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Le “false” ripartenze della giustizia e dei tribunali

Dopo il lockdown che ha visto anche l’attività giudiziaria interrotta, la macchina giustizia stenta a ripartire. Se da una parte alcuni aspetti dello smart working hanno alleggerito alcune procedure, dall’altra alcuni aspetti dell’attività processuale sono stati fortemente penalizzati.

L’avvocato penalista Francesco Gatti, ha spiegato i punti deboli e punti di forza di questa nuova modalità.

«Stiamo finalmente ripartendo – ha detto l’avvocato – ma ancora è un momento molto difficile. Tre mesi di lockdown sono combaciati con una assoluta chiusura dei tribunali, che per certi versi, sta continuando ancora adesso perché la norma che era stata emanata dal governo, ha previsto che i capi degli uffici potessero adottare inizialmente fino al 31 luglio, tutte le iniziative opportune, sostanzialmente per proteggere la salute del personale del tribunale, dei magistrati, dei cancellieri, della stessa utenza e degli avvocati che però, ha comportato di fatto, una paralisi della attività giudiziaria perché fino al 12 maggio sono state pochissime le attività svolte. Il 17 giugno per la prima volta io che sono un avvocato penalista, ho potuto mettere piede in tribunale per celebrare un’udienza sulla base di un provvedimento di un magistrato, che ha stilato un elenco di cause con avvocati che accedono in tribunale ogni quarto d’ora per discutere il proprio processo, ben un mese e cinque giorni dopo della ripresa dell’attività ordinaria».

Gatti ha spiegato che, a seguito della scadenza della sospensione un avvocato è potuto tornare in tribunale anche perché il tribunale è il luogo dove gli avvocati esercitano la propria attività, non poter esercitare la propria attività per un avvocato è come per un medico non poter andare in ospedale. Gatti ha affermato inoltre che questa paralisi che purtroppo ancora non è passata, ha comportato sostanzialmente anche una grossa crisi per la categoria forense. «Avrete letto – ha spiegato – che la categoria degli avvocati è quella che, tra le libere professioni, ha chiesto accesso al contributo dei famosi 600 €, decine di migliaia di iscritti, 140.000 su 240.000 hanno chiesto il contributo che significa un duplice requisito, da un lato un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro e dall’altro, una perdita nel mese di marzo del fatturato pari al 30% rispetto a quello dell’anno scorso. Quindi esistono intere schiere di avvocati che si sono retti in questo periodo solo con i 600 euro e molti sono rimasti fuori. Il famoso click day ha fatto sì che tutte le risorse fossero assorbite nel giro di 36 ore e questo dà la dimensione del problema, anche perché le spese degli avvocati sono sempre molte e costanti. Accanto a ciò – ha aggiunto – diciamo che questa esperienza ci ha insegnato una dimensione nuova su come poter svolgere processi ed udienze perché io non sono assolutamente un sostenitore del processo da remoto, che è quello che invece hanno dovuto certi tribunali far fare, cioè il collegamento con un’applicazione particolare che si chiama Teams, che peraltro è anche abbastanza complicata anche perché nessuno ha avuto precedentemente una formazione. In alcuni casi le attività fatte da remoto possono essere state utili. Ci sono delle udienze che sono meramente cartolari, uno va in tribunale fa la fila di un’ora magari due ore e poi dice al giudice una cosa che dura un minuto, allora tanto vale che la si dice a mezzo Pec con un atto depositato telematicamente. In questo caso uno comunemente dal proprio studio fa questa attività e non perde tempo per recarsi in tribunale e fare lunghe attese. È impossibile invece poter interrogare il testimone, poter esaminare il perito, permettere all’imputato di poter guardare negli occhi il proprio giudice anche perché, ricordiamo, specialmente nel processo penale si parla della libertà personale e la libertà personale è uno dei diritti più importanti che ci sono per i cittadini. Siamo noi che diamo vita ai tribunali – ha poi concluso Gatti – senza avvocati, senza parti, i processi sono come gli ospedali senza malati. I tribunali devono essere in sicurezza nel rispetto le norme, devono essere abitati anche dagli avvocati, dall’utenza. Una prima versione della legge prevedeva la modalità da remoto fino al 31 luglio, per fortuna in sede di conversione decreto-legge è stato modificato temporaneamente fino al 30 giugno. La nostra bella Italia sta ripartendo e la nostra giustizia ancora purtroppo non è ripartita. Son soltanto due le cose che non sono ripartite in Italia, la giustizia e la scuola e questo dovrebbe far riflettere».

Dello stesso parere è l’avvocato Vania Molini che ha spiegato quali sono le criticità del sistema giustizia post Covid ma che possono essere considerate per certi versi un’opportunità per snellire i procedimenti e alleggerire la burocrazia.

«La prima parte dell’emergenza Covid ha provocato come tutti sappiamo, una paralisi di tutta l’attività giudiziaria, a seguito della sospensione. È stato un periodo particolare perché comunque noi non siamo stati in grado di smaltire i carichi giudiziari in sede civile perché non è stato possibile a seguito della sospensione dei termini processuali, depositare alcunché e nello stesso tempo anche i giudici non hanno potuto emettere sentenze per mancanza dei cancellieri. A maggio è iniziata una ripresa però in maniera abbastanza lenta poiché tutte le udienze che sono riprese riguardano quelle caratterizzate dalla indifferibilità e dall’urgenza. In questo caso,attraverso le cosiddette udienze cartolari dall’inizio della seconda fase sono state trattate solo alcune, quelle connotate da carattere di urgenza, anche qui però c’è stato un ulteriore blocco perché si sono celebrati solo i processi che richiedevano la presenza di soggetti terzi, rispetto alle parti e ai difensori e mi riferisco per esempio i processi nei quali era necessaria la presenza del testimone, oppure pure dei consulenti tecnici, degli assistenti sociali. Con questa circolare del 12 giugno il Ministero di Grazia e Giustizia ha stabilito che il 1 luglio dovrebbero riprendere le udienze in presenza. Si è modificato anche l’accesso alle cancellerie perché oggi è possibile accedere alle cancellerie solo previo appuntamento questo per evitare assembramenti nei corridoi ovviamente. In modalità smart, comodamente da studio è possibile richiedere ed ottenere i documenti senza dover per forza recarsi personalmente in cancelleria. Per quanto riguarda invece le udienze ritengo che possano essere celebrate solo quelle che non richiedano particolari attività difensive, per esempio le udienze di mero rinvio o tuttalpiù le udienze presidenziali relative a separazioni consensuali, che potrebbero essere anche tenute da remoto. Ritengo opportuno – ha poi concluso Vania Molini – sfruttare l’emergenza anche al fine di rimodulare i ruoli dei giudici affinché non si abbiano più decine di udienze fissate alla stessa ora ma ad orari ben precisi e che quindi questa regola, a cui dovranno sottostare i giudici in questo periodo post Covid, si possa mantenere nel tempo».

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