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La comunicazione delle persone affette da sordità ai tempi del Coronavirus e delle mascherine

Clarissa Bartolini lancia l’idea di usare quelle trasparenti

Mascherine sì, mascherine no, come usarle e quali usare. Dall’inizio della comparsa del Covid-19, da quando ha fatto la sua comparsa, ufficialmente, in Cina, il dibattito sul tema è stato sempre più acceso e non scevro da tanta confusione. Perché se nella cosiddetta fase 2, in Italia la mascherina sarà probabilmente obbligatoria per tutti, bisogna essere consapevoli di come il suo corretto utilizzo sia importante, altrimenti potrebbe essere dannosa per se stessi e per gli altri. Ma la questione sulle mascherine è anche un’altra e non di poco conto. I sordi come possono comunicare con gli altri, ad esempio se vanno a fare la spesa? Come possono capire cosa dicono gli altri se non hanno la possibilità di leggere il labiale, dato che le mascherine coprono la bocca? Probabilmente nessuno si è posto il problema, eppure esiste. A sensibilizzare sull’argomento, dal suo profilo facebook, è Clarissa Bartolini, ex presidente provinciale dell’Ens (Ente nazionale sordi) di Perugia.

Petizione chance per le mascherine trasparenti La soluzione migliore per Clarissa Bartolini sarebbe l’uso da parte di tutti di mascherine trasparenti, che diano, quindi, la possibilità ai sordi di poter leggere il labiale e alle persone di poter comunicare serenamente. Così ne è nata una petizione online, che Clarissa sta sponsorizzando: «L’idea della raccolta firme è di una mia conoscente – spiega –, ha scritto anche al Ministro della salute Roberto Speranza. L’auspicio è che il Governo dia impulso alle sartorie affinché realizzino mascherine con uno schermo trasparente, in modo tale che i sordi possano capire tramite la labiolettura, ovvero l’interpretazione di ciò che dice una persona, basata sul movimento delle labbra senza che sia udito alcun suono». In pochi giorni oltre 400 persone hanno firmato la petizione, l’obiettivo è di arrivare a 500.

In Umbria sono oltre 500 le persone affette da sordità «Credo che siano in totale 700 – specifica Clarissa Bartolini – ma al di là di questo, è importante capire cos’è la sordità. Ci sono diversi tipi: sordità lieve, media, medio-grave, grave e gravissima. Tutti sono convinti che avere le protesi significhi sentire tutto, in realtà le parole non arrivano, quindi chi comunica con una persona sorda e indossa una mascherina, dall’altra parte ci sarà difficoltà di comprensione. Il sordo legge il labiale, soprattutto se fin da bambino è stato educato in questo senso e se avete a che fare con una persona affetta da sordità bisogna avere pazienza. Per riconoscerla bisogna osservarla attentamente, può fissarvi senza rispondere, la voce c’è ma può essere non chiara, può essere incomprensibile. In questi casi, vista la necessità di mantenere il distanziamento sociale, è sempre importante mantenere la distanza, ma toglietevi un attimo la mascherina per poter comunicare, magari prendete una penna e un foglio di carta oppure chiedete alla persona, tramite segni e gesti, se è sorda o meno. Ancora più semplice, invece, sarebbe quella di ordinare mascherine trasparenti, magari da usare solo in questi casi».

Situazioni imbarazzanti e di incomprensione Clarissa per far comprendere meglio come vive una persona sorda la comunicazione in questo periodo, racconta le proprie esperienze di vita: «Nei giorni scorsi sono andata al supermercato per fare la spesa. Conosco i commessi ma non tutti sanno che sono sorda. Arrivata alla cassa per pagare, la commessa mi ha parlato da dietro la mascherina, vedevo muovere gli zigomi, ho percepito il tono della voce che si alzava, c’era la fila, ho iniziato a sudare, ho mantenuto la mia calma, però l’ansia aumentava. Ho provato imbarazzo, disagio, rabbia e disperazione. Vedevo le persone che mi stavano a distanza e che mi guardavano in modo ‘strano’, dagli occhi si leggeva che non capivano cosa stava accadendo e mi trovavano inadeguata. Ho provato a spiegarmi dicendo che sono sorda, la commessa non ha pensato di usare carta e penna. Lei ha fissato le protesi uditive che uscivano dai capelli legati, alla fine mi ha mostrato il display della cassa, dopo aver pagato sono uscita con la mia spesa. Tornata a casa ho deciso di scrivere su facebook questo episodio, per far capire che finché non finirà questo ‘confinamento’, sarò rinchiusa ancora più in un guscio di un grande disagio, ma non piangerò perché so che ci sono cose più gravi. Questo è quello che capita ai sordi ogni giorno e nessuno capisce la grande difficoltà che viviamo e così ho deciso di raccontarvelo».

Le persone sorde rischiano di rimanere isolate ancora di piùNel frattempo Clarissa, si informa, sensibilizza sull’argomento, cerca le aziende che producono mascherine trasparenti. Di recente, ne ha provato una: «Non vengono prodotte in Umbria. Si appannano leggermente, per evitarlo vanno indossate bene e parlare lentamente. Vi chiedo per favore e per rispetto di noi sordi di avere queste mascherine. C’è anche chi le realizza e le regala. Dovrebbero essere obbligatorie nei posti di lavoro, nei negozi, negli ospedali e negli studi medici e dovrebbero essere provviste anche le forze dell’ordine. Aiutatemi a far girare il più possibile questo messaggio, sono mascherine fondamentali per noi sordi e vorrei che ognuno di voi ne abbia una da indossare almeno quando ci incontrerete, in modo tale da potervi far capire. Per noi sordi è un grande disagio, facciamo molta fatica a comunicare in questo periodo».

Comunicare sempre con i sottotitoli «In questo periodo delicato, infine, le istituzioni, a tutti i livelli, locali, regionali e provinciali, quando pubblicano sui social network o sui siti web istituzionali video – conclude Clarissa – per informare la cittadinanza sull’emergenza sanitaria dovrebbero inserire sempre i sottotitoli, perché altrimenti la comunità dei sordi sarà esclusa dalle informazioni e dagli aggiornamenti».

Twitter @Ros812007

About Rosaria Parrilla

Giornalista pubblicista, addetta stampa, conduttrice televisiva e di eventi

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