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La politica si fa immagine: la narrazione visual del leader politico

Il rapporto comunicazione-politica è sempre esistito, in quanto il potere ha bisogno di rappresentarsi, raccontarsi, spiegarsi e, nei regimi pluralistici, anche di essere conquistato. Tuttavia, nel corso del tempo, le modalità con cui i leader politici vengono rappresentati sono cambiate.

Questa tematica è stata oggetto di un seminario tenuto il 16 maggio dalla professoressa Chiara Moroni (Università degli Studi della Tuscia) presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia.

Sin dall’antichità i leader venivano raffigurati ad esempio attraverso la realizzazione di statue o di dipinti. Solo nella seconda metà dell’Ottocento si è diffusa la fotografia, con la quale il potere acquista una fisicità che può essere ammirata e viene messo in scena perché entri a far parte dell’immaginario collettivo e perché venga consumato esteticamente e simbolicamente attraverso la descrizione della “realtà” vissuta dai politici. Verso la metà del Novecento, la fotografia diventa fruibile da milioni di persone e diventa oggetto domestico in quanto tutti, ormai, possedevano una macchina fotografica.

Con il cinema, la fotografia assume anche dinamicità e diventa fotografia in movimento. Nella seconda metà del Novecento si diffonde la televisione, attraverso la quale i leader politici esprimono il proprio programma e raggiungono, così, milioni di persone. Mentre con la fotografia il corpo dei leader diventava quasi “mistico”, con la televisione diventa un prodotto al consumo. Dunque, abbiamo il passaggio da un prodotto “mistico” a un prodotto “mediale”.

Negli ultimi decenni del Novecento il linguaggio televisivo è cambiato, sempre più all’insegna della spettacolarizzazione poiché non esiste più una sola rete televisiva e cresce sempre di più la competizione. Il linguaggio politico ha dovuto adattarsi a quello televisivo poiché i leader non possono più esprimersi come facevano durante un comizio. Il tempo a disposizione è pochissimo e la soglia d’attenzione da parte degli spettatori è molto bassa, perciò bisogna essere allo stesso tempo efficaci, sintetici, coinvolgenti e anche avere una bella immagine. Ecco che il linguaggio politico è diventato banale, troppo sintetico, semplicistico e talvolta anche volgare, proprio perché in questo modo talvolta si risulta maggiormente efficaci.

Vista questa banalizzazione, oggi è difficile che un politico riesca a costruirsi un profilo con serietà e quindi a costruirsi anche una base di consenso solida. Inoltre, con il nuovo millennio nasce la fotografia digitale che poi viene condivisa anche sui social network. La televisione diventa, così, obsoleta poiché non è interattiva a differenza dei social, sui quali ciascuno di noi può intervenire nel dibattito pubblico in qualsiasi momento. Possiamo parlare di “società degli individui” in quanto: c’è un superamento dell’identificazione con i soggetti collettivi; c’è una marginalizzazione dei corpi intermedi che ultimamente hanno perso potere e, in questo senso, le persone sentono anche il bisogno di rappresentarsi da sole, intervenendo nel dibattito pubblico proprio attraverso i social; infine, sui social network si segue anche la vita privata dei politici (politics of life) i quali al giorno d’oggi utilizzano principalmente i social media per acquisire consensi.

Oggi i politici (almeno qui in Italia), per essere percepiti come credibili, devono essere “normali”, tant’è che amano rappresentarsi in situazioni della vita quotidiana. È chiaro che dietro questa scenografia è presente una strategia ben precisa, infatti vi sono anche esperti che curano l’immagine dei politici. Si rappresentano soprattutto situazioni “familiari” e non momenti istituzionali. Si tratta di una messa in scena del privato, si passa dal corpo “mediale” alla “normalizzazione” del corpo. Oggi la politica non mira più a coinvolgere, ma a creare percezioni e lo fa proprio attraverso l’utilizzo della fotografia social che definisce la percezione che i cittadini hanno dei propri leader politici. Le caratteristiche delle immagini social sono la natura conversazionale delle immagini, il legame emotivo ed empatico e la messa in scena visuale del racconto. Si parla anche di tone of voice, che è dato da un particolare intreccio empatico-cognitivo di testo e immagini.

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