di Gian Carlo Caselli

Sono 58 le cartelle del “contratto per il governo” grillo-leghista. Una dozzina, quasi il 20%, riguardano la “giustizia rapida ed efficiente” e altri temi a vario titolo connessi, come la corruzione, i reati ambientali, l’ordinamento penitenziario, la sicurezza nelle sue molteplici declinazioni ecc. E’ giocoforza concentrarsi su poche macro-questioni, trascurando un’infinità di altri temi che si potrebbero esaminare.

In generale, è facile osservare che sostanzialmente si tratta di linee guida, piuttosto generiche e talora persino ambigue o fumose. Soltanto ove e quando fossero tradotte in specifici e articolati progetti concreti sarà possibile valutarne la portata effettiva, le implicazioni e gli effetti.

Qualche esempio. Si parla di revisione del sistema di elezione dei membri del CSM ( sia togati che laici) per rimuovere le logiche spartitorie e correntizie. Lodevole intenzione. Ma nulla si dice circa il modo con cui verrà attuata. E certi rimedi possono essere peggiori del male. Così, l’estrazione a sorte dei togati (e perché mai non anche dei laici?) rischia di declassare pesantemente un organo di rilevanza costituzionale, mediante una riffa di incerta sintonia con i requisiti di rappresentatività e competenza che la funzione richiede.
In tema di prescrizione ci si limita ad enunziare la necessità di una efficace riforma senza aggiungere altro, se non affiancarvi il tema delle assunzioni nel comparto giustizia. Ma se è ovvio che più personale al lavoro vuol dire qualche speranza in più di ridurre le endemiche lungaggini che affliggono il nostro sistema, è anche vero che il vero nodo della prescrizione sta altrove: nell’anomalia rispetto a tutte le democrazie occidentali che si riscontra da noi, dove la prescrizione – invece di interrompersi con il rinvio a giudizio o la condanna di primo grado – non si interrompe mai.
A ben vedere, la cosa più positiva del “contratto” è una… omissione. Vale a dire che non parla di separazione delle carriere fra pm e magistrati giudicanti, uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi & company. Checché se ne dica, è dimostrato che il risultato ineludibile e verificabile di tale separazione – ovunque nel mondo – è la dipendenza del pm dal potere esecutivo, che influisce sull’azione penale con ordini o direttive vincolanti. Un grave pericolo per l’indipendenza della magistratura italiana scolpita nella Costituzione come premessa all’effettiva uguaglianza dei cittadini, anche perché nel nostro paese le “tentazioni” di certa politica (corrotta o collusa col malaffare) sono sempre dietro l’angolo. Non tenerne conto sarebbe – per gli onesti – un’astrazione masochistica.
Precisa e ben articolata è la linea di intervento in tema di corruzione, con una sequenza di misure (inasprimento delle sanzioni; esclusione dei riti alternativi; previsione del cosiddetto Daspo e dell’agente sotto copertura; valutazione dell’agente provocatore; tutela del whistleblower; ampliamento della possibilità di intercettazioni) che nel loro complesso formano un forte pacchetto, idoneo a conseguire l’obiettivo fondamentale in materia: rendere la corruzione sempre meno appetibile e non – come oggi – decisamente conveniente in base al calcolo costi/benefici.
Per concludere, alcune considerazioni alla rinfusa. La difesa “sempre” legittima presuppone un sovvertimento della gerarchia dei valori, relegando quello della vita umana in posizioni che rischiano di innescare uno strappo nel senso morale del nostro popolo. Sul piano dell’ordinamento penitenziario il “contratto” prevede in sostanza più carceri, più “carcerieri”, più detenuti a seguito della rivisitazione delle misure premiali. Un vasto programma (per dirla alla De Gaulle) che presenta il pericolo del riaffiorare di strategie tipo “buttiamo la chiave e non pensiamoci più”: strategie che non recuperano e quindi nuocciono alla sicurezza del cittadino.
Nel comparto agroalimentare, sacrosanto è l’impegno (definito prioritario a tutela del made in Italy) di un sistema di etichettatura corretto e trasparente che meglio tuteli il consumatore. Manca invece l’impegno per una radicale riforma della normativa processual-penale in materia agroalimentare. Riforma assolutamente necessaria e urgente, perché le contraffazioni (a differenza del loro contrasto) non sono riamaste ferme ai tempi dell’oste che annacquava il vino.

(Articolo pubblicato su www.ilfattoquotidiano.it)

Pubblicato da Redazione

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