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Il Presidente della Repubblica nella democrazia italiana, il contributo di Sabino Cassese

Il Presidente della Repubblica italiana tra storia, ruolo e diritto. Il tema è stato affrontato il 10 ottobre scorso al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli studi di Perugia, nel corso del primo “mercoledì di Scienze politiche” dell’anno accademico 2018/2019. I “mercoledì di Scienze politiche” sono seminari che si svolgono nel corso dell’anno cui prendono parte, con degli interventi, i docenti sia della suddetta facoltà sia di altre università. Studenti (e non solo) possono assistere e partecipare attivamente ponendo domande alla fine di ciascun seminario.

I seminari si svolgono a metà settimana e le tematiche trattate sono molte diverse, ma hanno come denominatore comune l’attualità. La scorsa settimana, è stato ospite della facoltà Sabino Cassese (professore emerito della Scuola normale superiore di Pisa e giudice emerito della Corte costituzionale). L’argomento trattato: “Il presidente della Repubblica nella democrazia italiana”. La discussione è partita dall’opera “I presidenti della Repubblica. Il capo dello Stato e il Quirinale nella storia della democrazia italiana” (direzione di S. Cassese, G. Galasso, A. Melloni, Il Mulino 2018). L’opera è articolata in due tomi e riporta, tra l’altro, le biografie di tutti i presidenti della Repubblica italiana sino ad oggi, da De Nicola a Mattarella. L’argomento in questione è assai complesso, perciò è stato impossibile, in così poco tempo, abbracciare tutti gli aspetti riguardanti la figura del presidente. Cassese ha voluto soffermarsi in particolare sui seguenti punti: come sono stati scelti i presidenti, che funzioni svolgono e come si collocano all’interno della storia repubblicana. Tuttavia, prima di descrivere questi aspetti, occorre presentare in breve la figura del presidente della Repubblica.

È un organo monocratico, di garanzia costituzionale e di garanzia dell’organo governante. Rappresenta l’unità nazionale ed è autonomo, tant’è che viene eletto a scrutinio segreto con la maggioranza qualificata dei 2/3. Il suo mandato dura sette anni. Scaduto il mandato o a causa di impedimenti/dimissioni, il presidente della Camera convoca il Parlamento in seduta comune e i delegati regionali per una nuova elezione. Infine, è importante precisare che in tal caso non esiste un sistema di candidatura. Sono i partiti che si accordano informalmente.

Come sono stati scelti i presidenti?
Il primo cinquantennio è stato definito da uno studioso uncommon democracies, perché libere elezioni hanno portato al Governo sempre lo stesso partito. In quel periodo, il partito dominante (Democrazia Cristiana) proponeva, come presidenti, persone non appartenenti al partito o figure che erano comunque periferiche rispetto alla centralità del partito dominante. Tutto questo per evitare un uso monopolistico del potere.

Il venticinquennio successivo (da Scalfaro in poi), cambiano i partiti politici (Democrazia Cristiana e altri partiti non esistono più).

Che funzioni svolgono?
Si è detto che il capo dello Stato è un organo monocratico, di garanzia costituzionale e di garanzia dell’organo governante. I costituenti avevano un’idea ben precisa: volevano un vertice dello Stato né troppo debole né troppo forte poiché si voleva evitare ciò che era accaduto anni prima con re Vittorio Emanuele III (figura troppo debole) e Benito Mussolini (figura troppo forte).

Il capo dello Stato partecipa a tutti i poteri (potere di persuasione). I presidenti, seppur in maniera diversa, hanno sempre giocato un ruolo politico, in proporzione inversa alla stabilità del Governo: minore la stabilità del Governo, più forte il ruolo politico del presidente (e viceversa). Inoltre, da quando c’è la televisione, per i presidenti è anche più facile trasmettere i propri messaggi (potere di esternazione).

Tra i molteplici poteri del presidente nel corso del proprio mandato, ne elenchiamo alcuni:

– nomina di 1/3 dei giudici costituzionali;

– nomina di cinque senatori a vita;

– rinvio di una legge alle camere (motivando), ma può farlo una sola volta. Se venisse riproposto lo stesso testo il presidente deve firmare. È successo con Ciampi che una legge venisse rinviata ma non è mai successo che il testo non venisse rivisto e modificato. Questo avrebbe significato non prendere in considerazione l’opinione del capo dello Stato;

– concessione della grazia;

– messaggi presidenziali;

– convocazione straordinaria delle camere.

Questi poteri sono definiti atti formalmente e sostanzialmente presidenziali.

Vi sono, poi, altri poteri quali la nomina del presidente del Consiglio e lo scioglimento anticipato delle camere (controfirmati dallo stesso presidente del Consiglio), i decreti presidenziali (d.P.R.), la promulgazione della legge entro 30 giorni e l’emanazione degli atti governativi aventi forza di legge (decreti-legge e decreti legislativi).

Come si collocano nella storia repubblicana?
Storia dal 1948 (anno di entrata in vigore della Costituzione) al 1962: secondo Cassese, è col formarsi del Potere Costituente (1946, anno di nascita della Repubblica italiana) che finisce davvero il fascismo;
Storia dal 1962 al 1993;
Storia dal 1993 al 2018 (da Scalfaro a Mattarella).
Dunque, abbiamo visto come la figura del presidente della Repubblica sia fondamentale in una democrazia in quanto egli è in stretto contatto con tutti gli altri organi costituzionali: il Parlamento, composto da Camera dei deputati e Senato della Repubblica, la Corte costituzionale, il Governo della Repubblica italiana e la Magistratura. Controlla il loro operato (è un garante), ma è a sua volta controllato nel proprio, per evitare che possa abusare del proprio potere. A tal proposito, è importante far presente che il presidente, pur non essendo responsabile politicamente, lo è giuridicamente ed è perseguibile penalmente per reati di attentato alla Costituzione o altro tradimento (le camere votano la messa in stato d’accusa – impeachment). Ma come già detto, vi sono numerosi aspetti che riguardano il presidente, ad esempio chi lo sostituisce in caso di assenza o i requisiti che deve avere un cittadino per essere eletto presidente. Tutto è riportato nel Titolo II della Costituzione. La nostra è però una Costituzione flessibile, non troppo specifica; questo per non creare rigidità all’interno del sistema sociale che non è sempre lo stesso (nel corso del tempo la società cambia e si evolve). Ultimo punto, ma non meno importante, il presidente parla anche direttamente ai cittadini tramite discorsi pubblici, interviste, conferenze stampa etc. Sono le cosiddette esternazioni atipiche, per cui il presidente parla alla nazione e questo è fondamentale proprio perché siamo parte di un sistema democratico, in cui i cittadini hanno il diritto e il dovere di essere informati e di partecipare attivamente.

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