Home / Geopolitica / Il Labour britannico e l’antisemitismo di Corbyn
Jeremy Corbyn

Il Labour britannico e l’antisemitismo di Corbyn

Se fino a qualche anno fa era la destra francese a mantere in piedi la bandiera dell’antisemitismo in politica, senza che neppure il passaggio da Jean-Marie Le Pen alla figlia Marine consentisse il superamento di posizioni quali, ad esempio, l’opposizione alla doppia cittadinanza francese e israeliana, oggi è il Labour di Corbyn a suscitare le maggiori preoccupazioni in questo senso.

Il nuovo leader della sinistra britannica è incappato, infatti, in una serie di accuse di antisemitismo, dando vita ad un acceso dibattito interno sul tema. L’ex premier Gordon Brown ha parlato apertamente dell’esistenza di un pericolo per “l’anima stessa” del partito, mentre la deputata Margaret Hodge ha accusato Corbyn di aver trasformato il Labour in “uno spazio ostile agli ebrei”.

Inoltre, nell’agosto scorso, l’ex rabbino capo Lord Jonathan Sacks ha definito l’orientamento del leader laburista una “minaccia esistenziale” per l’intera comunità ebraica britannica, affermando che, in caso di affermazione del Labour alle prossime elezioni, “gli ebrei sono pronti a lasciare il Paese”. Lo stesso Premier israeliano Benyamin Netanyahou ha espresso con un tweet una “condanna senza equivoci” di Corbyn, accusandolo di aver partecipato alla commemorazione di due componenti del commando di Settembre Nero, responsabili dell’attacco terroristico contro gli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco del ’72. Al leader laburista, infatti, viene contestata, oltre al dialogo con gruppi terroristici quali Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina, la partecipazione ad una cerimonia commemorativa nel 2014 in Tunisia, nella quale esponenti di primo piano dell’Autorità Nazionale Palestinese deposero una corona di fiori sulle tombe di due componenti del commando terrorista autore del massacro alle Olimpiadi di Monaco ’72. Ma l’iniziativa che maggiormente caratterizza l’azione politica di Corbyn su questo tema, è l’aver sottoposto e fatto approvare al National Executive Committee del Labour Party, una risoluzione contenente “nuove linee guida sull’antisemitismo” che si discostano nettamente dai principi sanciti dalla International Holocaust Remembrance Alliance. Se, in un documento redatto nel 2016 e sottoscritto da trentuno paesi fra cui il Regno Unito, l’International Holocaust Remembrance Alliance condannava l’equiparazione tra sionismo e nazismo e biasimava ogni tentativo di criticare le autorità israeliane come “responsabili di politiche naziste”, la risoluzione approvata dal Labour Party non sancisce come censurabili espressioni e concetti di tale natura. Molti critici ritengono che Corbyn non riesca concettualmente ad affrancarsi da una concezione del mondo ferma agli anni settanta, di cui il pregiudizio anti-Israele e antisemita rappresenta un aspetto caratteristico. Sebbene proposte come la nazionalizzazione della rete ferroviaria – alla scadenza delle concessioni ai privati – oppure la riaffermazione della gestione pubblica nelle infrastrutture energetiche e nei servizi postali, potrebbero essere, in una qualche misura, inquadrate nell’attuale processo globale di riaffermazione del ruolo della politica sull’economia, la volontà del leader laburista di ritirare le truppe britanniche dall’Iraq e dalla Siria sembra rispondere ad una visione essenzialmente ideologica. Corbyn ha, infatti, individuato una relazione di causa-effetto tra gli attacchi terroristici avvenuti a Londra e Manchester, e la presenza militare britannica nei teatri iracheno e siriano, annunciandone l’immediato ritiro in caso di conquista del governo. Ha inoltre annunciato la riduzione del 2% delle spese militari e l’impegno internazionale per il disarmo nucleare, in ossequio ad un dichiarato orientamento pacifista. In quest’ottica, che si potrebbe irriverentemente definire “d’epoca”, la riproposizione degli stereotipi concettuali legati all’irrisolta questione palestinese, completano un quadro che sarebbe superficiale liquidare come “inattuale”. L’affermazione della cosiddetta sinistra militante all’interno del Labour costituisce, infatti, la risposta ad un’esigenza reale che riflette una società sempre più alla ricerca, o alla riscoperta, di certezze. Perseguire un ritorno all’identità attraverso la rievocazione di determinati “simboli” ideologici del passato, rischia di portare ad una nuova e pericolosa attualità pregiudizi mai del tutto sopiti nell’ambito della sinistra inglese, come del resto in quella internazionale.

About Emilio Minniti

Check Also

Armi da fuoco e legittima difesa. Scarrelliamo o deponiamo l’arma?

Se a qualcuno dovesse saltare in mente di entrare, nel cuore della notte, in casa …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi