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Le scelte alimentari a colpi di sentenze: la guerra della bistecca coinvolge genitori, scuole e giudici

La legge della “bistecca garantita” arriva a scuola: dal Tar di Bolzano la sentenza nella disputa tra vegani e carnivori.
La sentenza di Bolzano
Nei giorni scorsi il Tribunale di Bolzano si è espresso in merito ad un ricorso presentato da una famiglia bolzanina con cui veniva fatta richiesta del menù vegano per la propria bimba iscritta al nido. «L’offerta differenziata di quattro menù è ragionevole», dice la sentenza. A spuntarla è stata, quindi, la tesi sostenuta dalla Azienda servizi sociali Bolzano (AssB) secondo cui l’offerta di quattro menù diversi, tra i quali anche l’opzione vegetariana (niente carne e pesce) era da considerarsi congrua e ragionevole. Il menù vegano prevede non solo l’esclusione di carne e pesce, ma di qualsiasi alimento di origine animale, compresi uova e latticini. Secondo i genitori la negazione del pasto vegano violerebbe i precetti costituzionali a tutela dei diritti fondamentali della persona. Tesi non condivisa dai giudici del Tar.
Disputa tra carnivori e vegani, il caso di Bergamo
La sentenza entra nel merito delle contese tra carnivori e contrari che sempre più spesso si presentano alle attenzioni dei giudici anche in ambito di diritto familiare. È il caso del padre “carnivoro” e della madre “vegetariana”, genitori divorziati che litigano per l’alimentazione del figlio e il padre decide di rivolgersi al giudice. Durante la settimana la madre imponeva il suo regime macrobiotico al figlio che nel weekend con il padre recuperava con abbuffate di carne. Una volta apprese le rigide imposizioni alimentari dell’ex moglie, il padre la ha accusata di non essere stato coinvolto in questa scelta, mettendo, a suo giudizio, a repentaglio la salute del giovane. La questione è arrivata al Tribunale di Bergamo, interessato per determinare «gli opportuni provvedimenti con riguardo al regime alimentare del minore». La pronuncia, di aprile 2015 ha stabilito che al ragazzo venisse preparato un pasto a base di carne almeno una volta alla settimana e al weekend ci avrebbe pensato il padre a nutrirlo a base di carne.
Anche a Roma si litiga sull’alimentazione
A ottobre 2016 il Tribunale di Roma si è dovuto esprimere su un caso analogo. Lei “vegana” e lui “carnivoro”. La madre ha preteso che la figlia minorenne seguisse la sua alimentazione anche nella mensa scolastica accendendo i riflettori sull’incerta provenienza degli alimenti di origine animale oltre alle proprie ragioni etiche. Il padre, ricorrente ha, invece, evidenziato il ridotto sviluppo fisico della figlia allegando peraltro un certificato pediatrico, e le possibili ripercussioni psicologiche che la bimba avrebbe avuto nel differenziarsi dal resto della classe. Il Collegio di Roma, valutando la documentazione medica della minore e non ravvisando particolari ragioni legittimanti un regime alimentare restrittivo, ha stabilito che al caso di specie si debba applicare il “parametro della normalità”e cioè l’applicazione di un regime alimentare privo di restrizioni. Tale criterio è stato considerato l’unica scelta che, in caso di disaccordo dei genitori, garantisce il benessere della minore.
Se la questione a livello legale sembra prendere una direzione definita con “la legge della bistecca garantita”, resta da valutare se i genitori saranno capaci di rispettare le sentenze dei giudici e di operarsi per garantire la salute del figlio a prescindere dai principi e idee personali.

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