Nei lunghi viaggi per raggiungere l’Europa non sono poche le migranti, in fuga dalla miseria, dai conflitti dalla dittature, dalla povertà, dalla fame, che non abbiano subito abusi sessuali e che attratte da false promesse, finiscono nel giro della prostituzione e né mancano le giovanissime che arrivano incinte sulle nostre coste.

Sulla base dei dati Eurostat le ragazze che hanno viaggiato sole per raggiungere l’Europa e sono state registrate al loro arrivo nel 2015 sono state 7.805. Il fenomeno della tratta delle donne riguarda soprattutto le giovani nigeriane:arrivano sui barconi partiti dalla Libia, mescolate tra i profughi in fuga dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan, dal Gambia;ma il loro viaggio verso l’Europa non è una scelta, perché il più delle volte sono state messe sui barconi con la forza o con l’inganno, dopo settimane o mesi di viaggio nel deserto, per essere poi costrette a prostituirsi sulle strade di tutta Italia. In base ai dati del ministero dell’Interno, nel 2014 sono sbarcate nel nostro paese 1.454 donne nigeriane (erano state 433 nel 2013). Nel 2015 il loro numero è passato a 5.633 e nel corso dei primi 6 mesi del 2016 a 5.346, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (2.360). Le donne vittime di tratta devono prostituirsi per ripagare il loro debito allo sfruttatore, ma la cifra aumenta ulteriormente perché costrette a pagare un affitto altissimo in funzione di meccanismi sanzionatori del tutto arbitrari,messi in atto dagli sfruttatori, che “multano” le donne ogni volta che si ribellano alle regole imposte dal sistema di sfruttamento,e quindi sono costrette a prostituirsi in qualsiasi condizioni fisica e a costi bassissimi accettando anche rapporti non protetti, con la conseguenza di dover ricorrere o all’interruzione volontaria di gravidanza, spesso clandestina, ma anche esponendosi al rischio di malattie sessualmente trasmissibili.

Con il giornalista e direttore di “giustiziaeinvestigazione”, Umberto Maiorca, sono stati affrontati in un convegno a Prato, in occasione della giornata internazionale dedicata alle donne vittime della violenza di genere, una serie di problematiche su questo delicatissimo tema, aperto dalla dottoressa Rosanna Paradiso della Procura della Repubblica di Torino, che da moltissimi anni si occupa del traffico degli esseri umani e della “nuova migrazione”.

«Il traffico di esseri umani è un fenomeno “complesso” e in modo particolare è caratterizzato nell’attuale panorama delle migrazioni da nuovi elementi – ha detto la dottoressa Paradiso – Non si tratta più solo di persone vulnerabili a causa della povertà nel paese d’origine, della posizione sociale, del loro handicap o della situazione familiare e dello status illegale (documenti falsi, falsa identità…), per le vittime dei mercanti di esseri umani, è difficile una definizione precisa e le risposte e i tentativi di spiegazione sempre più inadeguati».

«È provato che ci sono donne migranti, vittime del traffico di esseri umani inconsapevoli del significato e delle conseguenze di una richiesta di “asilo” – ha proseguito la dottoressa Paradiso – La maggior parte delle persone trafficate è rappresentata da donne vulnerabili a causa della povertà nel paese d’origine, della posizione sociale, del loro handicap o della situazione familiare e dello status illegale documenti falsi, falsa identità». Per le vittime dei mercanti degli esseri umani «è difficile una definizione precisa e le risposte e i tentativi di spiegazioni sempre più inadeguati. La maggior parte delle persone trafficate è rappresentata da donne e quindi un fenomeno chiaramente connesso alla discriminazione di genere».

Con la dottoressa Rita Cascella, primo dirigente della Questura di Prato,si è discusso sul fenomeno dello “stalking”e “sull’ammonimento” (art.8 del D.L 23febbraio 2009 n.11) uno strumento legislativo che abbiamo in Italia di prevenzione e sue distorsioni,anche se è innegabile il carattere innovativo nel nostro ordinamento in quanto il Questore, attraverso le informazioni degli organi investigativi e ascoltate le persone informate sui fatti, può “ammonire” oralmente il soggetto la cui condotta è caratterizzata dalla reiterazione di minacce e molestie idonee a cagionare un grave e perdurante stato d’ansia o di paura o a ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un congiunto costringendolo ad alterare le proprie abitudini di vita e, ha spiegato la dottoressa Cascella, «ciò implica l’esercizio di attività di polizia di sicurezza in presenza di fattispecie di reato che di norma richiederebbero l’intervento di polizia giudiziaria».

Il vicesindaco di Prato e assessore alle politiche per la cittadinanza Simone Faggi ha anticipato il progetto Satis in collaborazione con l’ente capofila e promotore SDS Pisana (che avrà la durata di 15 mesi) e di un ampio partenariato con enti pubblici e privati, per proseguire e rafforzare lo sviluppo di tutte le sinergie possibili e il progressivo radicamento dei servizi antitratta nel sistema dei servizi sociosanitari già attivati con il progetto CON.TRA.TTO a livello Regione Toscana e «sappiamo che la tratta di persone purtroppo costituisce la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali,dopo il traffico d’armi e di droga e per questo gli obiettivi del progetto sono di contrasto alla tratta di esseri umani con la tutela e la promozione dei diritti delle vittime, della qualità della vita sociale e della salute collettiva. Un progetto – conclude il vicensindaco Faggi – che tenendo conto dell’interconnessione tra il fenomeno dei richiedenti asilo e della tratta,intende offrire a quella fascia di popolazione più vulnerabile di migranti,in particolare donne e bambini,che sono potenzialmente a rischio per divenire vittime di sfruttamento,una serie di programmi che vanno dall’assistenza e integrazione sociale, all’azione di emersione, identificazione e prima assistenza,senza tralasciare le finalità di prevenzione,protezione e reinserimento socio lavorativo delle vittime,che ad oggi si stima intorno alle settemila persone.»

Patrizia Scotto di Santolo

Pubblicato da Patrizia Scotto di Santolo

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