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Il giorno prima della felicità nella Napoli del dopoguerra

“Ancora non era arrivato per me il giorno della felicità. Lo volevo sapere. Non volevo che all’improvviso capitava e non me ne accorgevo il giorno prima”.

Il racconto si svolge nella Napoli degli anni cinquanta del Novecento. Il protagonista è un giovane ragazzo, frequentante l’ultimo anno di liceo. Don Gaetano, il portiere del palazzo, si è sempre preso cura di lui e ogni giorno gli insegna a vivere. Entrambi condividono una condizione: quella di orfano. Don Gaetano racconta al ragazzo gli anni della guerra, facendo rivivere i tragici eventi, ma anche le vittorie. Una Napoli nella quale si viveva soprattutto di notte. “È bella di notte la città. C’è pericolo, ma pure libertà. Ci girano quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini, i giocatori, stanno aperte le osterie, le friggitorie, i caffè. Ci si saluta, ci si conosce, tra quelli che campano di notte. Le persone si perdonano i vizi. La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione”. Una città dove “gli scoppi delle bombe tedesche si confondevano con i bombardamenti americani”, dove “le persone uscivano dai ricoveri dopo l’attacco e non trovavano più la casa” e dove i suoi abitanti combattevano ogni giorno, ogni ora e ogni minuto per difendere la propria terra. Il giorno prima della vittoria contro i tedeschi era il giorno prima della felicità, prima della libertà.

E per il protagonista? Anche per lui arriverà il giorno prima della felicità, il giorno prima dell’incontro con Anna. Egli vive quei giorni sempre accanto a Don Gaetano, suo educatore ma anche suo confidente. Entrambi incontrano quotidianamente gli abitanti del palazzo che spesso si rivolgono loro per sbrigare delle faccende, chiedere consigli o semplicemente parlare. Il giovane ragazzo aveva imparato da Don Gaetano anche lavori di elettricità e di idraulica e spesso lo sostituisce per le riparazioni. Tra i racconti della guerra e tutto il resto, il protagonista trascorre la gran parte del suo tempo in portineria ed è lì che, in un giorno come gli altri, torna inaspettatamente Anna.

C’è il giorno prima della felicità, ma anche il giorno dopo e quelli a venire. Don Gaetano racconta del dopoguerra, un periodo complicato per Napoli e i suoi abitanti: “Il dopoguerra era stato un arrembaggio. Gli uomini si buttavano a fare soldi e le donne si sfrenavano con gli americani”. Per il protagonista, il giorno dopo la felicità è quello dopo aver potuto abbracciare Anna e trascorrere del tempo prezioso con lei, recuperando tutti gli attimi perduti negli anni trascorsi. Niente, però, si conquista facilmente. Ci sono situazioni e persone da affrontare e a quel tempo non esistevano strumenti di tutela come al giorno d’oggi. Era una realtà decisamente diversa e difficile. Don Gaetano lo sa bene (l’ha sperimentato sulla propria pelle), sa perfettamente che il ragazzo, che per lui è come un figlio, è in pericolo e adotta tutte le misure necessarie affinché egli possa difendersi, solo qualora sia strettamente necessario.

Il romanzo di De Luca fa rivivere gli anni della guerra e del dopoguerra focalizzandosi su particolari che caratterizzano la propria città natale. Lo fa raccontando la storia delle persone di questa terra, delle persone del palazzo in cui si svolgono la maggior parte delle vicende raccontate tra le pagine di un romanzo suggestivo e coinvolgente, veritiero e profondo. L’autore è sempre attento ai dettagli: le introspezioni, emozioni e pensieri dei personaggi, le loro prodezze e le loro sortite, il loro coraggio e le loro trepidazioni che rendono la vicenda ancora più travolgente.

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