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Intelligence, in Italia manca la cultura dei servizi segreti

L’Intelligence ad oggi sembra essere un settore di fondamentale importanza per la salvaguardia della sicurezza di ogni sistema, da quello statale, a quello economico finanziario, per finire al sistema politico-sociale. Lo dimostra l’attacco ‘Wanna Cry‘ sferrato  nel campo della sicurezza cibernetica, che ha messo in ginocchio più di 150 Paesi del globo.

L’importanza del lavoro di Intelligence nei diversi settori che compongono un sistema, che sia pubblico o privato, è una necessità che si sta facendo sentire sempre di più. Le minacce attuali, transnazionali e perennemente variabili, implicano la necessità di una trasformazione e un incremento degli investimenti nei Servizi di ogni Paese, specie per l’Italia, nei rispettivi Servizi Segreti o nelle Aziende.

I servizi di Intelligence, infatti, stanno diventando sempre  più influenti non solo a livello strategico internazionale e politico, ma anche nel mondo del business privato. A tal proposito si sta sviluppando un nuovo settore di Intelligence che mira a salvaguardare la sicurezza e il business delle grandi aziende italiane.

In Italia manca però una vera e propria cultura del mondo dei Servizi Segreti, visti a volte come alieni alla quotidianità, e forse reputati non indispensabili per la sicurezza, in ogni suo settore.

L’inserimento di esperti in Intelligence nel settore mediatico rappresenta un chiaro tentativo di installare nell’opinione pubblica italiana una conoscenza, se pur generale, del mondo dell’Intelligence. Se i risultati siano positivi o meno, ce lo commenta Sergio Germani, direttore dell’Istituto di scienze sociali e studi strategici ‘Gino Germani‘ di Roma.

Qual è e come sta cambiando il ruolo dell’Intelligence nelle aziende?

Nelle aziende ci sono due tipi di attività, una è prettamente relativa alla sicurezza. Tutte le grandi aziende, infatti, hanno i propri uffici di sicurezza che tutelano l’azienda contro lo spionaggio, il sabotaggio, altre forme di attività ostili, e in qualche modo controllano i propri dipendenti. Le grandi aziende come l’Eni, o la Finmeccanica, hanno anche interessi all’estero e quindi devono tutelare la propria sicurezza del personale e delle strutture contro possibili attentati fuori dall’Italia. La seconda attività di Intelligence aziendale è la così detta ‘Business Intelligence’ che raccoglie informazioni per potenziare il business. Con l’attività di Intelligence le aziende da un lato cercano di proteggere le proprie strutture, dall’altro cercano di sviluppare i propri mercati. Nella prima attività in particolare risulta sempre più necessaria una collaborazione con i Servizi istituzionali del Paese, creando sempre maggiori sinergie e scambi di informazioni, collaborazioni tra la security delle aziende e i Servizi.

Quanto vale oggi l’Intelligence nel bilancio di un azienda?

La sicurezza è sempre più importante perché viviamo in un’epoca di grandi rischi, basta pensare alle minacce informatiche. Questo è un settore in cui le aziende stanno investendo molto, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo del business, l’Intelligence economica è sempre più importante. Quindi diciamo che il settore acquisisce sempre maggior rilevanza.

Come invece sta cambiando la sensibilità della aziende rispetto all’Intelligence?

Le grandi aziende diventano sempre più sensibili all’esigenza di potenziare la propria sicurezza e la propria capacità informativa. Quelle di piccolo-medio taglio invece, pur essendo interessate e intenzionate, hanno meno risorse da investire. Questo rappresenta per esempio un problema importante per la cyber security di una piccola-media azienda, in quanto la rende più vulnerabile nell’ambito della sicurezza cibernetica, mentre le grandi aziende si sono organizzate abbastanza. Negli ultimi 15 anni a livello internazionale si è sviluppato un settore molto importante, che è l’Intelligence privata. Si tratta di aziende che svolgono una loro Intelligence, qualche volta in maniera non del tutto legale. Spesso le grandi aziende si servono di queste strutture di Intelligence private, ed è un settore in crescita. Nel mondo anglosassone per esempio ce ne sono diverse come la KROLL, SOSIAL. Esistono inoltre le così dette Private Military Companies, ovvero delle aziende militari che vanno nei teatri di guerra e che vengono anche pagate dai Governi. Anche loro svolgono un’attività di Intelligence. In Italia ci sono molte più restrizioni in questo campo.

Che rapporto c’è tra le queste aziende private di Intelligence e i Servizi?

In Italia non credo ci sia una collaborazione tra l’Intelligence istituzionale e l’Intelligence privata, mentre in alcuni Paesi si, ma si tratta di un rapporto complesso. Alcune di queste aziende per esempio sono ex-funzionari dei Servizi che, una volta usciti CIA, dall’MI6 o dal Mossad, creano le proprie aziende private e utilizzano i propri contatti. Questo però non vuol dire che ci sia proprio una collaborazione, qualche volta vengono anche viste con sospetto dai Servizi. Per esempio in America si tende a vedere alcune di queste strutture come delle pedine della CIA, ma non è così. Sono delle aziende autonome dove c’è del personale che proviene da quel mondo, ma non è che è sottoposto al loro controllo. In Russia o in Cina, per esempio, è diverso, in quanto le aziende di questo tipo probabilmente sono organicamente collegate ai Servizi.

Ci sono aziende che fanno un’attività di l’Intelligence privata anche in Italia?

In Italia le aziende di Intelligence private non sono un settore molto sviluppato. Ci sono le Agenzie Investigative, ma si tratta di strutture minime. Quando mi riferisco al settore di Intelligence privato mi riferisco invece a grandi aziende private di Intelligence, che in Italia per ora non ci sono. C’è qualche agenzia che vorrebbe diventare tale, però è sempre un’azienda di medio taglio. I grandi gruppi che ci sono all’estero non ci sono in Italia. Per quanto riguarda l’Intelligence privata italiana ci sono le Agenzie investigative, anche molti studi di avvocati fanno questo tipo di attività, c’è poi la business Intelligence. E’ un settore in crescita, ma ancora non siamo ai livelli dell’estero.

Qual è il ruolo invece degli esperti di Intelligence che stanno entrando nel sistema mediatico italiano?

Per ora sono pochi i commentatori che provengono dal mondo dell’Intelligence, e sono persone che dovrebbero rafforzare la cultura della sicurezza e dell’Intelligence in Italia. C’è comunque una scarsa comprensione della materia sia da parte dell’opinione pubblica, sia soprattutto da parte dei politici. Questo è il grande problema italiano, ovvero che la maggior parte dei politici, tolte alcune ed importanti eccezioni, non ha una conoscenza del ruolo e dell’importanza dei Servizi Segreti, o se ce l’ha, è molto superficiale e a volte fuorviante. Gli esperti di Intelligence che entrano nel sistema mediatico dovrebbero spiegare e far capire il ruolo dei Servizi, ma in Italia c’è ancora un vuoto anche in merito a questo settore. C’è una grande ignoranza sul mondo dell’Intelligence, ed è ancor più grave che sia nella classe politica, perché ne derivano le debolezze del nostro sistema. Non viene compresa l’utilità, l’importanza, i limiti e a che cosa servono i Servizi, ma vengono visti in generale come delle strutture da utilizzare parzialmente, magari per avere qualche informazione di carattere politico, o per avere una propria rete di potere, e non è una visione corretta dell’Intelligence. I Servizi dovrebbero essere indipendenti dalla politica e in Italia manca proprio una cultura dell’Intelligence. Per il politico italiano è più importante magari mettere a capo dei Servizi una figura a lui fedele, nonostante non sia in grado di fornirgli delle informazioni riservate. L’importante per il politico non è richiedere un certo tipo di prodotto di Intelligence, ma è sapere che chi è a capo dei Servizi non si metterà contro di lui. Ed è questo il problema.

Quanto valore ha l’Intelligence nel settore mediatico?

Dovrebbe avere un valore importante se spiegasse e se promuovesse la cultura dell’Intelligence nell’opinione pubblica. Per ora non vedo grandi esperti di Intelligence che intervengono nel settore mediatico, qualcuno lo è, ma la maggior parte sono persone che non hanno esperienza nel settore. Vedo invece molti più soggetti che non hanno un’esperienza vera di Intelligence, ma sono commentatori, giornalisti o persone di Think Tank di cui la maggior parte mi sembra impreparata. C’è poi una ricerca di visibilità, e se l’obiettivo è quello, allora non è utile. Ci sono molti politici italiani che dicono di essere esperti nel settore, ma non lo sono. Per esempio credo che nel Copasir-Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica- in pochi siano dei veri intenditori. Alcuni lo sono, ma rappresentano una minoranza.

Qual è la capacità del pubblico di digerire questo tipo di informazione?

Io credo che il pubblico sia interessato. Sino a pochi anni fa in Italia l’Intelligence non aveva una buona fama, i Servizi venivano visti come strutture deviate e che non tutelavano la sicurezza del Paese, ma la destabilizzavano. Questo è stato il un po’ frutto di decenni di propaganda soprattutto comunista in Italia durante la Guerra Fredda, ispirata anche dall’Unione Sovietica. All’epoca si cercava in qualche modo di diffondere l’immagine dei Servizi come strutture deviate che mettevano le bombe e che erano responsabili della destabilizzazione. E’ ovvio che tutto questo non era pura disinformazione, c’erano infatti alcuni elementi per crederlo, ma sono stati gonfiati a dismisura. Questa immagine dei Servizi è rimasta in Italia anche dopo la Guerra Fredda negli anno ’90, ma piano piano si è poi ridimensionata. La percezione dei Servizi sta quindi cambiando in maniera più favorevole, ma c’è comunque ancora molta ignoranza sul loro ruolo e in merito alle loro funzioni o metodi, anche perché c’è un’area che è complicata da digerire. Per esempio quella della Humint comporta una serie di problemi anche legali e morali, e si tratta di un mondo in cui per poter tutelare la sicurezza del Paese bisogna pescare anche nel torbido. Ed è questo che risulta essere di scarsa digeribilità per il pubblico.

(Pubblicato su Lindro.it)

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