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Legittima difesa, da diritto del cittadino a concessione dello Stato

La legittima difesa è un diritto o una concessione dello Stato? Scorrendo i casi di cronaca e di giudiziaria, come gli orientamenti giurisprudenziali, la bilancia propende a favore della seconda ipotesi. L’esercizio della difesa, se non è quella processuale, è di competenza dello Stato. Al cittadino vittima di episodi di violenza non è dato reagire. E quando accade il procedimento giudiziario è più che sicuro.

Per approfondire la questione abbiamo intervistato l’avvocato Roberto Paradisi promotore “Difesa legittima sicura” e relatore in convegni e corsi di formazione proprio sul tema della difesa personale, della violenza di genere, bullismo e stalking.

Avvocato Paradisi parliamo di “Difesa legittima sicura”, come nasce questa iniziativa?

«Nasce innanzitutto dalla esigenza di affermare un “diritto” alla legittima difesa. Crediamo che vi sia un grave arretramento culturale sul versante della “legittima difesa”. L’opinione pubblica non comprende e non accetta un ordinamento in cui la bilancia sembra sempre pesare dalla parte di Caino e quasi mai di Abele. Noi crediamo che chi viene aggredito debba difendersi e debba trovare nello Stato un alleato e non il “nemico” che il giorno dopo iscrive l’aggredito nel registro degli indagati. Insieme al collega perugino Matteo Giambartolomei ho seguito dei casi professionali in cui, da una parte, ci siamo confrontati con il dramma di alcune ragazze che ci rappresentavano l’impotenza fisica e psicologica di fronte ad aggressioni anche pesanti e con violenze sessuali; dall’altra casi in cui chi si era legittimamente difeso, si è poi ritrovato a dover affrontare procedimenti penali vivendo il doppio incubo: quello della violenza criminale e quello della repressione dello Stato. In questa ottica facciamo anche informazione e prevenzione: andiamo nelle scuole, nelle università, nell’associazionismo … cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi non rinunciando mai al nostro punto di vista che è molto critico rispetto al nostro attuale ordinamento».

Il vostro approccio è multidisciplinare, avvocati, psicologi, difesa personale, com’è strutturato il servizio?

«Ci muoviamo in due direttrici. Alle donne che siano state aggredite o siano state oggetto di violenza sessuale o altri reati contro la persona che si rivolgono alla nostra rete garantiamo consulenze gratuite immediate (legali, psicologiche e medico-legali). Inoltre, attraverso le palestre e scuole di arti marziali che hanno aderito al progetto in tutta Italia, garantiamo almeno un anno di corsi gratuiti di difesa personale, anche per riacquistare sicurezza in se stesse. Da questo punto di vista è preziosissima la collaborazione con le nostre testimonial; le campionesse mondiali di judo e ju jitsu Lucia Morico e Linda Ragazzi. La seconda direttrice riguarda propriamente l’istituto della legittima difesa. Al tabaccaio, al gioielliere, al carabiniere o poliziotto e comunque a tutti coloro che si sono dovuti difendere da un’aggressione e che sono finiti nel registro degli indagati magari per eccesso colposo di legittima difesa o per lesioni o per omicidio garantiamo allo stesso modo “protezione” con consulenze gratuite immediate. Ci mettiamo a loro disposizione e mettiamo a loro disposizione l’esperienza che abbiamo in questo campo. Per tutti, donne e aggrediti in genere che devono difendersi per aver arrecato un danno al loro aggressore, gli avvocati penalisti che aderiscono alla rete si sono assunti l’impegno di applicare i minimi tariffari per pesare il meno possibile sulle tasche dei cittadini perbene».

Nella nostra Costituzione è prevista la figura del giudice, la figura del pubblico ministero, le garanzie dell’imputato; ma incredibilmente, non c’è neanche una parola sulla vittima del reato. Sarebbe necessario un intervento?

«Io ritengo di sì. Si parla, è vero di diritto alla difesa, ma questo nella nostra Costituzione è declinato solo in termini processuali e giudiziali in genere. Manca l’espressione chiara del riconoscimento del diritto alla difesa come di un diritto inalienabile del cittadino. Se è vero che, in generale, la vittima del reato è tutelata dai diritti costituzionali in capo a qualunque cittadino è anche vero che l’assenza di un ancoraggio costituzionale specifico ha permesso al nostro codice attuale, che è un codice scritto da un luminare come Alfredo Rocco, ma che pur risente dell’impostazione ideologica neo-hegeliana e fascista, di resistere anche nell’Italia del terzo millennio nella parte in cui considera semplicemente una “scriminante” e non un’azione lecita la legittima difesa».

La cronaca racconta spesso di episodi di legittima difesa o di eccesso di difesa, fino all’omicidio, la difesa personale e della proprietà devono rimanere un diritto dello Stato. La difesa è un diritto o una concessione?

«È la conseguenza di quello che dicevo prima. Il Fascismo riteneva che non dovessero esistere diritti individuali all’interno dello Stato. È scritto anche nei lavori preparatori del codice Rocco. E cosa è la “legittima difesa” se non un diritto individuale? Aggiungo: è un diritto individuale irrinunciabile perché appartiene alla natura dell’uomo. Il pensiero liberale, pensiamo al padre fondatore Locke, ha sempre ritenuto la legittima difesa un diritto innato del cittadino. E questa impostazione appartiene anche alla nostra tradizione classica (lo stesso concetto lo afferma Platone nelle “Leggi” o Cicerone in una nota orazione). Noi, invece, siamo paradossalmente fermi al concetto fascista secondo il quale la legittima difesa dell’individuo è una mera concessione dello Stato. E l’assurdo è che anche autorevoli giuristi che si definiscono anti-fascisti concordano su tale punto anacronistico e non seriamente sostenibile a mio avviso. Gli antichi filosofi e giuristi e i pensatori liberali avevano perfettamente compreso che chi viene aggredito reagisce in termini naturali ed istintivi ed agisce in condizioni psicologiche di turbamento. La legge non può pretendere dall’aggredito il bilanciamento lezioso degli interessi in gioco chiedendogli, in attimi di terrore, un’analisi minuziosa della situazione che nemmeno il giudice, anni dopo e dietro una scrivania, spesso è in grado di fare. Vuole sapere una cosa? Anche un grande Papa come Giovanni Paolo II aveva scritto in “Evangelium Vitae” che la legittima difesa è un diritto naturale. Ecco, se non vogliamo ascoltare il liberale Locke, ascoltiamo Giovanni Poalo II».

Il bullismo, lo stalking, la violenza di genere si possono contrastare anche con il vostro progetto?

«Assolutamente sì. Come dicevo peraltro noi facciamo anche attività informativa e preventiva. Già nelle Marche e in Emilia Romagna abbiamo sperimentato in alcune scuole progetti giuridici e seminari di difesa personale proprio nell’ottica di contrasto al bullismo e alla violenza di genere. Ma dico alla violenza in generale. Imparare a difendersi è fondamentale, soprattutto per i soggetti vulnerabili. Ma purtroppo, oggi, imparare a difendersi significa salire su un tatami acquisendo tecniche anti-aggressione, ma significa anche imparare a difendersi dalle ingerenze dello Stato e dalle conseguenze che derivano dall’aver solo assecondato un nostro istinto naturale».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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