Favorire l’integrazione sociale e lavorativa di soggetti in esecuzione penale esterna attraverso un tirocinio formativo della durata di sei mesi presso aziende del territorio regionale. È quanto si propone il progetto “Sfide 2: una buona pratica di presa in carica multiprofessionale”, finanziato dalla Regione Umbria e realizzato dall’associazione temporanea di impresa composta dalle cooperative sociali Frontiera Lavoro di Perugia, Cultura e Lavoro di Terni e Quadrifoglio di Orvieto, in collaborazione con gli Uffici di esecuzione penale esterna di Perugia e di Terni. In questa intervista Luca Verdolini, responsabile area giustizia di Frontiera Lavoro, racconta come si svolge il progetto, le finalità e i primi risultati.

Cosa è e cosa fa Frontiera Lavoro?

«Frontiera Lavoro è una cooperativa sociale costituita nel 2001 e al suo interno ha un’area giustizia che si occupa della progettazione e della gestione dell’inserimento lavorativo di persone ristrette e dei soggetti in carico agli uffici di esecuzione penale esterna. Lo scopo dei nostri interventi è quello di inserire la persona in esecuzione penale in un percorso di accompagnamento al lavoro attraverso il quale trovare un’occasione di riscatto e di crescita sia personale sia professionale che porti ad una sistemazione lavorativa al termine del progetto».

“Sfide 2” è il risultato, ma anche obiettivo, di un lungo percorso che viene dal passato, come si arriva a questo progetto?

«Gestiamo questi interventi a favore dei soggetti in esecuzione penale esterna da circa venti anni e i progetti che mettiamo in campo necessitano di un finanziamento della Unione Europea, i cosiddetti piani FSE, passando per la Regione Umbria. Partecipiamo ai bandi sociali con lo scopo di orientare e formare professionalmente e accompagnare al lavoro detenuti che possono lavorare all’esterno del carcere. Il 23 marzo si terrà un convegno che servirà a presentare i risultati raggiunti dal progetto e per discutere delle politiche di reinserimento».

Come si svolge l’attività prevista da “Sfide 2”?

«Il progetto è articolato in due azioni: la prima è stat di orientamento al lavoro delle persone segnalate dall’Uepe di Perugia e di Terni, tramite dei colloqui individuali per un monte ore di 30 a persona, poi con lo svolgimento di due percorsi formativi per acquisire la certificazione Hccp per la sicurezza alimentare per quei soggetti che sono stati avviati nel settore alimentazione e contatto con alimenti; altre 4 ore di corso hanno riguardato la sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei colloqui abbiamo stilato un bilancio di competenze e conoscenze, esperienze pregresse, corsi di formazione per ciascuno partecipante. Su quei dati abbiamo stilato dei percorsi e delle mete lavorative a livello personale. Poi l’utente è stato accompagnato nelle aziende che hanno aderito al progetto per svolgere un tirocinio di sei mesi, 40 ore settimanali per 800 euro mensili. Il tutor ha fatto visite periodiche in azienda per verificare il percorso, supportare l’imprenditore e ascoltare il tirocinante. I settori produttivi interessati sono stati: in primo luogo la ristorazione perché è dove c’è maggiore possibilità di occupazione delle persone inserite nei progetti, poi perché è un settore nel quale abbiamo una decennale esperienza e una ottima fidelizzazione con imprenditori che ormai ci contattano per cercare personale; a seguire il settore del tessile, soprattutto per le donne detenute; infine, il settore dei servizi. Al termine del percorso abbiamo svolto una consulenza per verificare le possibilità di assunzione, la tipologia contrattuale più consona. Su 80 tirocini beni 34 sono diventati contratti di lavoro, per gli altri stiamo facendo orientamento al lavoro per trovare un’occupazione».

I soggetti coinvolti?

«Destinatari sono i detenuti e i soggetti in carico all’Uepe. Coinvolti anche 14 detenuti per i quali è stato fatto il colloquio in carcere e poi il tirocinio una volta ammessi al lavoro esterno dal Ministero. Da evidenziare il rapporto di collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, corso di laurea in Scienze Sociali del Dipartimento di Scienze Politiche, con un incontro rivolto alla popolazione studentesca al fine di approfondire le modalità di approccio alle problematiche di relazione nei rapporti con i soggetti in esecuzione penale».

Il progetto non si conclude con il diploma, ma ha una parte attuativa successiva?

«Alla conclusione viene rilasciato un attestato di frequenza e certificate le competenze acquisite. L’obiettivo è quello di facilitare l’inserimento lavorativo con un contratto, per questo seguiamo sia il lavoratore sia l’imprenditore anche in seguito».

L’importanza del lavoro per la riabilitazione dei detenuti?

«I migliori risultati li abbiamo conseguiti quando questi percorsi iniziano durante la detenzione. Le statistiche sono molto chiare: chi viene inserito nei circuiti di formazione e orientamento non torna a delinquere. Appena il 5% è recidivo. Il lavoro è un elemento che consente di recuperare fiducia in se stessi, di acquisire la consapevolezza del proprio ruolo nella società e consente di cambiare vita una volta per sempre».

Qual è la condizione in Umbria, con quattro penitenziari, dei progetti di reinserimento dei detenuti?

«C’è un forte bisogno di interventi di questo tipo, ma le risorse sono molto limitate e solo una piccola parte di soggetti riesce a transitare in questi percorsi di recupero. Ci sarebbe necessità di dare una risposta a tutti, anche perché non riscontriamo alcun problema con le aziende, le quali sono pronte ad accogliere queste persone. Questo avviene proprio grazie ai percorsi di conoscenza e di collaborazione che abbiamo costruito nel tempo e alla formazione che diamo ai detenuti. I quali si devono impegnare a rispettare le regole del lavoro, delle aziende e dei progetti. Non sempre riusciamo a dare continuità ai percorsi perché tra un bando e l’altro passa del tempo, mentre sarebbe ideale dare continuità a questi progetti».

Altro progetto di reinserimento lavorativo, e di pubblicità, è “Golose evasioni”, ce ne parli?

«Tra i nostri obiettivi c’è anche la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle attività che si svolgono all’interno di un penitenziario e su quanto fanno i detenuti. Per quanto riguarda Capanne abbiamo due progetti, uno per le donne e che riguarda la sartoria (con tanto di sfilata all’interno della struttura carceraria con i capi prodotti della detenute), e uno per gli uomini con la cucina, “Golose evasioni” appunto. È una testimonianza di quanto hanno saputo fare i ragazzi impegnati nel corso di cucina e alimentazione in generale. Si tratta di una cena evento preparata dai detenuti supportati da chef come Filippo Lamantia, Andrea Sposini, Oriano Broccatelli e Giancarlo Polito, i quali hanno messo gratuitamente a disposizione la loro professionalità per coordinare i ragazzi in questo che rappresenta un saggio finale delle competenze. È un modo per far vedere agli imprenditori e alla città cosa sanno fare i detenuti che lavorano. La risposta all’invito è stata molto positiva con una media di 250 persone, a pagamento, a serata. Hanno dato il loro contributo anche degli artisti come Gabriele Mirabassi con intermezzi musicali tra un piatto e l’altro e la presentazione dei piatti stessi oppure come La Sarabanda Teatro che ha allestito una “cena con delitto” allietando la serata».

Il convegno

“Oltre i confini della pena. Percorsi di reinserimento socio lavorativo a favore di cittadini in esecuzione penale esterna” è il titolo del convegno che si svolgerà venerdì 23 marzo, dalle 9 alle 13, presso la Sala Brugnoli di Palazzo Cesaroni a Perugia.
Il programma prevede l’accoglienza dei partecipanti e una colazione preparata ed offerta da alcuni allievi del progetto “Sfide 2” inseriti presso aziende del settore della ristorazione. Alle 10 la proiezione del documentario “Oltre i confini della pena” prodotto dalle cooperative sociali “Frontiera Lavoro” Perugia – “Cultura e Lavoro” Terni – “Il Quadrifoglio” Orvieto. Interverranno l’assessore Regione Umbria Luca Barberini, il presidente di Frontiera Lavoro Roberta Veltrini, Lucia Castellano del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, i dirigenti degli Uffici di esecuzione penale esterna Laura Borsani, Maria Biondo e Silvia Marchetti, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia Roberto Ferrando e quello di Terni Fabio Gianfilippi. Il dibattito sarà condotto e coordinato dall’avvocato Cristina Castellano (consigliere dell’Ordine degli avvocati di Perugia). Il convegno è accreditato dall’Ordine degli avvocati di Perugia e dall’Ordine degli assistenti sociali.

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Pubblicato da Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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