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La banca non avvertì il cliente dei rischi con i “titoli ballerini”, condannata a risarcire

La Corte di appello di Perugia ha messo un altro tassello, importante, nel riconoscimento dei diritti dei clienti delle banche che avevano subìto un danno per il fallimento della Lehman-Brothers.

Un pensionato ha portato in tribunale, con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Di Matteo, il proprio istituto di credito per ottenere la restituzione del denaro investito nella banca finanziaria statunitense. La sentenza di primo grado aveva condannato la banca alla restituzione del capitale investito, pari ad 60.477,70 euro oltre interessi e rivalutazione monetaria. La banca era stata condannata anche al risarcimento dei danni sotto la specie del mancato guadagno per 4323,53 euro. In Corte d’appello la sentenza è stata confermata (tranne che nella parte riguardanti le somme pagate dall’istituto a titolo di rivalutazione monetaria).

Secondo i giudici «la scelta dei titoli non fu fatta dall’investitore da solo, ma fu condivisa con il funzionario della banca, il quale consigliò l’acquisto dei titoli, poiché avevano lo stesso rating dei titoli di stato, ma un rendimento maggiore», il giudice ha poi riconosciuto che «il titolo pur mantenendo un rating alto, aveva subito nei mesi precedenti il crack, dei piccoli declassamenti da parte delle tre principali società di rating. Anche se piccoli erano segnali che non potevano essere ignorati dagli operatori qualificati», per il magistrato, inoltre, «non è vero che l’unico indice universalmente valido per apprezzare il grado di rischio di un titolo sia il rating, e comunque non è vero che dal rating potevano trarsi elementi di diverso tenore». Ne è prova il fatto che neanche la stampa specializzata aveva capito quale fosse la situazione reale della banca d’affari.

La banca avrebbe dovuto informare il cliente come prevedono le norme del consorzio “Patti chiari” per quanto riguarda il «progressivo deterioramento del titolo, così da metterlo nelle condizioni di dirigere le proprie scelte di investimento verso altre strade». Stesso obbligo è previsto dal regolamento Consob che impone «all’intermediario l’obbligo di informare il cliente, sempre ed adeguatamente». Il risarcimento per il mancato guadagno deriva dalla mancata comunicazione fatta al cliente: se l’investitore fosse stato messo al corrente dell’involuzione dei titoli acquistati, certamente avrebbe optato per i titoli di Stato.

«Credo che questa vittoria, ottenuta da un pensionato ormai ottantenne e degli eredi in secondo grado nei confronti di cotanta banca sia molto significativa, soprattutto per i principi che afferma – sostiene l’avvocato Giuseppe Di Matteo – Sono soddisfatto per la dissacrazione del rating ed il principio sacrosanto secondo il quale un operatore specializzato come una banca non possa in alcun modo nascondere le proprie negligenze e incompetenze dietro le valutazioni delle Agenzie di rating, soprattutto dal momento che le persone che ne fanno le spese ripongono la propria fiducia, a volte eccessiva, in loro affidando spesso i risparmi di una vita di sacrifici credo che e possa aprire la strada ad un filone perugino ed umbro di ricorsi in materia – conclude l’avvocato Di Matteo – Più che altro spero che possa dare coraggio a tutte quelle persone che spesso non pretendono il rispetto dei propri diritti sentendosi troppo piccole e impotenti nei confronti di quelli che sono considerati colossi, contro i quali è impossibile averla vinta. Ebbene, abbiamo avuto con questa sentenza una ennesima dimostrazione che non è così e che possiamo credere nella giustizia, malgrado tutto».

La sentenza è particolarmente importante poiché nel panorama nazionale la giurisprudenza è ancora molto divisa sul tema, mentre nel panorama umbro è destinata a fare scuola.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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