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La questione israelo-palestinese e le proposte per risolvere il conflitto

Il presidente statunitense Donald Trump ha presentato una proposta per risolvere la questione israelo-palestinese, proposta che però risulta sbilanciata a favore di Israele, in virtù dello storico legame che unisce Israele e USA. Il piano dell’amministrazione Trump prevede la creazione di uno Stato palestinese che avrà una capitale nell’area di Gerusalemme Est. Stato che sarà sostenuto da cinquanta miliardi di dollari di investimenti da parte degli USA.

L’Unione europea ha bocciato il piano di Trump. L’UE, ricorda Borrell – alto rappresentante dell’Ue per la politica estera – “apprezza tutti gli sforzi per aiutare a trovare una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese”, ma “per costruire una pace giusta e duratura le questioni devono essere decise attraverso negoziati diretti tra le due parti”.

Storia del conflitto tra israeliani e palestinesi e recenti risoluzioni ONU
Dal 1967, anno della Guerra dei sei giorni – uno dei conflitti arabo-israeliani – Israele occupa i territori palestinesi di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Qualche anno dopo, Israele ha adottato una legge con cui si proclama Gerusalemme unita capitale d’Israele. Con la risoluzione n. 2334 del 2016, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, richiamando precedenti risoluzioni, ha ribadito l’inammissibilità dell’acquisizione di questi territori con la forza e ha condannato «tutte le misure dirette ad alterare la composizione demografica, le caratteristiche e lo status del Territorio Palestinese Occupato dal 1967…». Secondo la risoluzione, la creazione da parte di Israele di insediamenti nel territorio occupato, non ha alcun valore giuridico, oltre al fatto che costituisce una violazione del diritto internazionale e rappresenta un ostacolo al raggiungimento della pace. Inoltre, il Consiglio ha chiesto che «Israele cessi immediatamente e completamente tutte le attività di insediamento» e ha chiesto che tutti gli Stati «operino una distinzione, nei propri accordi rilevanti, tra il territorio dello Stato d’Israele e i Territori occupati dal 1967». Nonostante ciò, nel 2017 Trump ha riconosciuto ufficialmente Gerusalemme unita capitale di Israele e ha annunciato il trasferimento dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Pertanto, con la risoluzione n. ES-10/19, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto a tutti gli Stati di astenersi dallo stabilire missioni diplomatiche nella Città Santa di Gerusalemme, in conformità con quanto ribadito dal Consiglio di Sicurezza. Ciò non ha impedito agli USA di trasferire la propria Ambasciata. Il 14 maggio del 2018, gli USA hanno ufficialmente aperto l’Ambasciata a Gerusalemme. Inoltre, dal 2018 gli USA non riconoscono più lo Stato di Palestina. Tutto questo ha scatenato proteste e scontri violenti da parte dei civili palestinesi che abitano i territori occupati. Inoltre, lo Stato di Palestina ha presentato un ricorso alla Corte penale internazionale – che si pronuncia solo sugli individui e solo per quanto riguarda i crimini internazionali – chiedendo di indagare sui crimini commessi in tutte le parti del territorio dello Stato di Palestina. Con la risoluzione n. S-28/1 del 2018, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato l’uso della forza contro i civili palestinesi, in quanto Israele ha reagito alle proteste chiudendo i varchi tra Israele e la Striscia di Gaza. Il Consiglio ha, altresì, chiesto un’«immediata cessazione degli attacchi contro i civili» e ha chiesto a Israele, «in qualità di potenza occupante, di porre immediatamente termine alla chiusura illegale dei confini della Striscia di Gaza occupata». Va evidenziato, inoltre, che nel preambolo della risoluzione il Consiglio ha affermato l’applicabilità al TPO del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e in particolare della IV Convenzione di Ginevra del 1949 sulla protezione dei civili in tempo di guerra. Israele ha degli obblighi, in qualità di potenza occupante, di garantire il benessere e la protezione della popolazione civile palestinese sotto occupazione.

Alla luce di quanto suddetto, non sembra che la proposta di Trump possa rappresentare una soluzione giusta e pacifica per risolvere il conflitto israelo-palestinese.

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