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Le circostanze attenuanti generiche e la loro applicazione

Le circostanze attenuanti generiche sono un istituto di diritto penale introdotto nel codice al fine di fornire al giudice un mezzo che permetta di considerare una serie di aspetti non normati nell’art. 62 c. p., dove alcune circostanze attenuanti vengono tipizzate.

Questi aspetti possono essere particolari condizioni personali del reo, anche transitorie, che possono aver influito sulla commissione del reato, come la giovane età, le condizioni sociali e culturali, la collaborazione alle indagini e al processo.

Nella norma è scritto: “ il giudice può” e non è scritto deve. Questo è l’elemento sul quale vogliamo qui disquisire.

La Suprema Corte è intervenuta varie volte sull’argomento, specificando, ad esempio, che la sola incensuratezza di un imputato non è sufficiente a concederle.

Spesso vengono concesse dai giudici con la dizione “ per adeguare la pena astratta al fatto concreto”.

Di fatto la concessione delle stesse è rimessa al giudice che dovrebbe valutare e motivare se vi sono elementi da considerare a favore dell’imputato seguendo le regole date dalla Suprema Corte, come quella appena ricordata di non concederle sulla base della sola incensuratezza.

Vengono comunque generalmente concesse al punto che quel “può” è diventato quasi un “deve” e viene sempre stigmatizzata in appello la loro mancata concessione.

Personalmente tendo a non concederle considerandole una possibilità e non un obbligo e tendo a concederle in casi il più possibile agganciati a regole certe e oggettive.

Nella motivazione sul punto, che le conceda o non le conceda, motivo sempre in modo da fare rilevare anche il ruolo della difesa nel processo di valutazione delle cicircostanze attenuanti generiche.

Le osservazioni che avanzo sono di tre ordini di motivi.

Il primo riguarda la formula “ per adeguare la pena al fatto concreto”: le pene in astratto sono determinate dal legislatore. La legge stabilisce il minimo ed il massimo edittali per un reato, cioè il range di pena entro cui può muoversi un giudice nel commisurare la pena in concreto. La decisione del legislatore in ordine ai minimi e massimi di pena riflette la sua considerazione del reato, l’importanza che da al bene tutelato dalla norma e offeso dal reato, la rilevanza sociale dei fatti. Con l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche spesso si scende in concreto sotto i minimi edittali e questo, quando si verifica con regolarità e in misura notevole, può essere sintomo di una frattura fra quanto legiferato e quanto sentito e applicato in concreto. Può denotare una situazione di scollamento fra la legge e la sua applicazione concreta, fra i valori che la legge vuole affermare ed il sentimento comune sui fatti.

La seconda riguarda gli elementi sulla base dei quali concederle e la ricerca di agganciarle a parametri il più possibile oggettivi. A tal proposito uno di essi può essere la considerazione della personalità del reo fatta sulla base di consulenze tecniche assolutamente professionali, che evidenzino le difficoltà di un soggetto tali da non compromettere la capacità di intendere e volere, ma suscettibili di essere considerate ai fini dell’attenuazione della pena. Una consulenza può evidenziare gli elementi che vanno effettivamente considerati nella personalità di un soggetto ai fini di giustificare alcuni suoi comportamenti. A tal proposito mi corre l’obbligo di stigmatizzare l’uso invalso sempre di più di recente di chiedere l’attenuazione della pena e addirittura l’esclusione della responsabilità sulla base di condizioni quali lo stato di tossicodipendenza o di ubriachezza. Queste due condizioni sono prese in considerazione dal codice penale e sono considerate chiaramente delle aggravanti, si vedano proprio gli articoli riguardanti l’imputabilità, in particolare dall’art. 90 all’art. 95 c.p., dove si specifica che solo la cronica intossicazione da alcool o sostanze stupefacenti permettono applicarsi le norme sul vizio parziale o totale di mente che escludono o diminuiscono la capacità di intendere e di volere, mentre lo stato di ubriachezza o intossicazione da sostanze stupefacenti abituale prevede aggravanti, così come la loro preordinazione al fine di commettere un reato.

Di fronte alla statuizione precisa del codice penale le invocate attenuanti per essere in stato di tossicodipendenza o di ubriachezza appaiono fuori luogo.

Occorre infine stigmatizzare l’uso di considerare le attenuanti generiche come dovute, e iniziare a svolgere accertamenti ed attività concrete da parte dei difensori per provare elementi che portino il giudice a concedere le circostanze attenuanti generiche sulla base di elementi reali e motivati. Questo implica che la avvocatura deve iniziare a pensare in modo attivo e concreto alle prove e uscire dalla mentalità dell’oratoria volta a dare diverse interpretazioni di prove certe. Determinate prove come i verbali di perquisizione e sequestro sono attaccabili solo con la querela di falso e tentare di smontarle a parole personalmente mi irrita perché oltretutto dimostra l’inconsistenza della difesa.

Mi posso solo augurare che con il tempo il concetto di prova anche a difesa si faccia sempre più strada portando il nostro ordinamento a livelli superiori di democrazia ed equità giuridica.

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