Home / Giustizia e diritto / La responsabilità dell’avvocato: natura, ruolo e novità

La responsabilità dell’avvocato: natura, ruolo e novità

Tra le libere professioni per eccellenza, uno dei più antichi lavori del mondo, l’avvocato è il professionista legale cui ricorrere per avere consulenze inerenti alla tutela dei propri diritti e interessi legittimi e per poter essere rappresentati in giudizio, non esistendo nel nostro ordinamento, salvo specifiche e tassative ipotesi minoritarie, la possibilità di difendersi da soli, spesso vista in opere cinematografiche e televisive.

Propria dell’avvocato è una propria specifica deontologia, la deontologia forense, affine, nello spirito e nei provvedimenti sanzionatori, ad un’altra celebre e profonda deontologia, quella medica.

Per deontologia forense si intende la “scienza del dovere” dell’avvocato, ossia l’insieme dei doveri, morali e giuridici, e delle regole che l’avvocato (e il praticante) sono tenuti ad osservare; si tratta di regole nate dalla prassi professionale e dalla tradizione addirittura romanistica, che nel corso del tempo sono state codificate in norme giuridiche la cui violazione espone a responsabilità disciplinare e alla comminazione di specifiche sanzioni deontologiche. Ogni attività da libero professionista ha una propria deontologia e necessita di relative adeguate sanzioni: si parla di deontologia e di responsabilità del medico, dell’avvocato, del notaio, del commercialista, etc; ma solamente le attività del medico e dell’avvocato, dato la loro delicatezza e il loro rilievo costituzionale (artt. 32 e 24 rispettivamente), godono di leggi professionali autonome e sono caratterizzate da una deontologia e da sanzioni severe.

Le fonti principali della deontologia forense sono: il Codice Deontologico degli Avvocati (approvato dal Consiglio Nazionale Forense nel 2014, sostitutivo del precedente Codice del 1997); il Codice Deontologico degli Avvocati Europei (approvato dal Consiglio degli Ordini Forensi d’Europa); gli artt. 88 (che impone agli avvocati di comportarsi con lealtà e probità, sotto pena segnalazione da parte del giudice al Consiglio territoriale dell’Ordine degli Avvocati), 89 e 92 cpc; gli artt. 2, 3 e 6 della nuova Legge Professionale Forense, riguardanti i doveri, la deontologia e la soggezione alla legge dell’avvocato. A proposito della Legge Professionale Forense, è interessante notare come, oltre allo stabilimento dei principi sui quali si deve fondare l’attività dell’avvocato (autonomia, indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza), si riconosca espressamente il valore normativo del Codice Deontologico, prima riconosciuto solamente in via di prassi e giurisprudenza.

In data 16 ottobre 2014, dopo l’approvazione del Consiglio Nazionale Forense del 31 gennaio dello stesso anno, è entrato in vigore il nuovo Codice Deontologico: regolamento interno alla categoria forense, ha forza vincolante per tutti gli avvocati e i praticanti e nella gerarchia delle fonti del diritto è una fonte secondaria di produzione; è composto da 73 articoli divisi in 7 titoli, rispettivamente 13 e 2 in più del precedente Codice. Tra gli obiettivi significativi del nuovo Codice, primario è il ribadimento della funzione pubblicistica e sociale dell’avvocatura ex art. 24 Cost. e la tutela dell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione, mentre le principali novità è rappresentata dalla tipizzazione delle condotte che integrano l’illecito disciplinare (mentre il Codice previgente, invece, conteneva solo delle esemplificazioni di comportamenti non corretti, senza una vera e propria lista di illeciti e senza collegarli a specifiche sanzioni), la predeterminazione della sanzione specifica per ogni tipo di illecito disciplinare con meccanismi di aggravamento e attenuazione e, infine, la revisione delle condotte rilevanti tenendo conto della giurisprudenza.

Il Codice Deontologico pone le norme di comportamento alla cui osservanza è tenuto l’avvocato, tanto in via generale (per risalente dottrina, l’iscritto che si rende colpevole di azioni poco corrette attenta al decoro e alla dignità professionale anche quando tali azioni non siano compiute nell’esercizio della professione ma in ambito privato) quanto, specificamente, nei rapporti con il cliente, con la controparte, con altri avvocati e professionisti; il Codice contiene norme deontologiche di carattere generale la cui violazione non dà luogo ad alcun provvedimento disciplinare e norme, poste a tutela dell’interesse pubblico al corretto esercizio della professione, la cui trasgressione è fonte di responsabilità disciplinare: queste ultime norme devono essere caratterizzate dal principio della tipizzazione della condotta e devono contenere l’espressa indicazione della sanzione applicabile (previsione che ricalca la struttura delle norme incriminatrici penali).

A proposito delle sanzioni, data la necessità e l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo quale condizione indispensabile per l’esercizio dell’attività forense (risalente addirittura all’epoca romana e consolidata nel corso del tempo, fino all’espressa previsione degli artt. 2229 e 2231 cc, dell’art. 348 cp e della Legge Professionale Forense n. 247/2012), si capisce bene in cosa consista la gravità e la severità delle sanzioni, al vertice delle quali è posta la radiazione, definita, da autorevole e risalente dottrina, come “morte civile del professionista”.

Le sanzioni disciplinari irrogabili nei confronti dell’avvocato, divise per risalente dottrina in formali e sostanziali, sono elencate e disciplinate dall’art. 53 della Legge Professionale Forense:

a) l’avvertimento: consiste nell’informare l’incolpato che la sua condotta non è stata conforme alla legge e alle norme deontologiche, con l’invito ad astenersi dal compiere ulteriori infrazioni; può essere deliberato quando il fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l’incolpato non commetterà altre infrazioni;

b) la censura: consiste in un biasimo formale, che si applica quando la gravità dell’infrazione, il grado di responsabilità, i precedenti dell’incolpato e il suo comportamento successivo al fatto inducono a ritenere che egli non incorrerà in un’altra infrazione;

c) la sospensione: consiste nell’esclusione temporanea, da un minimo di due mesi ad un massimo di cinque anni, dall’esercizio della professione (o del praticantato) che si applica in caso di comportamenti e responsabilità gravi o quando non sussistono i presupposti per irrogare la sola censura;

d) la radiazione dall’albo: consiste nell’esclusione definitiva dall’albo elenco o registro e impedisce l’iscrizione a qualsiasi albo, elenco o registro pubblico; si tratta della sanzione in assoluto più grave, irrogabile per motivi molto gravi e ignobili, che rendono incompatibile la permanenza dell’incolpato nell’albo.

Sono sanzioni formali, che non pregiudicano lo svolgimento dell’attività professionale, l’avvertimento e la censura, mentre sono sanzioni sostanziali, che impediscono, temporaneamente o definitivamente, l’esercizio della professione la sospensione e la radiazione; la graduazione delle sanzioni è collegata alla gravità della condotta.

Importano la radiazione: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici o dall’esercizio della professione di avvocato; la condanna per uno dei reati preveduti come reato dagli artt. 372 (falsa testimonianza), 373 (falsa perizia o interpretazione), 374 (frode processuale), 377 (subornazione), 377 bis (induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria), 380 (patrocinio o consulenza infedele) e 381 (altre ipotesi di infedeltà del patrocinatore o del consulente tecnico) del Codice Penale.

Un accenno, infine, va fatto alla giurisprudenza disciplinare: essa è stata la fonte primaria ed unica della deontologia; per giurisprudenza disciplinare si intendono le decisioni dei Consigli dell’Ordine locali, del Consiglio Nazionale Forense e le sentenze della Cassazione a Sezioni Unite.

Casistica

Sarà dato ora un elenco di massime recenti in tal senso, inerenti, in particolare, al corretto adempimento dell’attività professionale, alla responsabilità nei confronti del cliente, alla fedeltà nel patrocinio e al mancato compimento degli atti del processo.

Comminazione di sanzione deontologica per approccio scorretto dei clienti (Consiglio Distrettuale di Disciplina di Roma, decisione n. 125/2021)

Costituisce gravissimo illecito disciplinare, valutabile con il massimo rigore, il comportamento dell’avvocato che approccia parenti di defunti fuori dall’obitorio al fine di acquisire mandati professionali. (Nel caso di specie, all’incolpato è stata inflitta la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione per anni cinque).

Responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento del mandato (Cassazione civile, sez. II, n. 23434 del 25 agosto 2021)

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente opera la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile” da applicarsi non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

(Nella specie, relativa al mancato espletamento del mandato in una nell’ambito di un sinistro stradale, una volta stabilito che il danno da risarcire corrispondeva al probabile esito positivo della richiesta di risarcimento del danno per l’incidente stradale di cui al mandato professionale, il Tribunale aveva l’obbligo di motivare la liquidazione equitativa, indicando i criteri adoperati e gli elementi di fatto valorizzati, criteri ed elementi rispetto ai quali doveva fornire la dimostrazione della loro attinenza alla liquidazione, pur senza essere tenuto a una dimostrazione minuziosa e particolareggiata degli elementi valorizzati).

Responsabilità professionale dell’avvocato rimasto inerte (Cassazione civile, sez. II, n. 23434 del 25 agosto 2021)

Nel caso di responsabilità professionale dell’avvocato che è rimasto inerte, il giudice nel procedere alla quantificazione del danno sulla base di quanto avrebbe potuto ottenere la parte lesa, deve fornire una adeguata motivazione delle ragioni che lo hanno portato a una simile valutazione, non potendo limitarsi a formule generiche. Il giudice, cioè, ha l’obbligo di motivare la liquidazione equitativa, indicando i criteri adoperati e gli elementi valorizzati.

Responsabilità professionale e onere probatorio del cliente (Tribunale di Busto Arsizio, sez. III, n. 895 del 5 giugno 2021)

Nell’azione di responsabilità promossa nei confronti del proprio legale, il cliente deve dimostrare che la condotta diligente eventualmente posta in essere dal difensore sarebbe stata potenzialmente idonea a scongiurare l’esito negativo del giudizio ed a condurre – con ragionevole probabilità – ad una conclusione vittoriosa.

Inadempimento dell’avvocato e nesso di causalità (Cassazione civile, sez. III, sentenza n. 15032 del 28 maggio 2021)

La responsabilità dell’avvocato – nella specie per omessa proposizione di impugnazione – non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.

Responsabilità dell’avvocato per causa totalmente infondata (Corte d’Appello di Genova, sez. I, n. 478 del 28 aprile 2021)

Per andare esente da responsabilità professionale, l’avvocato che promuove una causa completamente infondata (c.d. ‘causa persa’) deve provare di aver adempiuto il proprio dovere di dissuasione nei confronti del cliente a fronte di una irremovibile iniziativa dell’assistito e non si può limitare a dimostrare la semplice esistenza di un consenso consapevole da parte del proprio cliente.

Responsabilità dell’avvocato e presupposti per l’accertamento (Tribunale di Bari, sez. II, n. 908 del 4 marzo 2021)

La responsabilità dell’avvocato non può affermarsi per il solo fatto del suo non corretto adempimento dell’attività professionale, occorrendo verificare se l’evento produttivo del pregiudizio lamentato dal cliente sia riconducibile alla condotta del primo, se un danno vi sia stato effettivamente ed, infine, se, ove questi avesse tenuto il comportamento dovuto, il suo assistito, alla stregua di criteri probabilistici, avrebbe conseguito il riconoscimento delle proprie ragioni, difettando, altrimenti, la prova del necessario nesso eziologico tra la condotta del legale, commissiva od omissiva, ed il risultato derivatone.

Violazione del dovere di diligenza (Cassazione civile, sez. II, n. 5429 del 26 febbraio 2021)

L’avvocato deve considerarsi responsabile nei confronti del proprio cliente, ai sensi degli articoli 2236 e 1176 del Cc, in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza o imperizia, compromette il buon esito del giudizio, mentre nelle ipotesi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la sua responsabilità, a meno che non risulti che abbia agito con dolo o colpa grave.

Pertanto, l’inadempimento del suddetto professionista non può essere desunto dal mancato raggiungimento del risultato utile cui mira il cliente, ma soltanto dalla violazione del dovere di diligenza adeguato alla natura dell’attività esercitata, ragion per cui l’affermazione della sua responsabilità implica l’indagine – positivamente svolta sulla scorta degli elementi di prova che il cliente ha l’onere di fornire – circa il sicuro e chiaro fondamento dell’azione che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata e, in definitiva, la certezza morale che gli effetti di una diversa sua attività sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente medesimo.

Errore del legale determinante nell’esito negativo del giudizio (Cassazione civile, sez. III, n. 3566 dell’11 febbraio 2021)

Non è sufficiente provare il non corretto adempimento degli oneri professionali del legale per ottenere un risarcimento in quanto è necessario dimostrare che, alla stregua dei criteri probabilistici, se il legale non avesse commesso errori il giudizio avrebbe avuto un esito diverso per la parte.

Criterio del “più probabile che non” (Cassazione civile, sez. VI, n. 410 del 13 gennaio 2021)

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non», si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

Check Also

Le interviste di Giustizia&Investigazione: Covid, green pass e libertà personali

Alessandra Pierelli intervista l’avvocato Luisa Manini

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi