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La magistratura e la separazione delle carriere

È arrivata in questi giorni all’esame del Parlamento la legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti. La legge è stata promossa dall’avvocatura italiana che ha raccolto le firme in tutti i Tribunali e nelle piazze.

Chiede che la magistratura, composta da magistrati inquirenti che sono i pubblici ministeri, cioè coloro che ricevono le notizie di reato e dirigono le indagini su di esse, coordinando la polizia giudiziaria, e da magistrati giudicanti, che sono coloro che giudicano, abbia carriere divise.

Ma spieghiamo nei dettagli la proposta.

Comune è la confusione nella gente fra magistrato, giudice e pubblico ministero. Devo sempre spiegare che vi è la categoria dei magistrati, cioè tutti coloro che appartengono all’ordine giudiziario, che è divisa fra i giudici e i pubblici ministeri detti anche Procuratori della Repubblica e Sostituti Procuratori della Repubblica.

Attualmente la categoria è unica e vi è un solo concorso, passato il quale si sceglie la sede e la funzione insieme, potendo indifferentemente scegliere di fare il giudice o il pubblico ministero.

L’organo di autogoverno è unico, il Consiglio superiore della magistratura, composto di membri togati, scelti nella magistratura sia inquirente sia giudicante e membri non togati, cioè non magistrati nominati dagli organi politici.

La legge giunta allo studio del Parlamento chiede che le carriere siano separate nel senso che vi siano due differenti concorsi e due differenti carriere, con organi di autogoverno distinti. Ciò perché vi sia una reale indipendenza dei giudici dai pubblici ministeri. Attualmente, sostengono i promotori della legge, la unicità delle carriere ne fa una categoria unica che esercita funzioni differenti e che dovrebbero essere totalmente indipendenti, ma detta indipendenza è minata dalla comune appartenenza di categoria.

In alcuni stati esteri, pur facenti parte dell’Europa, la divisione delle carriere esiste come in Francia, l’esempio più famoso di separazione, in Spagna, in Portogallo e in Germania. I membri della magistratura inquirente in Francia sono inquadrati sotto il Ministero della Giustizia e prendono dritte dal Ministro su quali indagini effettuare e quali no.

La proposta italiana non prevede alcuna sottomissione al Ministro per gli organi inquirenti, li disciplina indipendenti, un ordine autonomo, però autonomi anche dai magistrati giudicanti.

La Romania, entrata nella Comunità europea dal 2007, che sta adeguando alla normativa europea il suo sistema di leggi, non solo ha separato le carriere, ma ci tiene al punto che i palazzi che ricoverano i magistrati e le corti sono differenti e distanti fra loro.

La magistratura italiana è sempre stata assolutamente contraria alla separazione delle carriere, sostenendo che, sull’esempio della Francia, i pubblici ministeri si troverebbero sotto il controllo del Ministro e quindi privi di adeguata indipendenza. A questa osservazione obietto che, in primo luogo, nella proposta di legge italiana non si parla di inquadramento dei pubblici ministeri sotto il Ministro. Inoltre in qualche modo, non palesemente, già adesso i pubblici ministeri sono condizionati dalla polizia giudiziaria. Le notizie di reato vengono inviate dalla polizia giudiziaria, che ha l’obbligo di passare tutte le notizie di cui viene a conoscenza, ma, a parte per i casi di denunce dei privati, per i reati procedibili di ufficio la polizia indaga sulla base degli input che riceve dai superiori ministeriali, cioè politici. Se in un periodo la dirigenza chiede di controllare in modo particolare un certo tipo di reato, per una qualche motivo di politica criminale, la polizia porrà l’attenzione su quel tipo di reato. Indirettamente queste scelte finiranno sul tavolo delle Procure. In un certo periodo ho notato, in un Tribunale in cui lavoravo, che il cinquanta per cento di quanto veniva mandato a processo era di due soli tipi di reato, una contravvenzione ed un reato fiscale. Varata la legge di riforma del Codice della Strada il numero di reati segnalati per le violazioni al Codice della Strada calò vertiginosamente di almeno due terzi.

Da questo punto di vista quindi la separazione delle carriere non influirebbe sulla libertà del pubblico ministero.

Si tenga conto inoltre che le scelte effettuate dalla Procura incidono anche sull’attività dei giudici in modo assoluto, poiché chi giudica lo fa solo su quanto gli viene portato davanti dai pubblici ministeri, proprio a salvaguardia della terzietà del giudice e della sua indipendenza. Le scelte della Procura influenzano l’attività giudiziaria, come lo stesso esempio che sopra raccontavo dimostra.

A questo proposito vorrei spezzare una lancia in difesa dei magistrati giudicanti. Troppo spesso si punta il dito sulle nostre sentenze, specie se assolvono gli imputati nei casi eclatanti, ma l’opinione pubblica non considera che noi giudichiamo nei limiti di quanto ci viene portato davanti, sia in termini di fatti sia di persone. Soprattutto in questo caso, la scelta degli imputati, diventa fondamentale che siano mandati a giudizio i soggetti corretti, certo attività non sempre facile, specie nei casi complessi. Diversamente ove gli imputati non siano i rei effettivi il giudice non può che assolvere pur se i fatti sussistono.

Quindi è inevitabile che l’organo che decide cosa mandare a giudizio e cosa no abbia un enorme potere di influenza sulla politica criminale di una nazione.

Occorre precisare che già in Italia negli ultimi venti anni sono state varate alcune riforme volte ad un minimo di separazione fra le due funzioni, ma come sempre nel nostro paese, si tratta di piccoli accorgimenti che hanno soltanto reso più difficile la vita ai magistrati non potendo ottenere alcuna separazione concreta delle carriere.

La riforma quindi non inciderebbe sulla indipendenza dei pubblici ministeri ma forse renderebbe i giudici più forti nel loro essere indipendenti e senza possibilità che anche le Procure, tramite i loro rappresentanti nell’organo di autogoverno, abbiano possibilità di incidere sulle carriere dei magistrati giudicanti. Non appare assolutamente garantista che sulle carriere dei giudici possano votare i rappresentanti degli inquirenti infatti, come avviene con l’attuale unicità e composizione dl Consiglio Superiore della Magistratura.

Certamente un vantaggio che ne deriverebbe sarebbe che le due funzioni apparirebbero indipendenti oltre che esserlo, e poiché molti nella magistratura dicono che occorre apparire indipendenti oltre che esserlo, questi sarebbero accontentati. Personalmente non sono assolutamente d’accordo con questa affermazione che trovo inutile poiché quello che conta nelle cose è la sostanza e non la forma.

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