Se si è malati e non si può andare al lavoro lo si è anche per svolgere le proprie attività ludiche o di piacere. Non è raro che il dipendente assente per malattia dal posto di lavoro venga sorpreso a svolgere le attività quotidiane della propria vita come se nulla fosse. Teoricamente, chi è malato (e lo è per davvero) non dovrebbe essere in grado di svolgere tante attività, o comunque l’attività svolta non solo deve essere compatibile con lo stato di malattia, ma deve essere altresì conforme all’obbligo di correttezza e buona fede, gravante sul lavoratore, di adottare ogni cautela idonea perché cessi lo stato di malattia. L’attività, quindi, non deve pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio del lavoratore. Capita spesso, invece, che il lavoratore ammalato sia “pizzicato” fuori casa, intento in attività quotidiane e addirittura ricreative.

Questo è quello che è successo ad una dipendente di una Società, che era in malattia per una lombosciatalgia, e invece si esibiva in una sera d’estate con la sua Band, suonando la fisarmonica, in una festa di paese. Tale attività da “concertista” era stata pubblicizzata sia sulla stampa locale sia sul profilo Facebook dello stesso dipendente. La società datrice di lavoro, venuta a conoscenza del fatto, aveva adito il Tribunale affinché dichiarasse legittimo il licenziamento per giusta causa, per il comportamento tenuto dal proprio dipendente mentre era in malattia, contestandogli il rischio di compromettere, aggravare o ritardare la guarigione in contrasto, inoltre, con i principi di correttezza e buona fede. La Corte d’Appello, di contro, aveva dichiarato illegittimo il licenziamento intimando la reintegra nel posto di lavoro e la corresponsione di un’ indennità pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione. La Cassazione, infine, con una sentenza del 13 marzo 2018 ha dichiarato legittimo il licenziamento del dipendente, ribadendo che «l’espletamento di attività extralavorativa durante il periodo di assenza per malattia costituisce illecito disciplinare non solo se da tale comportamento deriva un’effettiva impossibilità temporanea della ripresa del lavoro, ma anche quando la ripresa è solo messa in pericolo dalla condotta imprudente, con una valutazione di idoneità che deve essere svolta necessariamente ex ante, rapportata al momento in cui il comportamento viene realizzato».

Casi simili sono già accaduti negli anni, e la Cassazione sottolinea come va valutata caso per caso se l’attività mondana svolta in malattia sia incompatibile con la malattia dichiarata e che possa pregiudicare o ritardare la guarigione. È successo, ad esempio, ad un lavoratore che era in malattia, per uno stato depressivo, ma aveva pubblicato la sua foto ad un concerto rock; di contro si era difeso sottolineando che la partecipazione al concerto non era incompatibile con la sua patologia e che, inoltre, il giorno del concerto in questione, cadeva di sabato e non era lavorativo; oppure il caso di una lavoratrice in stato di “gravidanza a rischio” che condivideva e commentava con gli amici sul proprio profilo Facebook gli scatti di alcune serate mondane in discoteca e ad un concerto allo stadio San Siro di Milano. La pubblicazione sui social degli eventi mondani, ormai comportamento virale ossessivo alla ricerca di like, forse andrebbe visto come un comportamento un po’ “maldestro” del lavoratore in teoria malato, che mostra al suo datore di lavoro “in tempo reale” cosa sta facendo.

Pubblicato da Anna Garofalo

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