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La nuova riforma del processo civile

Abituati, per varie ragioni, a considerare la giustizia penale come “vera giustizia”, dimentichiamo invece come sia la giustizia civile, pur priva di saghe librarie e cinematografiche a immortalarla, ad essere la giustizia più diffusa e quella più legata al nostro vissuto quotidiano.

Se la giustizia penale appare come più interessante e sicuramente come maggiormente suggestiva, essa giunge al momento della lesione, spesso irreparabile, del bene della vita e della libertà infranto dal reo ed è basata su di una logica punitiva, mentre la giustizia civile può non giungere al momento della rottura definitiva ma anzi favorire una riparazione e un ripristino, essendo questa ispirata a logiche diverse, riparatorie e risarcitorie.

Separata dal diritto civile sostanziale e assurta a scienza giuridica autonoma grazie alla riflessione dottrinale di Giuseppe Chiovenda (1872 – 1937), la procedura civile è governata dall’omonimo Codice di Procedura Civile, risalente al 1940, debitore dei lavori e degli studi, oltre che di Chiovenda, di illustri giuristi come Piero Calamandrei (1889 – 1956) e Francesco Carnelutti (1879 – 1965), e ancora attualmente in vigore, pur dopo molti correttivi e riforme.

Giunto in maniera relativamente tranquilla alla soglia degli anni ’80, a partire da tale decade il Codice di Procedura Civile ha conosciuto numerosi interventi legislativi di integrazione, che lo hanno rinnovato più volte; se è vero che un testo legislativo di una certa età deve necessariamente essere rinnovato, molti e discussi sono stati i più vari interventi di tal genere, a volte accolti come risolutivi e durati in realtà pochi anni, come il rito societario. Altre poi sono state le riforme sostanziali, tanto generali quanto speciali, che hanno poi influito sulla parte processuale del diritto civile, come ad esempio le riforme inerenti al diritto del lavoro.

La riforma

È di alcuni giorni fa la notizia dell’approvazione della riforma del processo civile firmata dal Ministro della Giustizia Marta Cartabia: approvata il 25 novembre 2021, la riforma in questione è legge, con l’approvazione in via definitiva del disegno di legge C 3289/2021, recante la delega al governo per la riforma (vedasi qui https://www.studiocataldi.it/articoli/41722-riforma-processo-civile-tutte-le-novita.asp e qui https://www.ordineavvocatimilano.it/it/news/riforma-del-processo-civile-approvato-il-disegno-di-legge/p100-n1231 e https://www.puntodidiritto.it/riforma-processo-civile-e-strumenti-risoluzione-alternativa-controversie-testo-di-legge-approvato/ per il testo della riforma, in attesa della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

Ratio e scopo della legge, su precisa volontà del Guardasigilli, è quello di semplificare gli adempimenti e rendere più veloci i termini a carico delle parti processuali e del giudice: obiettivo dichiarato è quello di ridurre del 40% i tempi della durata delle cause in cinque anni. (vedasi qui http://www.giustiziaeinvestigazione.com/nuove-prospettive-per-la-giustizia-e-possibili-soluzioni-lufficio-del-processo/ , in rimando e in citazione, le osservazioni critiche su tali scopi riduttivi e deflattivi)

Volontà europea e di rimando ministeriale è quella di semplificare e velocizzare le cause civili, evitando, quando non necessaria, la fase di giudizio; se certamente è necessaria una riduzione dei tempi processuali, questa non può tuttavia andare a detrimento delle garanzie processuali del caso.

Ciò detto, si esaminerà nel dettaglio i vari ambiti di riforma, in particolare quelli inerenti la cognizione, la trattazione e l’istruzione, il giudizio di appello e cassazione, il processo telematico, il processo del lavoro e di esecuzione, il nuovo Tribunale e rito della famiglia e, infine, i vari procedimenti alternativi e deflattivi ossia quelli di mediazione, negoziazione e arbitrato.

Processo di cognizione

Al processo di cognizione si è voluto dare un carattere di rapidità, concentrazione e semplicità per una tutela effettiva dei diritti nel rispetto della sua ragionevole durata. Più nel dettaglio, a proposito dell’introduzione del giudizio e della prima udienza:

-nell’atto di citazione l’attore dovrà indicare i fatti, gli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda in modo chiaro e specifico, i mezzi di prova e i documenti offerti in comunicazione, l’avvertimento sull’obbligatorietà della difesa tecnica mediante l’avvocato, le eccezioni e gli avvertimenti a proposito dell’accesso al gratuito patrocinio;

-il convenuto dovrà invece indicare i mezzi di prova e i documenti nella comparsa di risposta, proponendo le sue difese e prendendo posizione sui fatti posti dall’attore a fondamento della domanda in modo altrettanto chiaro e specifico;

-l’attore, a sua volta, entro un congruo termine prima dell’udienza di comparizione, a pena di decadenza, potrà proporre le domande e le eccezioni conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni del convenuto, chiedendo di essere autorizzato a chiamare un terzo, di precisare e modificare domande, eccezioni e conclusioni già formulate e indicare nuovi mezzi di prova e produzioni documentali;

-il convenuto, a sua volta ancora, entro un successivo termine anteriore all’udienza di comparizione, potrà modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate e, a pena di decadenza, indicare i mezzi di prova ed effettuare le produzioni documentali;

-infine, entro un ulteriore termine prima dell’udienza di comparizione, le parti potranno replicare alle domande ed eccezioni formulate nelle memorie integrative ed indicare la prova contraria.

Trattazione, istruzione, decisione e cognizione

La prima udienza non si risolverà più, come oggi, solo in un’apertura formale, poiché la causa dovrà giungere in aula già definita, con l’anticipazione delle richieste di prove; il giudice potrà quindi partire subito, scegliendo quali prove ammettere, quando rimettere il caso in decisione, invitare le parti in mediazione. Anche la fase della decisione sarà semplificata, con la soppressione dell’udienza di precisazione delle conclusioni e di altre udienze spesso criticate e ritenute persino “inutili”.

La prima udienza, di trattazione e istruzione, avrà un ruolo cruciale, essendo l’attore chiamato a replicare subito alle difese del convenuto, con domande ed eccezioni; entrambe le parti potranno articolare mezzi di prova, ed entrambe le parti saranno tenute a comparire personalmente all’udienza di comparizione per esperire il tentativo, rafforzato, di conciliazione a norma dell’art. 185 del Codice di Procedura Civile.

La mancata comparizione personale senza giustificati motivi sarà valutabile dal giudice a norma dell’art. 116 comma 2 del Codice di Procedura Civile; il giudice, all’esito dell’udienza, dovrà provvedere sulle richieste istruttorie, predisponendo il calendario del processo e disponendo che l’udienza per l’assunzione delle prove sia fissata entro 90 giorni.

Per ciò che riguarda invece la fase decisoria, quest’ultima subirà modifiche e sarà rimodulata; in caso di discussione orale (art. 281 sexies del Codice di Procedura Civile), il giudice potrà riservare il deposito della sentenza entro un termine non superiore a 30 giorni dall’udienza di discussione.

Ove invece non si proceda in tal senso il giudice dovrà fissare l’udienza di rimessione della causa, secondo i seguenti termini perentori:

-fino a 60 giorni prima dell’udienza per il deposito di note scritte di precisazione delle conclusioni;

-fino a 30 giorni prima dell’udienza per il deposito di comparse conclusionali, salvo rinuncia espressa delle parti;

-fino a 15 giorni prima dell’udienza per il deposito delle memorie di replica, salvo rinuncia espressa delle parti.

Il deposito della sentenza dovrà avvenire nel termine dei successivi 30 o 60 giorni, rispettivamente nei casi di composizione monocratica o collegiale.

Ulteriore cambiamento è quello che investirà l’art. 185 bis del Codice di Procedura Civile per consentire al giudice di formulare una proposta di conciliazione fino al momento in cui la causa non venga rimessa in decisione; si evidenzia e riconferma qui il peso dato al tentativo di mediazione e conciliazione con scopo deflattivo delle cause e dei giudizi.

Per ciò che riguarda invece la cognizione, il procedimento sommario di cognizione (artt. 702 bis e seguenti del Codice di Procedura Civile) diviene procedimento semplificato di cognizione, e verrà adottato come rito tipico di ogni procedimento – in particolare nei casi a composizione collegiale e fatta salva la possibilità che l’attore possa ricorrere ad esso in caso di composizione monocratica – qualora i fatti di causa siano tutti non controversi e qualora l’istruzione della causa si basi su prove documentali e di pronta soluzione o venga richiesta un’attività istruttoria costituenda non complessa.

Tale procedimento dovrà essere disciplinato con termini e tempi prevedibili e ridotti per difese, preclusioni e conclusioni, nel rispetto del contraddittorio, e dovrà concludersi con una sentenza.

Giudizio di Appello e Cassazione

Modifiche hanno poi riguardato il giudizio di Appello e Cassazione; per ciò che riguarda l’Appello, modificata è la fase introduttiva dello stesso: il ricorso andrà formulato in maniera puntuale e rigorosa, e le indicazioni previste a pena di inammissibilità andranno esposte in modo chiaro, sintetico e specifico, come del resto avviene ormai nel caso del giudizio d’appello penale.

I termini per le impugnazioni ex art. 325 del Codice di Procedura Civile decorreranno dalla notifica della sentenza e l’impugnazione incidentale tardiva perderà efficacia anche qualora l’impugnazione principale venga dichiarata improcedibile.

Di particolare interesse è il ripristino della figura del consigliere istruttore, che avrà come compito quello di dichiarare la contumacia dell’appellato, riunire gli appelli contro la stessa sentenza, esperire il tentativo di conciliazione, ammettere i mezzi di prova, assumere i mezzi istruttori e intervenire in fase decisoria, in un’ottica di ausilio del giudice.

Viene inoltre previsto un procedimento accelerato per la dichiarazione di inammissibilità, improcedibilità e manifesta fondatezza o infondatezza e modifica della disciplina dei provvedimenti sull’esecuzione provvisoria in Appello.

Per ciò che riguarda invece il ricorso e il giudizio in Cassazione, il ricorso dovrà contenere la chiara ed essenziale esposizione dei fatti della causa e la chiara e sintetica esposizione dei motivi; di particolare interesse è la resa uniforme dei riti camerali con la soppressione della c.d. sezione “filtro” (art. 376 del Codice di Procedura Civile) e del procedimento ex art. 380 bis del Codice di Procedura Civile.

Importante novità è l’introduzione di un procedimento accelerato per la definizione dei ricorsi inammissibili, improcedibili o manifestamente infondati, e di un rinvio pregiudiziale in Cassazione: i giudici di merito, in questo modo, potranno sollecitare una decisione della Suprema Corte per definire questioni di diritto importanti, non ancora affrontate, e che presentino gravi difficoltà interpretative, in presenza di determinati requisiti, con la sospensione del giudizio di merito in attesa della pronuncia della Cassazione, la quale vede rafforzata la sua funzione nomofilattica e, in qualche modo, ravvicinata al ruolo della Consulta.

Processo civile telematico

Novità si registrano anche a proposito del processo civile telematico (PCT), il quale ha peraltro visto una sua diffusione ed estensione di utilizzo nell’ambito della pandemia da Covid-19; più nel dettaglio, queste sono le attività che si potranno effettuare in modalità telematica:

-nei procedimenti davanti al Giudice di Pace, al Tribunale, alla Corte d’Appello e alla Corte di Cassazione, il deposito dei documenti e degli atti di parte assistiti da un difensore avverrà solo in modalità telematiche o con altri mezzi tecnologici, anche diversi dalla PEC;

-il giudice, fatta salva l’opposizione delle parti, potrà disporre che le udienze civili, che non richiedano la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti, dal PM e dagli ausiliari del giudice, si svolgano con collegamenti audiovisivi a distanza;

-la trattazione scritta (deposito telematico di note scritte contenenti le istanze e le conclusioni entro il termine perentorio indicato dal giudice del procedimento) potrà sostituire, qualora le parti lo richiedano congiuntamente o non vi si oppongano, le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti, dal PM e dagli ausiliari del giudice;

-da remoto avverrà anche il giuramento del CTU, con dichiarazione depositata telematicamente e l’udienza per l’esame dell’interdicendo, dell’inabilitando o del richiedente la nomina di amministratore di sostegno, se la comparizione personale può arrecare grave pregiudizio al destinatario della misura, cosa che va valutata caso per caso. A proposito dei CTU, poi, sarà prevista la formazione di un albo unico nazionale e sarà data maggior attenzione alla loro formazione (vedasi qui nello specifico https://www.studiocataldi.it/articoli/43035-riforma-giustizia-civile-albo-unico-per-ctu-e-piu-attenzione-alla-formazione.asp ).

È evidente la volontà legislativa di garantire la qualità delle consulenze tecniche d’ufficio, in funzione ausiliaria del giudice e delle parti, come anche quella di potenziare gli strumenti e la trattazione a mezzo telematico, rendendoli ordinari anche dopo i noti eventi della pandemia da Covid-19.

Processo del lavoro e di esecuzione

La riforma interviene anche su due delle più vaste aree del diritto civile, sostanziale e processuale, ossia l’ambito del diritto del lavoro e delle esecuzioni immobiliari.

Scopo della riforma, nell’ambito laboristico, è quello di unificare e coordinare la disciplina dei procedimenti di impugnazione dei licenziamenti, anche quando devono risolversi questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro; vedrà l’abolizione del c.d. doppio binario della Legge Fornero e avrà carattere prioritario la trattazione delle cause di licenziamento nelle quali verrà proposta domanda di reintegro del lavoratore. Altri punti riformati riguardano il ricordo ex art. 409 del Codice di Procedura Civile per le azioni di impugnazioni dei licenziamenti dei soci delle cooperative, anche in costanza di cessazione del rapporto associativo, e l’impugnazione dei licenziamenti discriminatori: in proposito, si potrà ricorrere al rito del lavoro come ai riti speciali ma, una volta effettuata una scelta, per coerenza con il fondamentale principio dell’Electa una via non datur recursus ad alteram, non sarà possibile cambiare rito.

Scopo della riforma è quello di far sì che imprese e lavoratori restino nel minor tempo possibile nel limbo dell’incertezza, fornendo anche una corsia preferenziale per smaltire le domande risarcitorie.

Per ciò che riguarda invece le esecuzioni, ampia è la scelta legislativa riformatrice, dal momento che vengono abrogate le disposizioni relative alla formula esecutiva e alla spedizione in forma esecutiva: per valere come titolo esecutivo, le sentenze, gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti dal notaio e da altri pubblici ufficiali dovranno essere formati in copia attestata conforme all’originale.

Tribunale e rito della famiglia

Forse uno degli aspetti maggiori della riforma, di sicuro quello con il maggiore impatto tanto dottrinale quanto pratico, è l’istituzione del Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie, o Tribunale (unico) della Famiglia, nato dopo ampio dibattito politico e dottrinale in merito, con riferimento particolare alla riforma della filiazione del 2012-2013, che aveva auspicato proprio la creazione di un tribunale unico per famiglia e persone (il primo a darne parere e notizia è stato l’avvocato e senatore Simone Pillon https://www.facebook.com/SenatorePillon/posts/3015329092076001 ), e sulla falsariga anche di esperienze di altri Paesi, quali ad esempio la Spagna, che dal 2005 prevede un simile organo giudiziario.

Il Tribunale della Famiglia avrà come membri soggetti altamente specializzati e sarà composto da sezioni distrettuali (presso ciascuna sede di Corte d’Appello o di Sezione di Corte d’Appello) e sezioni circondariali (presso ciascuna sede di Tribunale ordinario compresa nel distretto di sede di Corte d’Appello o di Sezione di Corte d’appello in cui ha sede la sezione distrettuale).

Ulteriore aspetto della riforma prevede il trasferimento delle competenze civili, penali e di sorveglianze del Tribunale dei Minorenni alle sezioni distrettuali, mentre alle sezioni circondariali andranno invece quelle relative a stato e capacità di persone (con l’esclusione tuttavia delle questioni riguardanti cittadinanza, immigrazione e protezione internazionale), i procedimenti del giudice tutelare e per il risarcimento del danno endo-familiare, e le unioni civili e le convivenze.

Ancora, sarà previsto un rito unificato, ossia il Procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie per i procedimenti relativi allo stato delle persone, della filiazione, dei minorenni e delle famiglie, con competenze del Tribunale ordinario, del Tribunale dei Minorenni e del Giudice Tutelare, pur con alcune esclusioni. La competenza spetterà al Tribunale in composizione collegiale, con facoltà di delega, in ordine alla trattazione e all’istruzione, al giudice relatore; il giudizio dovrà essere introdotto mediante ricorso.

In proposito, il rito sarà ispirato a criteri di rapidità ed efficacia, attraverso l’abbreviazione dei termini processuali e la previsione di un ricorso improntato a criteri di chiarezza e sinteticità; il nuovo rito, che varrà anche per i procedimenti di separazione e cessazione civile degli effetti del matrimonio, comporterà l’introduzione di nuove disposizioni in un apposito e novello Titolo IV bis del Libro II del Codice di Procedura Civile, rubricato sotto il titolo di “Norme per il procedimento in materia di persone, minorenni e famiglie”.

Al Governo spetterà il compito di definire i criteri di attribuzione della competenza del giudice, il modo di svolgersi dell’udienza di comparizione come le modalità con cui potranno essere presentate le domande riconvenzionali e la possibilità di esperire la conciliazione obbligatoria alla prima udienza.

Saranno previste misure di salvaguardia e protezione in caso di violenza domestica e di genere e tutele particolari per il minore in presenza di episodi di violenza, nel caso di decisione sul suo affidamento; con decisione stupita e discussa viene invece espunta la c.d. sindrome da alienazione parentale (PAS), dal momento che il CTU nominato dovrà attenersi esclusivamente ai protocolli e alle metodologie riconosciuti dalla comunità scientifica (che però tratta eccome di alienazione parentale, cfr. quanto detto qui https://www.milanopsicologo.it/separazione-coniugale-e-divorzio-la-sindrome-da-alienazione-parentale/#:~:text=Separazione%20coniugale%20e%20divorzio%3A%20La,’influenza%20dell’altro%20genitore. e qui https://www.opl.it/notizia/11-06-2021-Sindrome-da-alienazione-genitoriale-combattere-le-strumentalizzazioni-delle-relazioni-genitori-figli dal punto di vista psicologico e qui https://www.diritto.it/alienazione-parentale-le-conseguenze-giuridiche/ , con alternanza di pronunce favorevoli e sfavorevoli, dal punto di vista giuridico ).

Per l’operatività del nuovo sistema è stata fissata una fase transitoria fino al 31 dicembre 2024, data entro la quale il Governo dovrà adottare le necessarie norme di coordinamento delle disposizioni in vigore con quelle previste dalla riforma, anche per trattare in modo rapido i processi pendenti.

Per ulteriori e residuali aspetti dell’istituzione del Tribunale per la Famiglia, vedasi qui https://www.altalex.com/documents/news/2021/09/30/riforma-del-processo-il-tribunale-unico-per-la-famiglia-e-le-persone e https://www.ilsole24ore.com/art/tribunale-unico-divorzi-adozioni-tutele-AEBzWoh e, in proposito dell’importante novità del dialogo e del coordinamento tra giudici civili e penali che si occupano di famiglia, vedasi qui https://www.repubblica.it/politica/2021/11/25/news/ok_definitivo_a_processo_civile_che_cosa_cambia-327756634/ .

Mediazione, negoziazione assistita e arbitrato

Ultimo ambito della riforma in esame è quello riguardante le procedure e gli organismi alternativi e deflattivi del contenzioso, ossia quelli riguardanti la mediazione, la negoziazione assistita e l’arbitrato, che vengono favoriti allo scopo di deflazionare il carico dei processi; viene anzi esteso il ricorso obbligatorio preventivo alla mediazione in nuove materie.

Verranno riordinati e semplificati gli incentivi fiscali relativi alle procedure stragiudiziali di risoluzione delle controversie e istruiti a livello stragiudiziale nella negoziazione assistita, con acquisizione della confessione stragiudiziale e delle dichiarazioni di terzi qualora le parti lo consentano e se partecipano tutti gli avvocati assistenti le parti. In tal modo viene anticipata l’istruzione probatoria, per quanto rimanga ancora da disciplinare il modo in cui le prove in questione possano essere utilizzate in giudizio.

I contratti a cui si rivolge la riforma in esame sono quelli di consorzio, società di persone, associazione in partecipazione, franchising, d’opera, di rete, di somministrazione e di subfornitura; restano ferme le disposizioni speciali di legge che prevedono procedure alternative di risoluzione delle controversie.

Quando il procedimento di mediazione sia previsto come condizione di procedibilità della domanda le parti devono essere assistite da un difensore; è possibile rivolgersi al giudice nel momento in cui la condizione si considera avverata, ossia quando l’accordo non si conclude durante il primo incontro con il mediatore. A motivo di ciò, lo svolgimento della mediazione non è di ostacolo alla trascrizione della domanda giudiziale e alla concessione di provvedimenti urgenti o cautelari.

Si vuole valorizzare e anche favorire e potenziare la mediazione che viene demandata dal giudice, come anche semplificare la procedura stessa.

Verranno inoltre perseguite maggiori garanzie di indipendenza e imparzialità dell’arbitro, il quale potrà essere ricusato per gravi ragioni di convenienza e che sarà obbligato a rilasciare, dopo l’accettazione della nomina, una dichiarazione da cui devono emergere le circostanze di fatto rilevanti ai fini delle garanzie stesse; qualora non venisse dichiarata la presenza di eventuali motivi di ricusazione, l’accettazione sarà ritenuta invalida.

Inoltre, le norme dell’arbitrato societario, dopo l’abrogazione del decreto legislativo n. 5/2003, saranno riordinate e inserite nel Codice di Procedura Civile, in una prima applicazione, in ambito civile, del principio di riserva di codice, nuovo e sino ad ora proprio solo del Codice Penale.

Per ulteriori e residuali aspetti della riforma inerenti la mediazione, la negoziazione e l’arbitrato, vedasi qui nello specifico https://www.studiocataldi.it/articoli/42765-riforma-processo-civile-le-novita-sulla-mediazione.asp .

Aspettative, conclusioni e critiche

Giunti al termine di questa necessariamente lunga ma si spera esaustiva piccola trattazione, è necessario rendere conto degli scopi e delle ragioni a favore della riforma, delle critiche e delle conclusioni.

Come già accennato, evidente è la ratio del Legislatore, che vuole snellire i procedimenti, i quali, nell’ambito della giustizia civile, sono giunti a condizione critica; da anni, se non da decenni, si parla e si invoca una riforma del settore procedurale civile, e sembra effettivamente essere giunto il momento, anche solo a giudicare ciò dall’organicità della riforma, diversa dalle precedenti riforme settoriali, e dai fondi stanziati.

Senza dubbio positiva, e quella accolta con più favore da commentatori e operatori, è l’istituzione del Tribunale della Famiglia, che fornisce un complemento della riforma della filiazione del 2012-2013, avviata peraltro nel 2006: da tempo si rivendicava la specialità della materia familiare e minorile tutta.

Se ispirata da sentimenti positivi, quelli di deflazione del contenzioso, desta invece perplessità il potenziamento degli strumenti alternativi della mediazione, della conciliazione e dell’arbitrato, non ovviamente per l’aspetto procedurale in sé ma per il fatto che tali strumenti già negli anni passati erano stati potenziati e favoriti, ma senza esiti positivi apprezzabili; del resto era lo stesso Giuseppe Chiovenda, commentando gli istituti similari presenti nella codificazione processualcivilistica precedente l’introduzione del Codice del 1940, ad affermare che le mediazioni e gli arbitrati obbligatori erano un controsenso e quindi inutili. La riforma in esame stessa, tuttavia, ha stabilito un periodo di cinque anni per osservare l’implementazione degli stessi strumenti stragiudiziali in discussione.

Critiche, se non bocciature, invece, vengono da molti avvocati, soprattutto a proposito della struttura delle udienze a trattazione scritta e della compressione delle modalità di discussione e dei tempi di difesa, per di più in assenza della previsione stringente di termini per la decisione.

L’aspetto più critico, e la critica più condivisibile e da ascoltare, riguarda il fine dell’economicità, che non può ispirare la globalità di un settore pubblico, e non aziendale, fondamentale quale è l’amministrazione della giustizia; soprattutto, si teme la venuta meno dei diritti dei cittadini e soprattutto la compressione del diritto alla difesa.

Senza l’azione a favore dell’aumento del numero dei magistrati togati e del ripristino in funzione giudicante o requirente dei magistrati distaccati negli uffici del Dicastero della Giustizia, senza soprattutto un’azione educativa e formativa dei futuri magistrati, anche questa riforma, pur molto ampia, rischia di finire nel vuoto.

Ad ogni modo, posto che la stessa riforma in questione deve entrare in vigore, sarà solo il tempo a definire le ragioni, i torti e le critiche, sarà solo il tempo a dimostrare la buona funzione e riuscita di questa riforma o il suo fallimento.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

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