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“L’amico ritrovato”, una storia di guerra, persecuzione e amicizia più forte della morte

“Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico, ma anche ora, a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia”.

Fred Uhlman scrive queste parole ricordando la propria vita passata. Il romanzo, definito da Arthur Koestler “un capolavoro”, è ambientato in Germania negli anni della Seconda guerra mondiale. I due protagonisti, Hans Schwarz e Konradin von Hohenfels si conoscono tra i banchi di scuola nel 1933. Il primo appartiene a una famiglia di origine ebrea, il secondo ad un’importante famiglia aristocratica. Nonostante le diversità, i due condividono numerose passioni e, entrambi in cerca della vera amicizia, diventano inseparabili. Hans e Konradin, sono giovani e pronti ad esplorare il mondo, vogliono provare a comprendere insieme il senso della vita. Hans non esita a far conoscere l’amico del cuore alla propria famiglia. Anche Konradin vorrebbe invitare l’amico nella propria dimora, ma lo fa esclusivamente in assenza dei genitori perché la madre disapprova la loro frequentazione. Hans lo capisce e ne soffre, ma Konradin gli assicura di considerare il parere della madre irrisorio. Niente sembra ostacolare la loro amicizia. Tuttavia, col trascorrere dei mesi, la storia dei due ragazzi si intreccia ineluttabilmente con la storia che si studia a scuola.

La guerra, infatti, è alle porte.

Già sono iniziati dei sovvertimenti politici, a scuola anche i professori cantano gli elogi della razza ariana, la razza pura, in contrapposizione agli ebrei, ritenuti pericolosi per la società. L’antisemitismo contro gli ebrei non era recente, nasce da un’ostilità preesistente nell’Europa cristiana. Questo antisemitismo di tipo religioso, diviene successivamente anche di tipo economico e politico. Inoltre, negli anni immediatamente precedenti il secondo conflitto mondiale, Adolf Hitler fonda il partito nazionalsocialista, sulle idee di superiorità della razza ariana e ossessione della mescolanza.

Nell’ambito del racconto di Uhlman, tutto ciò ha ripercussioni sul rapporto d’amicizia tra i due ragazzi, allontanandoli. I genitori di Hans decidono che il figlio deve raggiungere alcuni parenti in America, a New York. Solo così si salverà e potrà studiare all’università. Quanto a Konradin, pur essendo dispiaciuto per la partenza di Hans, in una lettera inviata all’amico, scrive: “So che resterai sconvolto nell’apprendere che io credo in quest’uomo. Lui solo è in grado di salvare il nostro amato paese dal materialismo e dal comunismo…”. Si riferisce ad Adolf Hitler.

Trascorsi trent’anni, ritroviamo il protagonista che vive in America e svolge la professione di avvocato, pur restando col rimpianto di non aver mai scritto dei libri e delle poesie, ciò che aveva sempre desiderato. Un giorno, Hans riceve inaspettatamente una richiesta di fondi da parte del liceo che aveva frequentato in Germania, per la costruzione di un monumento dedicato agli allievi caduti durante la Seconda guerra mondiale. In quell’elenco, c’è anche il nome del suo amico e accanto vi è scritto: “Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato.” Nel dolore, Hans ritrova l’amico di una vita.

In questo modo si conclude il romanzo. Non si narrano direttamente i tragici eventi della guerra, ma ne emergono le ripercussioni sulla vita delle persone. Solo con la morte dell’amico, Hans ha potuto vedere il trionfo dell’amicizia.

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