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Indennità Covid-19, fuori i medici in extramoenia anche se hanno operato rischiando di infettarsi al pari dei colleghi

All’inizio dell’emergenza sanitaria sono stati applauditi, ammirati. Sono stati definiti eroi, hanno ricevuto gli applausi degli italiani da balconi e finestre. Abbiamo ancora in mente l’immagine simbolo di questa pandemia: una donna in camice, cuffietta, mascherina e guanti che ha in braccio, come se fosse un bambino da proteggere, l’Italia avvolta in un drappo. Loro sono i medici, gli infermieri, gli operatori socio sanitari e i tecnici di laboratorio, in prima linea da mesi e che non si sono risparmiati. Eppure non tutti avrebbero avuto lo stesso riconoscimento, almeno dal punto di vista economico. Paolo Pettirossi, dottore specialista in otorinolaringoiatria all’ospedale di Santa Maria della Misericordia di Perugia, all’indomani dell’accordo siglato (nei giorni scorsi) con i sindacati del comparto e della dirigenza sanitaria per l’assegnazione e l’utilizzo delle risorse salario accessorio per la gestione dell’emergenza Covid-19, non le manda a dire a nessuno ed esprime tutta la sua delusione.

Discriminazione indennità Covid-19 Secondo il professionista c’è stata una diversità di trattamento tra medici in intra ed extramoenia (attività libero professionale esterna al nosocomio). «Il medico ospedaliero in extramoenia fa lo stesso orario e ha le stesse funzioni all’interno dell’azienda del collega in intramoenia – spiega il dottore – solo che ha deciso, la legge lo consente, di svolgere anche attività libero professionale esterna all’ospedale, prendendo anche meno stipendio (anche questo è noto al momento della sua decisione). Ma in regime di emergenza, io e gli altri abbiamo operato, medicato e visitato pazienti affetti dal nuovo virus, molto più di altri colleghi che solo per il fatto di essere intramoenia avranno diritto alla gratificazione. Gli ospedalieri possessori di partita iva, quindi, che abbiano contribuito come o più di altri nel pieno dell’emergenza sanitaria non conta nulla e questo francamente mi sembra ingiusto».

Giuramento Ippocrate non si tradisce «Come più volte ho ribadito chi sceglie di fare questo mestiere lo fa solo in ultima analisi per un motivo meramente economico – sottolinea ancora Pettirossi – visto anche che gli stipendi del comparto sanitario italiano sono tra i più bassi del mondo, ma trovo anche giusto che chi si è impegnato con passione e a rischio della propria salute in questo periodo di emergenza sanitaria debba avere una sacrosanta gratificazione anche economica. Trovo anche corretto che ci siano diverse ‘fasce di premio’, ovviamente in base alla tipologia di servizio svolto e in rapporto al rischio infettivo corso, è evidente che un operatore di rianimazione o del reparto di malattie infettive o del pronto soccorso debba avere un maggiore compenso. Quindi un collega che non ha mai visto un malato Covid-19, nemmeno da lontano, può percepire l’indennità al posto di qualcun altro che, invece, ha operato, medicato e visitato pazienti affetti da coronavirus ma che ha semplicemente deciso anni fa di non svolgere attività intramoenia».

Assessore Coletto e sindacati applaudono del risultato Siglato l’accordo tra la Regione Umbria e le organizzazioni sindacali non sono mancati i comunicati stampa di chi ritiene un traguardo positivo quello raggiunto. A partire dall’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto: «Si tratta di un accordo significativo che vuole essere anche un riconoscimento morale verso tutti gli operatori sanitari che in questa fase di emergenza sono stati esposti a rischi e hanno affrontato con sacrificio momenti di lavoro che hanno richiesto energia e professionalità fuori dall’ordinario. In seguito all’accordo, il compenso accessorio sarà diviso in tre fasce (45, 25, 20 euro) stabilite in base all’impegno prestato nell’emergenza: per questo progetto produttività la Regione ha stanziato risorse proprie pari a 10 milioni 253mila euro, altri oltre 937mila euro serviranno a coprire l’estensione dell’indennità per malattie infettive e 670mila euro copriranno l’indennità di lavoro straordinario. L’accordo prevede, inoltre, l’attivazione di tavoli separati per l’attribuzione di risorse residue pari a altri 2 milioni di euro derivanti dal decreto Salva Italia». «Abbiamo ottenuto ciò che avevamo chiesto – è la nota stampa di Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl dell’Umbria – e che potevamo chiedere in base alla normativa vigente: una media di oltre mille euro a testa per 10mila lavoratori. Un risultato che è stato possibile grazie all’impegno e al sacrificio di lavoratrici e lavoratori, oltre che all’impegno di Cgil, Cisl e Uil. Il riconoscimento economico sarà erogato già nel mese di maggio, attraverso una tantum legata alla produttività (circa 10 milioni di euro) che sarà variabile a seconda del coinvolgimento diretto del lavoratore o della lavoratrice nell’emergenza Covid (da 20 a 45 euro al giorno, riferiti al mese di marzo), inclusi riposi compensativi, infortuni ed eventuale quarantena. C’è poi un’altra parte economica rilevante che sarà gestita attraverso le indennità, previste dal contratto nazionale, per le quali sono stati individuati criteri più chiari e omogenei tra aziende».

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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