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La tutela dei diritti del turista-viaggiatore e l’emergenza Covid19

Intervista all’avvocato Monia Dottorini, autrice di un ebook, edito da Maggioli, sui danni economici e personali per i mancati viaggi

Viaggiare ai tempi dell’epidemia da Covid19 è impossibile che aveva prenotato viaggi in giro per il mondo si ritrova con un biglietto in mano, inutilizzabile. Monia Dottorini, avvocato del foro di Perugia, docente in discipline giuridico-economiche, ha pubblicato un ebook (Maggioli editore) sulla tutela e sui diritti del viaggiatore-consumatore.

Viaggi cancellati per emergenza sanitaria, qual è la condizione del viaggiatore adesso? Perde tutto, viene rimborsato oppure potrà usufruire del viaggio in un altro momento?

«Lo stato di emergenza sanitaria causato dalla diffusione del Covid19 esistente sia a livello nazionale che internazionale, deve essere considerato un evento straordinario ed imprevedibile che sfugge ad ogni tipo di controllo soggettivo e che legittima, nel caso sottoposto alla nostra attenzione, la richiesta di risoluzione del contratto di viaggio. Ciò consentirà al turista-consumatore di ripetere la prestazione economica eventualmente eseguita e di chiedere il risarcimento del danno, nel caso in cui ricorrano i presupposti previsti dalla legge. È chiaro che previo accordo tra le parti contrattuali, il turista-consumatore avrà la facoltà di chiedere, in alternativa al ristoro di natura economica, di usufruire di un altro viaggio avente pari valore a quello perduto in conseguenza dell’evento epidemiologico».

Quali azioni può intraprendere il consumatore per ottenere giustizia?

«Vi sono varie forme di tutela dei diritti ed interessi del turista-viaggiatore qualora a causa del verificarsi di un evento imprevisto ed imprevedibile, come nel nostro caso, la diffusione del Covid19, si veda pregiudicato nel suo diritto di usufruire del c.d. pacchetto turistico. Infatti, la normativa nazionale, anche in attuazione di quanto disposto dai “Principi Unidroit” e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, prevede e disciplina delle azioni giudiziarie che può esercitare il turista-consumatore purché non siano da considerarsi pretestuose, ma abbiano un solido fondamento probatorio. Tra le tante, possiamo citare la richiesta di risoluzione del contratto di viaggio per impossibilità sopravvenuta della prestazione oppure per eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione stessa».

I danni economici sono facilmente comprensibili, per danni personali cosa intendi e cosa è risarcibile?

«Sicuramente l’inadempimento del contratto di viaggio, non provoca solo danni economici, ma anche personali. Infatti, la mancata fruizione del pacchetto turistico, si concretizza in una piena ed effettiva lesione dell’interesse del turista al pieno godimento del viaggio, da considerarsi quale occasione di svago, riposo e piacere, a volte, addirittura irripetibile. A tale proposito e sulla base delle predette circostanze, l’articolo 47 del Codice del turismo, prevede che il turista – consumatore possa chiedere, oltre alla risoluzione del contratto, anche il risarcimento del danno, tenuto conto del tempo di vacanza inutilmente trascorso e dell’irripetibilità dell’occasione perduta. Naturalmente, ai fini dell’operatività della predetta disposizione normativa e come affermato in precedenza, sarà indispensabile che le richieste risarcitorie abbiano un reale, concreto ed effettivo fondamento probatorio».

Qualche caso concreto accaduto in queste settimane di blocco?

«Nella prima fase della diffusione epidemiologica, i più colpiti sono stati i collegamenti da e per i Paesi asiatici ed in particolare la Cina, epicentro del contagio da Covid19. I viaggiatori hanno subito dei disagi, anche nel caso in cui il proprio volo prevedeva un solo scalo in un aeroporto cinese. A tale situazione, sono seguite sospensioni e tagli dei voli da e per l’Italia, con evidenti ripercussioni sul nostro turismo nazionale che al momento rappresenta il 13% del Pil, con un giro d’affari pari a 146 miliardi di euro. Successivamente alle misure restrittive adottate da alcuni Paesi nei confronti dei turisti italiani, questi ultimi hanno deciso di rinunciare ad andare in vacanza e, quindi, di non usufruire dei pacchetti turistici. È da sottolineare che tra i vari Paesi che hanno impedito l’ingresso di cittadini italiani nel proprio territorio, vi sono delle mete turistiche molto ambite, come per esempio le Mauritius, le Seychelles».

Il tour operator può invocare le cause di forza maggiore e diventare a sua volta “vittima” delle imposizioni superiori?

«Il diritto di usufruire di un cosiddetto pacchetto turistico da parte del turista-consumatore ha sicuramente fonte contrattuale. L’inadempimento ad una prestazione contrattualmente prevista, determinato a seguito della diffusione epidemiologica è stato causato da un evento eccezionale ed imprevedibile che sfugge ad ogni forma di controllo da parte dei soggetti interessati all’esecuzione del contratto di viaggio. Tale circostanza, non legittima il tour operator o l’organizzatore del viaggio ad invocare la c.d. causa di forza maggiore, al fine di impedire al turista – consumatore di tutelare i propri diritti ed interessi nascenti dal contratto di viaggio a suo tempo stipulato e ciò a prescindere dalla più o meno esistenza di una responsabilità contrattuale gravante sul tour operator stesso. Pertanto, nel caso ci specie, anche se il turista non ha potuto usufruire del cosiddetto pacchetto turistico per causa indipendente dalla volontà del tour operator avrà, in ogni caso, diritto alla ripetibilità della prestazione economica eventualmente eseguita e, qualora ne ricorrano i presupposti, potrà avanzare pretese risarcitorie limitatamente a quei casi in cui si ritenga superata la c.d. soglia di tollerabilità e ciò in ossequio a quanto stabilito non solo a livello comunitario, ma anche in ottemperanza a quanto previsto dalla nostra Carta Costituzionale».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore. Direttore del sito www.giustiziaeinvestigazione.it

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