È mio modestissimo parere che se un libro ti fa venire la voglia di visitare i luoghi descritti, di leggere i libri citati nel libro, di approfondire temi storici filosofici trattati, sia un buon libro.

“Felice come un bambino” di Calogero Rizzo (Jona editore) fa venire voglia di appassionarti al mondo delle pipe, delle miscele di tabacco e dei rituali del fumatore di pipa. Di conoscere un mondo di antico sapere, di gelosie e segreti, di sperimentazione di tabacchi e di ricerca storica sui prodotti.

Il tutto grazie ad una forbita e avvolgente prosa siciliana (subito il ricordo corre Pirandello) che racconta la storia avvincente giocando sul rapporto pipa-investigazione-riflessione filosofica-ricerca della felicità. Gioia che si raggiunge solo con un ritorno all’età infantile, attraverso lo stupore, la curiosità e il desiderio di possesso di un giocattolo che non si trasforma in ossessione.

“Felice come un bambino” è la storia di una ricerca, del proprio passato da parte del personaggio narrante e dell’appagamento della curiosità da parte della spalla che lo accompagna in una Palermo tutta da scoprire (è una ricerca anche questa). La ricerca di un oggetto idealizzato, la pipa appunto, da parte di due amici-soci così antitetici da apparire complementari. Uno dei due troverà anche l’amore che aveva sempre cercato (e forse proprio per la sua insistenza nel cercare non aveva mai trovato). Una ricerca che approda anche alla tradizione ebraica della Kabbalah, in un lungo giro per l’Europa della diaspora, dalla Spagna alla Polonia e fino alla Sicilia.

Alla fine ognuno dei personaggi incontrerà la felicità o raggiungerà la consapevolezza che la felicità non esiste come condizione quotidiana.

Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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