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La Storia si tinge di giallo

La Seconda guerra mondiale in Italia, l’attualità e una serie di delitti nel primo romanzo a quattro mani di Lia Celi e Andrea Santangelo: “Ninnananna per gli aguzzini”

Quattro mani, due teste e tante storie da raccontare. Lia Celi e Andrea Santangelo, di storia e di storie se ne intendono e, insieme, hanno pubblicato “Caterina la Magnifica”, “Casanova per giovani italiani” e “Le due vite di Lucrezia Borgia”, saggi di divulgazione storica su personaggi famosi, più o meno conosciuti, a volte anche solo per sentito dire o avvolti da una aneddotica scolastica. Con “Ninnananna per gli aguzzini” si lanciano nel romanzo, in questo caso giallo, legato anche all’attualità, ma che scava nella storia.

Perché questa scelta di far incontrare un genere letterario con la ricerca storica?

«Perché la storia è il nostro grande amore e cerchiamo ogni scusa per parlarne. E anche per giocarci. Siamo un po’ come i vecchietti di Monteperso, il paese immaginario, ma non troppo del nostro romanzo, che si divertono andando a caccia di residuati della Seconda guerra mondiale e a volte li convertono a usi civili, quotidiani: non hanno un atteggiamento deferente o ‘museale’, rispetto a quel passato tragico ed esaltante, lo sentono come parte di se stessi e lo reinseriscono nella loro vita o magari ci fanno su qualche soldo. Anche per noi la storia è un grande serbatoio, non solo di spunti per capire meglio il presente, ma anche di ispirazioni, di curiosità, di occasioni di humour. Dopo averne tratto idee per i nostri saggi, abbiamo voluto usare la storia anche per insaporire il nostro primo romanzo».

Un vigile-investigatore per errore, dal destino incerto all’università al mondo reale, sembra che per il protagonista le cose accadano per fatalità, è questa capacità di affrontare la tempesta con semplicità che ne fa un detective molto caratteristico alle prese con un omicidio altrettanto particolare?

«Probabilmente l’aspetto più anomalo di Marco Pellegrini è l’età: con i suoi ventisei anni, è il detective più giovane del noir italiano, e forse non solo italiano, popolato di poliziotti e investigatrici over 40 più o meno disincantati. Ha la freschezza e l’insicurezza della sua generazione, incastrata in giochi troppo più grandi, in cui si raccapezza a fatica. Ma Marco è anche un figlio della sua terra, dove i legami familiari e le amicizie dell’infanzia sono vere e proprie àncore contro la confusione e il cinismo».

Migranti in hotel e nazisti (non dell’Illinois), ancora presente e passato che si mischiano?

«Questo non ce lo siamo inventato noi, il cortocircuito fra presente e passato è una costante nell’attualità, o meglio, nella sua narrazione, un po’ ovunque. Ci sono capitoli del passato pesanti e mal digeriti che, come la peperonata, si ripropongono nei momenti di tensione. In questi giorni negli Stati Uniti e in Europa si contestano le statue di schiavisti e colonialisti, gli integralisti islamici chiamano ‘crociati’ gli occidentali ormai completamente secolarizzati, e il fascismo e il nazismo (o meglio, i loro simboli) sono diventati peluche ideologici per rassicurare una certa classe media bianca traumatizzata e impoverita dalla crisi».

Cosa c’entrano la Seconda guerra mondiale e il generale Patton?

«La Seconda guerra mondiale c’entra sempre, è come il prezzemolo. Al di là degli scherzi, fa impressione pensare quanti giovani non abbiano idea di cosa sia stato quel conflitto. Sono ancorati solo a ciò che gli ha detto il cinema di Hollywood e videogiochi come Call of duty. Tantissimi ignorano le distruzioni e i lutti che l’Italia ha subito in quella guerra. Ci piace parlare di Linea Gotica anche per stimolare le nuove generazioni a recuperare i racconti dei nonni e conoscere la grande storia che è passata da casa loro circa 80 anni fa. Patton è il nome del personaggio che sta riscuotendo più successo tra i nostri lettori: è un cane, avanzo di canile dal carattere tremendo, che appartiene al nonno del protagonista e con lui va in giro per boschi alla ricerca di tracce e reperti bellici. E sarà fondamentale nello svelare la verità che si nasconde dietro a un caso di omicidio che scuote il piccolo paese di Monteperso e tutta Italia».

La storia e la letteratura, quale rapporto con la giustizia e legge? Lo scrittore e lo storico come si pongono di fronte a questi temi?

«Intanto precisiamo che siamo entrambi incensurati e abbiamo tutti i punti sulla patente. E, da genitori, educhiamo i nostri figli al rispetto della legge… Due cittadini esemplari, insomma. Ma l’occhio dello storico non può non vedere quanto i concetti di legge e giustizia rispecchiano l’epoca e il luogo in cui sono stati concepiti. Ottant’anni fa in Italia il razzismo era perfettamente legale e l’antirazzismo un crimine. Cinquant’anni fa il marito poteva esercitare lo ‘ius corrigendi’ su moglie e figli, cioè picchiarli, per non parlare del delitto d’onore. Oggi puoi essere denunciato se maltratti un animale, cosa che i nostri nonni avrebbero considerato totalmente folle. Ma il delitto più scandaloso, dai tempi di Caino e Abele, è l’omicidio, perché il ‘non uccidere’ è la pietra angolare di ogni società, eppure ognuno di noi almeno una volta nella vita si è chiesto se potrebbe diventare un assassino o ha avuto paura di diventare una vittima. E quanto più la violenza bruta è uscita dalla nostra vita (a dispetto di quel che appare dai media, gli omicidi privati stanno calando dappertutto e in Europa sono al minimo storico) tanto più abbiamo bisogno di fiction che ci faccia affrontare, almeno nell’immaginazione, i nostri istinti più antichi e profondi, l’impulso violento, ma anche il bisogno di veder riparato un torto. Per questo il noir è il genere più popolare e amato, anche da noi storici. Che, sotto sotto, siamo esseri umani».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore. Direttore del sito www.giustiziaeinvestigazione.it

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