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Israele, Palestina e la questione dei diritti umani: quale futuro?

Dal 1967, lo Stato d’Israele – vincitore della guerra dei sei giorni – occupa i territori palestinesi di Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, violando i diritti umani proclamati dalle Convenzioni internazionali e dalle Carte costituzionali.

Le divisioni del mondo arabo e le alleanze legate ad interessi economici e geopolitici, non coadiuvano le Nazioni Unite che, in questi anni, si sono pronunciate sulla questione palestinese con risoluzioni di propri organi. Nel 2016, il Consiglio di sicurezza dell’ONU si è pronunciato sulla situazione in Medio Oriente, inclusa la questione palestinese, richiamando precedenti risoluzioni e ribadendo l’inammissibilità dell’acquisizione di territori con la forza. Il Consiglio di sicurezza ha, inoltre, condannato «tutte le misure dirette ad alterare la composizione demografica, le caratteristiche e lo status del Territorio Palestinese Occupato dal 1967 e Gerusalemme Est, inclusa la costruzione ed espansione di insediamenti, il trasferimento di coloni israeliani, la confisca di terre, la demolizione di abitazioni e l’allontanamento di civili palestinesi, in violazione del diritto internazionale umanitario e delle rilevanti risoluzioni del Consiglio».

Secondo la risoluzione del 2016, la creazione di insediamenti non ha alcun valore giuridico e costituisce una manifesta violazione del diritto internazionale, ostacolando il raggiungimento della pace. Il Consiglio ha anche chiesto che Israele cessasse immediatamente le attività di insediamento ed ha chiesto agli Stati di operare una distinzione, nella stipulazione di accordi, tra il territorio dello Stato di Israele e i territori palestinesi occupati. In ottemperanza alle norme internazionali, gli Stati devono cooperare per prevenire atti di violenza contro i civili. Tuttavia, non sembra che gli Stati vogliano attuare questa cooperazione poiché ciò potrebbe rappresentare un ostacolo alla realizzazione dei propri interessi privati che tendono sempre a prevalere. Eppure, diritto interno e diritto internazionale non dovrebbero contrastare; ovvero, è possibile tutelare gli interessi nazionali, rispettando al contempo i principi e le norme che rientrano nell’ordinamento internazionale.

Ad andare nella direzione opposta rispetto a quella contemperata dal diritto internazionale e dalle risoluzioni dell’ONU, sono in primis gli USA i quali, per motivi storici, sono sempre stati dalla parte di Israele e sono sempre intervenuti in suo favore. Il 6 dicembre del 2017, il presidente degli Stati Uniti D. Trump ha riconosciuto ufficialmente Gerusalemme (compresa la zona Est) come capitale di Israele ed ha annunciato il trasferimento dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Pochi giorni dopo, il 21 dicembre del 2017, l’Assemblea generale dell’Onu, in conformità con una risoluzione del Consiglio di sicurezza adottata nel 1980, ha chiesto a tutti gli stati di astenersi dallo stabilire missioni diplomatiche nella Città Santa di Gerusalemme. Sembra proprio che gli USA non abbiano dato alcun peso alla richiesta, dato che il 14 maggio del 2018 hanno ufficialmente aperto l’Ambasciata statunitense a Gerusalemme e, inoltre, dal 2018 gli USA non riconoscono più lo Stato di Palestina. Questo ha determinato le proteste dei civili palestinesi e il ricorso della Palestina alla Corte penale internazionale, organo giurisdizionale che si pronuncia sui crimini internazionali. Infatti, la Palestina ha chiesto di indagare sui crimini commessi nel proprio territorio. Nello stesso anno, si è pronunciato anche il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite sulle violazioni del diritto internazionale nell’ambito delle proteste civili di massa nel Territorio Palestinese Occupato, inclusa Gerusalemme Est. Un intervento necessario, dal momento che Israele ha risposto alle proteste dei civili chiudendo i varchi di confine tra Israele e Gaza e usando la forza contro i civili palestinesi. Il Consiglio dei diritti umani ha «condannato l’uso sproporzionato e indiscriminato della forza da parte delle forze di occupazione israeliane contro i civili palestinesi» ed ha chiesto un’«immediata cessazione degli attacchi contro i civili nell’intero Territorio Palestinese Occupato».

Ad oggi, la situazione non è cambiata e Israele continua ad occupare i territori palestinesi. Tuttavia, in questi giorni, in molti paesi (tra cui anche l’Italia) si è manifestato per la giustizia ed il rispetto dei diritti umani in Palestina e si è detto “no” all’annessione allo Stato d’Israele dei territori palestinesi occupati. C’è ancora molto da fare, ma la presa di posizione da parte di questi paesi a favore della Palestina, rappresenta un primo passo avanti per la tutela dei diritti umani dei palestinesi.

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