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La Brexit diventa realtà nel settore dell’industria militare

L’International Air Show di Farnborough dello scorso luglio è stato scosso dall’annuncio britannico del
progetto Tempest, il nuovo caccia di sesta generazione che dovrebbe sostituire, si stima attorno al 2035,
l’Eurofighter Typfoon. La scelta a sorpresa di Londra segna l’inizio di una strategia di medio termine, che
vede il Regno Unito porsi in alternativa sia al progetto di caccia di sesta generazione avviato dall’asse
franco-tedesco, che a quello americano. Se la scarsa propensione statunitense a condividere le
acquisizioni tecnologiche, può giustificare la scelta di non voler acquistare un velivolo già sviluppato,
come avvenuto per l’F-35, la divergenza di prospettive rispetto al progetto franco-tedesco sembra vertere
prevalentemente su una valutazione di carattere politico, oltre che sulla ritrosia ad accettare la codizione
di partner “debole” all’interno di un progetto di cui risultano già definiti i requisiti operativi.
I nuovi assetti industriali sembrano riflettere il mutamento di orizzonte che ha interessato il progetto
europeo, e vedono una nuova assertività britannica contrapporsi al protagonismo franco-tedesco.
Per rendersi conto della trasformazione intervenuta, basta confrontare l’evoluzione della sistuazione
attuale con il precedente progetto del caccia multiruolo di quarta generazione Eurofighter Typfoon. Il
consorzio Eurofighter era nato negli anni ’80 dalla convergenza di Regno Unito, Germania, Italia, Spagna
e Francia, sebbene quest’ultima abbia abbandonato piuttosto rapidamente il progetto per sviluppare
autonomamente il Dassault Rafale. Oggi è il Regno Unito ad intraprendere una strada alternativa,
puntando al coinvolgimento nel progetto della Svezia, paese che grazie alla Saab vanta un importante now
how tecnologico ed industriale nel settore. L’Italia non ha ancora deciso a quale progetto aderire tra quelli
in campo, sebbene l’italiana Leonardo, con la sua sezione britannica, risulta già adesso coinvolta nella
progettazione e realizzazione del Tempest, avendo assunto la responsabilità di sviluppare la parte
sensoristica e avionica, un ambito a di poco cruciale per un caccia di sesta generazione. A prescindere dal
tema della sostenibilità economica e delle importanti ricadute sia in termini di produzione industriale che
di acquisizione/sviluppo tecnologico, la scelta che l’Italia dovrà compiere nel brevissimo termine presenta
delle importanti implicazioni di carattere politico.
E non soltanto per quanto concerne il rapporto con gli altri partner europei in termini di difesa comune.
La realizzazione di dispositivi d’arma tecnologicamente avanzati, e la consegunte possibilità di fornirli –
nelle versioni più o meno avanzate – ad altri paesi, rappresenta infatti un importantissimo strumento di
politica estera. In considerazione anche del fatto che, nel caso di dispositivi come i caccia di nuova
generazione, si tratta di un processo che sviluppa nel tempo, attraverso peridodici aggiornamenti,
manutenzione e sviluppo progressivo del mezzo e delle sue capacità belliche. La Francia ad esempio,
terzo paese al mondo per esportazioni di armi, nel 2015 ha avviato la fornitura di 24 caccia Rafale
all’Egitto di Al-Sisi, sostenendo dunque il nuovo corso governativo egiziano e consolidando il suo ruolo
in nordafrica. Una parte importante di questa fornitura era stata messa a rischio dal rifiuto americano di
concedere le licenze necessarie per l’esportazione di componenti chiave del missile MBDA Scalp/Storm
Shadow, che sono di produzione statunitense. Gli Stati Uniti stipulano infatti accordi che limitano l’export
degli alleati, in relazione ad armi ed equipaggiamenti contenenti tecnologie made in Usa. La questione
sembra sia stata risolta in occasione dell’incontro tra il presidente francese Macron e quello americano
Trump dell’aprile scorso. Quanto finora accennato serve a dare l’idea di quanto rilevante sia la scelta che il
nostro paese sarà chiamato a compiere nel brevissimo termine, e come saranno considerazioni generali di
carattere politico e geopolitico, a prevalere sulle sia pure essenziali questioni di carattere tecnico. In
oggetto c’è la “visione” dell’Europa che il nostro paese intenderà assumere in termini di difesa e politica
estera comune, nonchè l’altro fondamentale tema del rapporto con il Regno Unito e con l’area atlantica
globalmente intesa

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