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Indizi, testimoni e ragione, così indaga il giudice Albertano

Intervista ad Enrico Giustacchini, lo scrittore che ha trasformato il giurista e letterato del Medioevo in indagatore di delitti

Giudice, investigatore, attento ai dettagli e al racconto dei testimoni, alle prese con misteri e delitti per i quali deve fornire spiegazioni e individuare il colpevole. Il giudice Albertano nasce dalla penna di Enrico Giustacchini*, giornalista e scrittore, che racconta le investigazioni di Albertano da Brescia, giurista e letterato, fonte di ispirazione per Brunetto Latini e Geoffrey Chaucer, alle prese con delitti e casi, all’apparenza, irrisolvibili.

Chi è il giudice Albertano?

“Il protagonista dei miei romanzi è un personaggio storico, il giurista e letterato Albertano da Brescia, compilatore di trattati che ebbero grande successo e figura di primaria importanza nel panorama culturale del Medioevo europeo, tanto da ispirare (faccio solo un paio di esempi) autori quali Brunetto Latini e Geoffrey Chaucer, che attinsero ampiamente alle sue opere. Io l’ho trasformato, nell’invenzione narrativa, in un detective alle prese con complessi casi da risolvere. Se le vicende sono di fantasia, molto accurata è però la ricostruzione del contesto in cui Albertano agisce, ricostruzione che si basa su approfondite ricerche documentali”.

Perché un’ambientazione inusuale, nel Medioevo?

“Tutto nasce da un autentico ‘innamoramento’ del sottoscritto per il ‘vero’ Albertano, figura di straordinario spessore intellettuale e umano, portatore di concezioni innovative per la società dell’epoca. Mi è sembrato stimolante cercare di risvegliare nei lettori curiosità verso di lui e, insieme, verso un periodo della storia poco conosciuto, ma degno del massimo interesse. Gli anni di Albertano sono quelli in cui in Italia assistiamo ai prodromi di una grande rivoluzione culturale che investirà a breve la letteratura, la pittura, la scienza, la politica e la religione. Altro che ‘buio Medioevo’, insomma”.

Come indaga un giudice medievale?

“Come indagasse un giudice medievale non saprei. Ciò che posso dire è come indaga Albertano. Indaga, in fondo, in maniera non troppo diversa dai detective protagonisti di quelli che vengono comunemente definiti ‘gialli classici deduttivi’: analisi attenta degli indizi, vaglio delle testimonianze e, soprattutto, fiducia indiscussa nella ragione, strumento che consente di riordinare le tessere di un mosaico, per quanto scombinate esse siano, e di giungere alla scoperta della verità”.

Quali crimini si trova ad affrontare?

“Nella ormai lunga serie di romanzi che gli ho dedicato (è in questi giorni in libreria il settimo, ‘Il caso del suonatore nella notte’, Liberedizioni), il giudice Albertano è chiamato a investigare su omicidi che presentano elementi di grande mistero, tanto da sembrare insolubili, a cagione delle modalità e del contesto in cui si svolgono. Abbiamo, in un paio di romanzi, due delitti di ‘camera chiusa’ (in una stanza perfettamente sigillata dall’interno si trova la vittima, ma non l’assassino); oppure, nell’opera appena uscita, incontriamo un testimone che giura di aver assistito a un omicidio compiuto non da un uomo, ma da un automa; e così via. Le soluzioni a cui perviene Albertano riportano però sempre a una dimensione ‘logica’: tutto ha una spiegazione ‘scientifica’, congrua e assolutamente plausibile”.

Su quali fonti giuridiche si è basato per i suoi romanzi?

“Non è affatto semplice disegnare un quadro preciso dell’amministrazione della giustizia nel XIII secolo. Gli studiosi faticano a districarsi nella babele di leggi e norme che variavano da città a città, così come è estremamente complicato distinguere i ruoli di chi la giustizia era chiamato ad applicare. Lo stesso Albertano (mi riferisco al personaggio storico) nei suoi scritti si autodefinisce ‘causidico’, ossia qualcosa come un consulente legale, e, al contempo, in numerosi documenti è chiamato ‘iudex’, e quindi quasi con certezza impegnato in un’attività giudicante. Nei miei romanzi, tuttavia, egli si comporta più da ‘giudice inquirente’, lasciando ad altri il compito di processare ed eventualmente condannare”.

Il rapporto tra scrittura e giustizia, secondo lei?

Mi piacerebbe che i lettori dei miei libri, oltre ad appassionarsi all’intreccio e all’ambientazione, potessero trarre anche qualche riflessione su temi sempre attuali, oggi come otto secoli fa. Tra questi temi vi è senza dubbio quello della giustizia: in uno dei suoi trattati, il ‘De amore et dilectione’, Albertano da Brescia scriveva, a proposito del ruolo del giudice: ‘In eo iuditio septem principaliter sunt necessaria, videlicet scientia, iurisdictio, ratiocinatio, deliberatio, iustitia, timor Domini et necessitas’, ossia ‘Nel giudizio, sette sono le virtù indispensabili: scienza, giurisdizione, raziocinio, saggezza, giustizia, timor di Dio e necessità’. Un monito rivolto a se stesso e ai colleghi, di quel tempo e di ogni tempo”.

* Critico, giornalista e scrittore, già vicedirettore di “Stile arte” e collaboratore di “Oggi” e del “Corriere della Sera”, è autore di sette gialli con protagonista Albertano da Brescia.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore. Direttore del sito www.giustiziaeinvestigazione.it

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