Home / Giustizia e diritto / Il processo minorile e il diritto di cronaca tra leggi ed esigenze rieducative

Il processo minorile e il diritto di cronaca tra leggi ed esigenze rieducative

“Sistema giustizia e minori: modalità di svolgimento del processo e principi deontologici per una cronaca completa e corretta” è il tema di un incontro di formazione riservato ai giornalisti (organizzato dall’Ordine dei giornalisti dell’Umbria) che si è tenuto a Perugia e che ha visto come relatori l’avvocato Maria Rita Tiburzi e il magistrato Alberto Bellocchi, già presidente del Tribunale dei minori.

Il tribunale della famiglia

Subito “provocatore” il giudice Bellocchi, per il quale «ogni comportamento del minore è frutto dell’adulto e di una carenza educativa» e compito della giustizia minorile è «il recupero del ragazzo per restituire un cittadino consapevole alla società». Altro punto dolente, invece, è la mancanza del tribunale della famiglia. «Nel penale c’è il tribunale dei minori. Nel civile il giudice si occupa di matrimonio e divorzi, ma i figli sono trattati sempre in maniera secondaria. Il diritto preminente è quello della coppia di adulti e delle questioni patrimoniali, non del minore – ha detto il giudice Bellocchi – Il sistema giudiziario civile non è calibrato sui minorenni. I figli entrano nelle vicende del tribunale ordinario solo come strumento da utilizzare per colpire uno dei due coniugi. Una discrasia che il legislatore non ha ancora voluto porre rimedio».

La cronaca giudiziaria

Da qui alla cronaca giudiziaria il passo è breve. «Gli episodi di cronaca di omicidi racconta che nascono spesso da liti sui figli – ha proseguito Bellocchi – Dopo un omicidio il padre, generalmente, finisce in galera, la madre è morta, il magistrato si preoccupa subito per i figli minori rimasti soli, così il giudice deve intervenire per la sistemazione dei figli e al meglio. Vanno tolti dal posto dove abitano che è diventato scena del crimine. Ricordate che al bimbo scompare il mondo che aveva intorno. Bisogna cercare una struttura che sia simile a quello familiare. Affidarlo ai parenti, ma di lui o di lei? Alla fine si sceglie la meno peggio».

Poi l’indicazione per i giornalisti: «Il fatto-cronaca deve essere riportato, ma con una narrazione tutta particolare e i minori vanno difesi in tutti i modi ed esistono leggi e norme deontologiche che lo assicurano – secondo Bellocchi – Nel diritto minorile si guarda al minore, prima del fatto e della pena si guarda ai bisogni educativi e di recupero del minore, quindi quando si fa informazione bisogna tenere conto di queste esigenze».

Il compito educativo

Secondo il magistrato, inoltre, in Italia il valore educativo e di recupero del carcere non esiste. Nel mondo degli adulti non ci sono istituti in grado di sviluppare progetti rieducativi «in ambito minorile, invece, gli istituti sono pensati per il recupero – ha detto il giudice – La condanna e la pena come risarcimento e vendetta da parte dello Stato nel settore minorile non vale. Il minore va reinserito nella società perché i comportamenti del minore, ciò che lo ha portato a sbagliare, è frutto della società, dei comportamenti degli adulti e della mancanza di educazione familiare. Tanto che nel processo minorile non esiste la costituzione di parte civile, ma si può fare un’azione civile ai genitori per omissione educativa. Il ragazzo lo sa che prendere l’auto di nascosto è una bravata e non si fa oppure che lo spinello è un fatto drogante – afferma Bellocchi – Sono i genitori che sono assenti e che minimizzano, come i genitori che minacciavano la preside che aveva sequestrato i cellulari agli alunni di 13 anni che si filmavano mentre facevano sesso nel bagno della scuola».

La legge italiana prevede che il minore fino a 14 anni non sia imputabile, da 14 a 18 anni, con diverse sfumature, «si celebra il processo solo se necessario e ne vale la pena oppure se il ragazzo è in grado di capire cosa ha fatto e se comprende il procedimento che si svolge in aula – ha precisato Bellocchi – In Italia la Polizia ha un ufficio minori, le altre forze dell’ordine non lo hanno. Questo può essere un problema perché quando ci si trova di fronte ai minori serve molta attenzione e preparazione. Per questo serve anche un buon collegamento tra forze dell’ordine, servizi sociali, Tribunale di minori».

Il processo minorile

Per quanto riguarda l’aspetto procedurale del processo minorile il giudice Bellocchi ha precisato che si inizia con «l’indagine preliminare sui fatti, la valutazione delle prove e delle testimonianze, eventuali perizie. Il giudice minorile ha le stesse funzioni del gip nel penale – ha detto il magistrato – ma va oltre perché è un filtro attivo basato su tre elementi: nel primo caso deve valutare se c’è rilevanza o irrilevanza del fatto, sempre alla luce delle esigenze educative del minore e se con un processo queste possano essere pregiudicate; 9 processi su 10 si fermano alla fase preliminare con lo strumento della messa alla prova che sospende tutto fino alla fine della prova stessa, tramite lavori socialmente utili, programmi di studio, attività di laboratorio; nel terzo caso, quando siamo di fronte a situazioni gravissime, invece, si fa il processo».

Le misure cautelari

La giustizia minorile è diversa anche per quanto riguarda le misure cautelari. «Anche queste sono rapportate al minore e alle esigenze di recupero: c’è la permanenza in casa, con l’obbligo di frequentare la scuola o il lavoro, l’imposizione di evitare di frequentare certi luoghi e determinate persone; la collocazione in comunità è l’ultimo e drastico provvedimento e serve per togliere il minore da un contesto sociale che lo ha portato a delinquere – assicura Bellocchi – L’esigenza cautelare nasce dal bisogno di recupero del minore, non è un arresto. Il minore deve essere recuperato perché sarà un valore futuro per la società. Hai picchiato un anziano? Per due ore al giorno vai ad assistere gli anziani all’ospizio. A garanzia di questo percorso di recupero il legislatore, a differenza della legge ordinaria, ha pensato che sia un solo giudice a valutare tutto».

Il diritto di cronaca

Per quanto riguarda il diritto di cronaca, infine, l’avvocato Maria Rita Tiburzi ha ricordato come «quello dei minori sia un terreno delicato, come un campo di rose, e quindi servono delicatezza, silenzio e grandi capacità e sensibilità – ha detto l’avvocato – Il diritto di cronaca può essere attenuato nel tempo, non perpetuando ad ogni udienza tutta la storia evitando racconti pruriginosi ed evitando di ricordare ad ogni anniversario i fatti. Raccontare con attenzione significa anche tutelare il diritto dei minori».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

Dal Corpo Forestale ai Vigili del fuoco senza specializzazione, decreto bocciato dal Tar

Un altro colpo alla soppressione del Corpo forestale dello Stato. È quello messo a segno …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi