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La ex moglie non vuole lavorare, niente assegno

Ulteriori novità in tema di famiglia e divorzio. Se nel precedente articolo di alcune settimane fa (leggi qui) si affermava che nulla era instabile come gli orientamenti giurisprudenziali sullo scioglimento del matrimonio e il relativo assegno di mantenimento, a conferma di ciò viene un recente pronunciamento di Cassazione in proposito.

Con l’ordinanza n. 2653/2021 (qui e qui), la Suprema Corte di Cassazione, giudicando un caso concreto, ha stabilito come sia da revocare l’assegno di divorzio alla ex moglie che ha un atteggiamento rinunciatario nel trovare un impiego; più nello specifico, la Corte di Cassazione ha deciso, in questo caso, di confermarne la revoca, già decisa in sede d’Appello, perché in effetti la beneficiaria, di 46 anni e non malata, può quindi trovare un impiego che le consenta di rendersi autonoma dall’ex marito.

Nello specifico, l’ex moglie, parte soccombente, alla quale la Corte d’Appello aveva revocato l’assegno divorzile, era ricorsa fino in Cassazione, sollevando i seguenti motivi, nella speranza di ottenere nuovamente l’assegno:

con il primo, lamentava come la Corte in questione non abbia tenuto conto, ai fini della revoca, del tenore di vita goduto dalla stessa in costanza di matrimonio;

con il secondo, faceva presente che la Corte d’Appello abbia revocato l’assegno divorzile ritenendola astrattamente idonea a svolgere attività lavorativa;

con il terzo, veniva rilevato come il giudice dell’impugnazione non abbia tenuto conto della sua e delle sue difficoltà di reinserirsi nel mondo del lavoro, da cui si è allontanata da circa vent’anni;

con il quarto, veniva fatto presente che, anche ove la stessa trovasse lavoro, non sarebbe in grado di rendersi indipendente economicamente;

con il quinto, venivano lamentate le ragioni del mancato riconoscimento dell’assegno alimentare;

con il sesto, infine, venivano ritenute insufficienti, contraddittorie e assenti le motivazioni relative all’accertamento della convivenza more uxorio e alla violazione delle norme sulla formazione della prova.

Il supremo consesso, tuttavia, ha rigettato tale ricorso ritenendo infondato il primo motivo e ritenendo inammissibili tutti gli altri.

Il primo motivo per la Corte è infondato perché in realtà, come del resto non è stato smentito dalla ricorrente, la famiglia non godeva di un tenore di vita elevato, mentre per quel che riguarda il secondo è stato giudicato inammissibile perché la revoca dell’assegno divorzile è avvenuta anche in ragione dell’accertata nuova convivenza della ricorrente.

Inammissibili anche il terzo e quarto motivo perché la Corte d’Appello, nel disporre la revoca dell’assegno, ha proprio tenuto conto dell’età della donna, di soli 46 anni e quindi non particolarmente avanzata, dell’assenza di malattie o di condizioni tali da impedirle di lavorare come addetta alle pulizie, ma anche dell’atteggiamento particolarmente rinunciatario della donna nel trovare un impiego.

Inammissibile anche il quinto motivo, visto che la domanda di assegno alimentare non è stata avanzata in sede di merito, e, infine, inammissibile anche il sesto perché finalizzato a ottenere una nuova valutazione dei fatti, che come è noto, non è prevista in sede di legittimità.

Il fatto che la stessa ex moglie abbia una nuova convivenza e soprattutto abbia un atteggiamento rinunciatario nel trovare un’occupazione non giustificano il mantenimento della misura in suo favore stabilita dal giudice di primo grado; suscita invece perplessità il giudizio sull’età dei 46 anni della persona in questione, in quanto l’età ormai non più verde e certo più vicina alla pensione rispetto ad un’eventuale età di venti o trent’anni certamente non facilita e aiuta il trovare un nuovo lavoro. Tuttavia, la Corte di Appello e poi la Corte di Cassazione avranno operato un giudizio di bilanciamento di fattori e di interessi per non tenere conto di ciò e ritenere anzi l’età assorbita nel fatto di non impegnarsi a cercare un lavoro, fatto certamente giudicato negativamente e al quale è stata data la primazia nel giudizio concreto.

Questo fatto, pur se non fonda un principio, certamente lancia un segnale e segna un precedente importanti, a fronte di una situazione di sperequazione e ingiustizia in ambito di quantificazione dell’assegno divorzile e di povertà aumentata della quale sono vittima sempre più uomini, ex mariti e padri di famiglia.

Ulteriore novità in ambito di assegno di mantenimento è stata stabilita dall’ordinanza n. 3203/2021 (disponibile qui), con la quale la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla ammissibilità di una rivisitazione dell’assegno a carico del genitore non collocatario in caso di mantenimento diretto dei figli.

Per la Cassazione risulta con ciò legittima la riduzione del contributo di mantenimento, in favore delle due figlie nate da una relazione more uxorio, accordata al padre istante, con rimodulazione relazionata alla diminuzione del reddito dello stesso genitore, nonché del contestuale ampliamento del diritto di visita e di frequentazione.

Nel caso concreto, nell’ambito di una controversia avente ad oggetto la richiesta di un padre di modifica delle condizioni di affidamento e mantenimento delle figlie minori nate da una convivenza more uxorio, la Corte d’Appello di Venezia aveva statuito che, in caso di maggiore cura da parte del padre e di affidamento prevalente alla madre delle figlie minori, al pare si poteva riconoscere una diminuzione dell’assegno da erogare. La Corte di Cassazione, giudicando il caso concreto, ha ritenuto legittimo rifiutare il ricorso della madre ed ex convivente, la quale si era mostrata contraria alla rimodulazione e diminuzione dell’assegno dell’ex convivente.

In entrambi i casi, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto opportuno, giudicando nel caso concreto, venire incontro alle esigenze dell’ex marito e dell’ex convivente a fronte dell’illogicità dell’ex moglie che non vuole cercarsi un lavoro e intende dipendere dall’assegno di mantenimento e dell’ex convivente che, pur tenendo con sé di più le figlie, non vuole contribuire alla pari dell’ex convivente con le spese: a fronte del dolore di casi come quelli della rottura di una famiglia fondata sul matrimonio o di un legame more uxorio, è da accogliere positivamente il giudizio concreto sul caso che permette di ristabilire la giustizia e l’equità nel mantenimento a fronte della cessazione del rapporto e anche del considerare l’ex marito e l’ex convivente come meri bancomat, fenomeno sociale e culturale del quale ci si sta rendendo conto anche a fronte delle ferite sociali che porta.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

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