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Il riscatto dell’uomo ombra, dal crimine alla speranza di una nuova vita

Carmelo Musumeci è un uomo ombra, per se stesso, per la sua famiglia e per la società. Carmelo è un ergastolano con fine pena mai, o meglio nel 9999. Carmelo Musumeci, aveva 36 anni quando, nell’ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia con l’accusa di gestire i traffici malavitosi in Versilia. È entrato in carcere con la seconda elementare, adesso ha due lauree e scrive libri, poesie e si batte contro l’ergastolo ostativo. GiustiziaeInvestigazione l’ha intervistato.

Chi è Carmelo Musumeci?

«Sono un condannato alla “pena di morte viva”, all’ergastolo (o alla “pena di morte nascosta”, come la definisce papa Francesco) e per 24 anni ho vissuto convinto che di me dal carcere sarebbe uscito solo il mio cadavere. Per fortuna questo non è accaduto e da circa undici mesi esco dal carcere al mattino e rientro alla sera. Durante il giorno faccio il volontario in una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. Penso che questo sia il modo migliore per continuare a scontare la mia pena e per rimediare un po’ il male fatto, facendo del bene».

Raccontaci la tua storia e il tuo cambiamento durante l’ergastolo.

«La mia storia si può sintetizzare in poche parole: sono nato in una casa dove non c’era nulla, né da mangiare, né amore. Potrei giustificarmi dicendo che sono stato quello che sono potuto essere e non quello che avrei voluto essere. Potrei dare la colpa delle mie scelte criminali alla mia infanzia infelice, o alle botte che ho preso, prima in collegio dalle suore e dai preti e subito dopo nei carceri minorili (a soli quindici anni sono stato legato al letto di contenzione per sette giorni). Io, però, preferisco non darmi nessuna attenuante, perché credo che se in un certo senso posso dire di essere “nato già colpevole, poi io ci ho messo del mio per diventarlo, e ci sono riuscito. Però, come si può diventare cattivi, si può anche ridiventare buoni. Ecco una citazione che molti anni fa mi ha fatto riflettere e aiutato a cambiare: I più grandi peccatori hanno in sé ciò che fa i più grandi santi. Chi sa che un giorno non lo diventino? (Marie-Jean-Joseph Lataste)”».

Nel tempo sono arrivati i libri, gli studi, come è successo?

«I libri e lo studio mi hanno molto aiutato, ma mi hanno anche messo nei guai perché quando inizi a crescere interiormente e a conoscere i tuoi diritti soffri di più il carcere. Studiare, leggere e scrivere mi hanno aiutato a guardare indietro per ritrovare i percorsi storici, psicologici, familiari e sociali che hanno fatto di me un soggetto deviante. Il sapere tante cose però non serve a molto, rischi solo di diventare un’enciclopedia che cammina, se non puoi vivere quello che studi. Quindi credo che quello che mi ha cambiato, ma forse sarebbe dire migliorato, siano state le relazioni sociali che dal carcere mi sono creato, insieme all’amore della mia famiglia. Ho sempre amato la mia compagna perché è stata l’unica persona che mi ha sempre amato per quello che ero e per quello che sono diventato adesso. Non è facile per un ergastolano amare ed essere amato. Vivi con la donna che ami, ma senza di lei, senza un amore vero, grande, ma fatale. Ami e muori nello stesso istante perché sai già come andrà a finire. Eppure continui ad amare. Per tanti anni ho desiderato vivere e nello stesso tempo morire per amore. Ecco cosa avevo scritto anni fa alla donna che amo, quando ero convinto che di me dal carcere sarebbe uscito solo il mio cadavere:

Ventiduesima lettera di Buon compleanno alla compagna di un uomo ombra

Buon compleanno amore.

Eccoti anche quest’anno la mia lettera di Buon compleanno.

E con questa sono ventidue.

Lo so!

In tutto questo tempo non è stato facile starmi accanto.

Eppure ci sei riuscita.

E per tutti questi anni sei stata l’energia del mio cuore e dei miei pensieri.

Buon compleanno amore.

Lo so!

È stato difficile amarmi.

E lo hai fatto senza chiedere nulla in cambio.

D’altronde un uomo ombra non può più dare nulla alla compagna che ama.

Buon compleanno amore.

In questi 22 anni mi hai fatto esistere grazie al tuo amore.

E hai sempre sussurrato al mio cuore:

I sogni a forza di crederli diventano veri.

Dopo tutto il tempo che è passato e con un fine pena nel 9999 è difficile crederlo ancora.

Io non ci credo più, ma il mio cuore continua a crederci ancora.

Buon compleanno amore.

È stato facile amarti.

Ti amavo ancora prima di conoscerti.

Impossibile è stato smetterlo di farlo.

E mai lo farò.

Buon compleanno amore.

Si può imprigionare un uomo per tutta la vita.

E divorargli tutti i suoi sogni.

Non si può però impedirgli di amare.

Ed io ti amo.

Buon compleanno amore.

Chi è l’uomo ombra?

«L’uomo ombra è quello che è condannato alla “Pena di Morte Viva”: così chiamano la pena dell’ergastolo, perché è una non-vita. È una pena senza fine. Siamo vivi perché continuiamo a respirare, ma sarebbe meglio essere morti, perché è terribile essere né vivi né morti. La nostra pena assomiglia a una morte al rallentatore, bevuta a gocce, perché moriamo un po’ tutti i giorni e tutti le notti».

Zanna blu è Carmelo o Carmelo è un po’ Zanna blu?

«Ho scritto il libro “Le avventure di Zanna Blu”, con la prefazione della grande Margherita Hack, per scrivere delle fiabe, quelle che non ho mai potuto raccontare ai miei figli. Penso che Zanna Blu sia Carmelo».

L’importanza di ricevere una lettera in carcere o di scrivere ad altri carcerati?

«Quando in nome del popolo italiano ti maledicono e ti condannano a essere considerato cattivo e colpevole, e murato vivo, per sempre, è importantissimo relazionarsi ancora con gli umani».

Gli errori nella vita si pagano, ma per quanto?

«Certi errori non si finiscono mai di pagare e forse è giusto così, ma si potrebbero pagare in modo utile ed intelligente per la società e per chi li sconta».

Il carcere come punizione, ma senza speranza ha detto papa Francesco, qual è la tua opinione, il tuo racconto di vita?

«In questi mesi in regime di semilibertà, a fare il volontario e aiutare i bambini e adulti disabili nelle case famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, sto imparando molte cose e mi sento molto più umano di quando ero chiuso in cella. Mi sono ben ambientato e le confido che l’altro giorno alcuni ragazzi mi hanno chiesto perché nelle pause di lavoro passeggio tre passi avanti e tre passi indietro, nonostante non ci siano muri davanti a me. Ho sorriso. Poi ho risposto che forse i muri sono ancora nella mia mente e mi è difficile abbatterli, ma lotterò per farlo. Dopo però, senza neanche accorgermene, ho continuato a fare tre passi avanti e tre indietro. E loro si sono messi a ridere. Non è facile uscire dall’oscurità di una cella dove hai vissuto per 26 anni, ma pian pianino penso che ci sto riuscendo. Solo che quando sono felice, mi viene in mente quanto sono stato infelice per un quarto di secolo».

Ergastolo ostativo, fine pena mai, anche di fronte ad oggettivi cambiamenti della persona?

«Le confido che tutte le mattine quando esco dal carcere accarezzo subito con lo sguardo ogni cosa che i miei occhi riescono a vedere. Forse perché ho sempre paura che un giorno non mi faranno più uscire, perché il mio fine pena rimane sempre nell’anno 9999. E non è facile vivere senza certezze, per questo spero che un giorno aboliscano la pena dell’ergastolo, affinché ogni prigioniero abbia nel suo certificato di detenzione l’inizio e la fine della sua pena. Questo aiuterebbe molto a uscire dalla cultura deviante e criminale che il carcere, forse più che fuori, continua a alimentarci».

Quale impegno o azione concreta vorresti da parte della politica in tema di giustizia e carcere?

«Speranza (che sia reale e concreta) di avere un calendario in cella per segnare i giorni, i mesi e gli anni che mancano per finire la propria pena e tanto amore sociale. Le dico con tutta onestà che sono cresciuto interiormente di più in qualche mese fra questi ragazzi disabili che in inutili 26 anni di carcere. Credo che chi commette dei reati vada fermato, ma una volta in carcere la pena dovrebbe fare “male” solo per farti diventare buono. In realtà, invece, il carcere in Italia fa male solo per farti diventare più cattivo di quando sei entrato. Penso che solo il bene sia un deterrente contro il male».

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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