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Le scelte della vita, i ricordi del passato e le dieci cose da non dimenticare mai

Scrittrice, blogger, mamma, ma l’ordine può cambiare a seconda delle giornate e dagli impegni. Lucrezia Sarnari vive di comunicazione, di storie da raccontare. A volte per i clienti, altre per se stessa. Dopo “Manuale di sopravvivenza per pessime madri” (40k Books, 2014) è uscito il suo primo romanzo, “Dieci cose che avevo dimenticato” (Rizzoli, 2018). Entrambi i volumi mettono insieme cose personali con espedienti letterari e tanto coinvolgimento emotivo.
Nel romanzo Lucrezia mette un po’ di Umbria, sua terra di adozione, un po’ delle Marche, terra d’origine, il vino (carburante esistenziale, un piacere della vita che non sempre è come immaginavamo fosse), e l’amore, con tutti i suoi rischi e le incomprensioni. Abbiamo intervistato Lucrezia e incontrato i suoi personaggi.

Chi è Lucrezia Sarnari?

«Una ragazza (sinceramente non me la sento ancora di apostrofarmi come donna) di 35 anni che cerca, come molte altre persone, di tenere incollati tutti i pezzi e di non perdersi nulla di quello che potrebbe vivere. Lavoro attraverso la scrittura, la comunicazione per essere più precisi, e questo con tutti gli affanni del caso è già un gran traguardo».

Cos’è la scrittura per te?

«Un lavoro e spesso, soprattutto per quel che è stato il blog, catarsi».
Quali sono i tuoi riferimenti letterari?
«Mi innamoro più dei personaggi che delle storie. Amo Ammaniti e la forza dei suoi protagonisti, ma anche la Kinsella e l’accezione di intrattenimento che la sua letteratura ha. Leggo molti gialli, da poco ho scoperto Manzini e mi sono presa una cotta, secondo me nemmeno troppo passeggera, per Rocco Schiavone».

Hai esordito nella narrativa con “Dieci cose che avevo dimenticato”, la storia di due sorelle, due uomini, del vino e di sottofondo c’è il tempo, quello vero, che fa maturare sentimenti e decisioni, cosa ti ha spinto a raccontare questa storia?

«L’ho scoperto tardi, solo grazie al confronto con i lettori, ma quella è la mia storia, l’unica che in questo momento avrei potuto scrivere. Non è la mia autobiografia, sia chiaro, ma la somma di tante storie che mi sono state raccontate o che personalmente ho vissuto».

Quanto del tuo blog, del tuo lavoro e di mamma c’è in questo romanzo?

«Il personaggio di Marta è un po’ il riassunto di quattro anni di post e, soprattutto, di commenti e scambi con le altre mamme».

Cosa incarnano i tuoi personaggi?

«Diversi stereotipi, ma soprattutto la convinzione che nonostante le difficoltà, se si ha il coraggio di guardare la propria vita e confessare a se stessi che non siamo felici si può far molto per migliorarla».

Tra i tuoi impegni c’è anche l’essere mamma, ha influenzato e influito sulla tua scrittura?

«Di certo, come influenza il mio lavoro sempre. Ho scritto di notte, durante le pause dagli altri lavori, durante il weekend. Incastrando insomma, come faccio da 5 anni a questa parte e come fanno moltissime altre donne, mamme, in generale».

Giustizia e letteratura, quale rapporto secondo te?

«La mia idea di letteratura, come detto prima, è molto vicina all’intrattenimento, ma credo che in un libro si cerchino essenzialmente due cose: ritrovare pezzi di sé o, al contrario, sognare mondi e vite possibili e migliori. La giustizia per me sta in questo: essere, e prendere di esserlo, liberi di sognare».

In questi giorni sei impegnata nel lavoro e nella promozione, ma stai pensando ad un nuovo romanzo?

«Certo, ne scrivo mentalmente uno al giorno. Poi da questo alla concretezza chissà… io spero di rimettermi presto al lavoro».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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