è stata con il Decreto Legge 14 agosto 2013, n. 93 convertito in Legge 15 ottobre 2013,n.199 che prevede una serie di tutele su quanto indicato dalla Convenzione del Consiglio d’Europa, fatta ad Istanbul l’11 maggio 2011, riguardo la lotta contro la violenza alle donne e in ambito domestico – prosegue Patrizia Scotto di Santolo – Ben 11 articoli (ma solo 5 riguardano la violenza sulle donne), che prevedono pene più pesanti se con la vittima c’era una relazione affettiva; arresto obbligatorio in flagranza e introduzione del braccialetto elettronico; obbligo di informazione per le vittime; querela irrevocabile in caso di alto rischio per la persona, ammonimento per lesioni. Sempre in ossequio alla Convenzione di Istanbul, è stato previsto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione (Tutela vittime straniere di violenza domestica, concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari come già previsto dall’articolo 18 del TU per le vittime di tratta) e a completamento si è varato un nuovo piano straordinario di protezione delle vittime di violenza sessuale e di genere ,con azioni di intervento preventivo , potenziando i centri antiviolenza e i servizi di assistenza, e la formazione di operatori. A ciò si aggiunge che con l’art.612-bis del codice penale, nel 2009, è stato introdotto il reato di stalking, che però oggi rischia di essere depenalizzato, con la riforma del codice penale, al punto che il ministro Orlando, pochi giorni fa, per evitare allarmismi, ha detto che comunque la legge sullo stalking sarà modificata per fugare dubbi di interpretazione. Ripeto, i dati a nostra disposizione,seppur registrano un calo di femminicidi in percentuale (pochi giorni fa il capo della Polizia in una audizione al Senato aveva parlato di una diminuzione del 40 per cento nei primi cinque mesi dell’anno), tuttavia, secondo Emanuela Valente dell’osservatorio femminista della rete del centri antiviolenza DiRe,risulterebbe invece che questa diminuzione non ci sia:i casi di femminicidio ad oggi sono 38 e si mantengono,purtroppo,attorno ai cento casi l’anno,come negli anni passati. Dunque DiRe segnala in forte aumento i tentativi di omicidio di donne per mano dei loro ex o mariti che sarebbero in media 3 al giorno quelli denunciati».

Cos’altro serve, in concreto, per aiutare le donne che vivono situazioni di disagio,di paura a causa di mariti, compagni, partner violenti?

«Innanzitutto occorre una corretta informazione a partire dalle scuole: gli insegnanti sono le prime sentinelle capaci di captare quei segnali di disagio che gli adolescenti manifestano, e dunque intervenire, attraverso l’apporto degli psicologi,e segnalarle all’autorità competenti. Ricordo a questo proposito che l’associazione Svsl, ha organizzato nelle scuole milanesi corsi di prevenzione e autodifesa. Sensibilizzare, poi, nel modo più ampio possibile l’opinione pubblica attraverso campagne di promozione sociale, come ha fatto quest’anno la SVSL, attraverso la realizzazione del “corto” contro la violenza sulle donne, “Oltre la finestra” del regista Francesco Testi, tratto da una storia vera e dedicato alla memoria di Liliana Mimou. Aiutare le donne che denunciano i loro partner violenti,supportandole anche economicamente e attivare una rete di protezione, perché non si sentano abbandonate. Infine i nostri legali, con l’avvocato Alessia Sorgato,stanno mettendo a punto un progetto di legge di contrasto alla violenza di genere, che verrà proposto quanto prima nelle sedi parlamentari competenti».

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