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La tragedia dimenticata della minoranza italiana in Crimea

Gli italiani si insediarono in Crimea nell’Ottocento. Si tratta di una minoranza, che però si era ben integrata. Una vicenda di “donne e uomini prima altamente considerati, poi emarginati, perseguitati e decimati nei Gulag”. Queste le parole del neo assessore alla cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano, il quale ha introdotto la conferenza che si è tenuta lo scorso 9 luglio alla sala della Vaccara per far luce su questa triste vicenda che rappresenta un’altra pagina della nostra storia completamente ignorata per decenni. La conferenza è stata curata dal giornalista RAI Stefano Mensurati il quale, tra l’altro, ha reso possibile l’accoglienza di alcuni italiani (della piccola comunità che si è ricostituita in Crimea) anche qui a Perugia. Questi ragazzi, vincitori di borse di studio, nel 2012 sono stati ospitati dall’Università per Stranieri per frequentare dei corsi.

La Crimea, storia e geografia
La Crimea è una penisola affacciata sul Mar Nero ed è collegata alla terraferma solo dall’istmo di Perekop, che la unisce alle regioni sudorientali dell’Ucraina, mentre è collegata alla Russia dal ponte di Crimea, situato sullo stretto di Kerč’. Nell’antichità la Crimea faceva parte dell’Impero Romano, tant’è che al giorno d’oggi ritroviamo tracce di romanità. Questa regione era molto importante per il commercio perché attraverso di essa si trasportavano le merci. Alla fine del Settecento la Russia di Caterina II conquistò definitivamente la Crimea. All’inizio del secolo successivo molti italiani iniziarono a trasferirsi in Crimea. Nel 1853, Cavour decise di far partecipare il Piemonte alla guerra di Crimea. Egli riteneva indispensabile l’appoggio di Napoleone III per cacciare gli austriaci dalla parte settentrionale della penisola italiana e costituire l’unità. La guerra di Crimea si svolse dal 1853 al 1855. Scoppiò perché la Russia, approfittando della debolezza dell’Impero Ottomano, voleva affermare la propria egemonia nei Balcani. Gran Bretagna e Francia si opposero e appoggiarono, assieme anche al Piemonte, gli ottomani contro la Russia che fu sconfitta.

La comunità italiana in Crimea e il secolo d’oro (1820-1920)
Intanto in Crimea si sviluppava la comunità italiana ma quasi tutti parlavano il dialetto e per tale motivo furono chiamati dall’Italia dei maestri per insegnare ai figli l’italiano corretto. A Kerč’ furono aperte biblioteche, scuole etc. Successivamente, si trasferirono anche insegnanti, architetti, medici e così si andava formando una vera e propria comunità. Come già accennato, coloro che facevano parte di questa comunità erano rispettati, ma tutto questo fino alla fine del secolo d’oro.

Il secolo buio: dal 1920 in poi
Nel 1917 in Russia scoppiò la rivoluzione. Si tratta della rivoluzione d’ottobre, durante la quale i bolscevichi assaltarono il Palazzo d’inverno. Poi si formò un governo di soli bolscevichi, il governo dei commissari del popolo. Essi affermarono di voler dichiarare battaglia all’Assemblea costituente ma le elezioni furono vinte dai social rivoluzionari che come i cadetti e i menscevichi volevano che la Russia continuasse a combattere in guerra. I bolscevichi dichiararono sciolta l’assemblea con un colpo di stato e nacque una dittatura di partito. I menscevichi, messi da parte, avevano ceduto proprio la Crimea. La Russia, uscita dalla guerra, divenne una repubblica socialista (nacque l’Urss). Nel 1920 molti italiani scapparono e tornarono in Italia, ma coloro che restarono vennero sfruttati e alcuni furono anche uccisi durante le purghe staliniane. Dopo le purghe, agli inizi della seconda guerra mondiale, l’Italia invase l’Urss. Nel 1942 tutti gli italiani di Crimea furono rastrellati casa per casa e poi furono costretti a salire nei vagoni diretti ai gulag, dove i nostri connazionali furono deportati. Alcuni morirono già nei vagoni, per il troppo freddo e perché le condizioni igieniche erano pessime. Molti altri morirono nei gulag.

La rinascita di una comunità
Solamente una piccolissima parte di questi italiani era sopravvissuta. I pochi superstiti tornarono in Crimea negli anni ’70. Nel 1991, caduta l’Unione Sovietica, iniziava a rinascere una comunità anche se alcune famiglie non si sono mai riprese e tutt’ora vivono in condizioni di miseria.

Il collegamento via Skype
Al termine della conferenza c’è stato un collegamento via Skype con Giulia Giacchetti, presidente dell’associazione Cerkio, nata nel 2008. L’acronimo sta per “Comunità degli emigrati nella regione di Krimea – italiani di origine”. Inoltre, nel 2015 la comunità italiana di Crimea è stata riconosciuta come minoranza perseguitata. Tutto questo rappresenta un nuovo inizio.

La mostra
In conclusione, alla Loggia dei Lanari è stata inaugurata la mostra dedicata agli italiani in Crimea.

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