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La violenza sulle donne e la responsabilità delle vittime

Stiamo attenzionando la violenza di genere in modo sempre più puntuale, una violenza sempre più denunciata, scoperta e condannata. Una violenza che ha mille forme che vanno dalla violenza economica a quella psicologica fino all’omicidio, la distruzione fisica della donna.

Ci sono dei punti che vogliamo sottolineare, precisando che nulla tolgono alla condanna della violenza di qualsiasi tipo ed alla sua gravità. Vogliamo sottolineare il concorso della vittima in questa violenza subita. Un concorso che non sempre esiste, ma che spesso c’è e che se riconosciuto può evitare a molte altre vittime di diventare vittime.

Una delle leggi della criminologia è che un reato è tanto più grave quanto più la vittima è indeterminata. Una strage che colpisce un numero di persone indeterminato e sconosciuto, come fu la strage di Bologna del 2 agosto 1980, è più grave di un uomo tradito o abbandonato che colpisce la propria compagna, non tanto e non solo perché nel primo caso ci sono più vittime, ma perché quelle vittime sono casuali, potevano diventare vittime o non diventarlo, dipende dalla sorte. Per una donna vittima di un compagno geloso, ossessivo non vi è causalità, per quel reo l’unica vittima possibile era quella, il soggetto non sarebbe diventato omicida se non per quella vittima precisa. Vuol dire che mai ucciderebbe un’altra persona, che è proprio quella persona che gli fa scattare la furia omicida. Ciò lo rende meno pericoloso in generale, ma molto pericoloso per il soggetto sua vittima, che in genere è una donna con cui ha una stretta relazione.

Ciò significa che solo un soggetto può scatenare le furie omicida in un certo soggetto, per esempio la moglie o comunque la compagna, e solo loro possono scatenare furie omicide o per gelosia o per rabbia generata dai loro comportamenti. Logica deduzione vuole che come possono scatenare la rabbia dell’omicidio al punto di farsi aggredire possono anche fare in modo che questa rabbia non esploda, non si diriga contro di loro. Dovrebbero conoscere la persona che hanno di fronte ed evitare tutto quanto può trasformare un uomo tranquillo in una bestia. Dovrebbero adottare tutte le tutele necessarie ed essere prudenti. La storia ci dice il contrario: donne che si mettono in situazioni pericolose, sole con il persecutore in luoghi isolati…e via dicendo con altri possibili mille esempi.

A questo punto occorre interrogarsi su cosa spinge queste donne che hanno compagni violenti, che spesso le picchiano, che le controllano, che le vogliono possedere come oggetti, a continuare a confrontarsi con loro, a continuare a viverci assieme o a recarsi agli appuntamenti, ad uscire con loro da sole ed in luoghi poco frequentati. Eppure spesso sono avvisate dai loro avvocati, dai medici, dagli amici, ma questo non è sufficiente a fermarle, ad impedire loro di buttarsi in mano al loro carnefice.

Cosa le spinge? La troppa fiducia in se stesse? L’incredulità per l’esistenza del pericolo? Rimane il fatto che si affidano al lupo mannaro senza precauzioni alcuna. Viene da chiedersi perché? Perché fanno questo? E la risposta non può essere univoca e nemmeno posso darla io, certo fra le motivazioni sicuramente annovero il conformarsi della donna al ruolo della salvatrice, per cui la vittima pensa sempre di poter salvare il carnefice, sopravvalutando se stessa e sottovalutando il pericolo. Altro aspetto è la enorme sopravvalutazione che molte donne fanno degli uomini e dei loro compagni che cercano di tenere a tutti i costi, al punto da convincersi che quello che ricevono dal loro compagno sia amore. Giocano un ruolo anche le condizioni economiche della vittima, che può non lavorare e non avere mezzi per mantenersi e, quindi, accetta qualsiasi tipo di relazione. Su questa situazione devo fare alcune osservazioni che estendo ad un’altra circostanza, quella delle violenze subite davanti ai figli.

È ormai dato scientifico certo che assistere a scene di violenza da bambini costituisce violenza assistita e può provocare traumi che condizionano tutta la vita. Nonostante ciò le donne che subiscono violenza davanti ai figli spesso non hanno la forza di reagire in nome del benessere dei figli, non hanno la forza i tutelare i propri figli. Questo appare ancora meno comprensibile nell’ottica di autonomia e indipendenza che stanno cercando le donne moderne. Un’ottica del genere presuppone autonomia di decisione ed indipendenza economica, capacità di vivere e decidere della propria vita in solitudine senza alcun ricatto economico o sentimentale da parte di un partner.

Se le donne perseguissero questa via, non quella dell’essere vittima, costringerebbero gli uomini a cambiare per misurarsi con questa nuova realtà. Potrebbe essere il mondo nuovo.

Ci vuole impegno e coraggio per perseguire questa via, ma con il tempo ti regala la libertà, il bene più prezioso del mondo.

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