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Il ruolo dei sindacati e condizioni lavorative degli uomini e delle donne in divisa

Il ruolo delle organizzazioni sindacali all’interno delle forze dell’ordine, le problematiche lavorative dei vari comparti, l’aumento dei suicidi tra gli appartenenti alle forze dell’ordine. E ancora la svolta storica per i diritti dei militari con l’abolizione del divieto di riunirsi in sindacati. Sono le tematiche affrontate con alcuni rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Un giro di interviste per approfondire meglio e capire quali sono le problematiche e i punti di forza dei sindacati.

Anche i militari possono essere rappresentati Autonomia economica, maggiore tutela su condizioni di lavoro e di salute e un peso diverso quando bisognerà mettersi al tavolo e discutere di contratti o di leggi che riguardano i militari. Tutto questo ora è finalmente possibile anche per i militari. La firma dell’atto di riconoscimento della prima associazione a carattere sindacale delle forze armate, nello specifico dell’Arma dei carabinieri, infatti, è stata messa nero su bianco dall’ex ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, lo scorso gennaio. E ha rappresentato una vera e propria svolta storica per il mondo militare. Anche se il passaggio da un sistema, quello attuale della cosiddetta “rappresentanza militare”, a un altro, affidato per la prima volta a sindacati, porta con sé anche malcontenti e qualche perplessità, per esempio rispetto alle competenze e a chi può o meno costituire sindacati e ricoprire cariche. Peccato che però a distanza di oltre 19 mesi dalla sentenza della Corte costituzionale che cancellava il divieto per i militari di iscriversi ai sindacati, nulla è stato fatto affinché questa rivoluzionaria decisione sia realmente applicata.

Tutto è ancora bloccato La sentenza dell’11 aprile 2018 n.120 che tante speranze aveva profuso in molti militari, che sognano di vedere riconosciuti i propri diritti, di farsi rappresentare da un sindacato, all’atto pratico è rimasta solo un principio scritto di cui non si riesce a percepire l’attualizzazione. Sulla scorta di tale sentenza sono nati diversi sindacati, a dimostrazione della reale volontà dei militari di farsi rappresentare, ma ancora manca una nuova legge che definisca le relazioni sindacali militari, perché quella che contempla le relazioni per le polizie civile, il D.Lgs. 195/1995 e s.m.i. non andrebbe bene. Diverse sono le proposte di legge presentate, ma tutto è bloccato in Commissione difesa della Camera dei deputati. Una situazione che probabilmente giova alle alte cariche militari, che hanno sempre osteggiato questa innovazione bollandola come “dannosa”.

Suicidi sempre più numerosi nelle forze dell’ordine Altra tematica affrontata e sentita è quella dei suicidi in divisa. La prima causa di morte violenta tra le forze dell’ordine, infatti, è proprio il suicidio. Oltre 50 da inizio anno fino ad oggi si sono tolti la vita. E nella maggior parte dei casi con l’arma d’ordinanza. Dati impressionanti sono stati raccolti a livello nazionale dall’associazione “Cerchio Blu”, che si occupa di sostegno psicologico per gli operatori di polizia e di soccorso. Secondo il rapporto del’Osservatorio Onsfo, strumento che ai soli fini di ricerca raccoglie tutte le informazioni raggiungibili dei singoli eventi suicidari nelle forze dell’ordine (il target di analisi sono le quattro forze di polizia nazionali e la polizia locale), presentato lo scorso settembre, nell’86% dei casi ci si toglie la vita utilizzando la pistola d’ordinanza. I picchi si registrano nel Nord Italia: 42% contro il 31,4% degli eventi avvenuti nel Sud e nelle isole. La fascia di età più a rischio è quella tra i 45 e i 64 anni (58,13% di suicidi). Segue poi la fascia tra i 25 e i 44 anni con il 34,48%. Picchi si registrano, inoltre, tra i 43 e i 44 anni, e tra i 49 e i 52 anni. Il 30,7% lo ha fatto in un luogo privato, il 27,9% sul posto di lavoro. Il 31% dei casi è avvenuto in estate, il 24% in inverno.

Nel 2014 43 poliziotti si sono tolti la vita, nel 2019 54.

(1. Continua)

Twitter @Ros812007

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