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Libia, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu boccia il piano francese. Ma Parigi non frena

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu della settimana scorsa ha esteso di un altro anno il mandato della missione delle Nazioni Unite in Libia – Unsmil – guidata da Ghassan Salamè. Si è trattato, di fatto, di una decisa bocciatura dell’agenda che negli ultimi mesi il presidente francese Macron ha tentato di imporre nel teatro libico, e della relativa volontà di affermare la leadership francese nel processo di stabilizzazione del paese.

Oltremodo significativo risulta il fatto che sia stata la Gran Bretagna, attore importante nel contesto libico, sebbene la sua azione rimanga spesso sottotraccia, a redigere il documento approvato, nel quale si auspicano elezioni “il prima possibile purché siano presenti le necessarie condizioni di sicurezza, tecniche, legislative e politiche”. Il tentativo francese di inserire in extremis nel documento il termine del 10 dicembre, quale data entro la quale svolgere la consultazione elettorale, si è scontrato con la ferma opposizione, tra gli altri, di Italia e Stati Uniti. L’ambasciatore americano Jonathan Cohen, vice rappresentante permanente degli USA all’Onu, ha dichiarato come “l’imposizione di scadenze false si ritorcerà contro”, costituendo un ulteriore elemento di divisione che si sovrapporrebbe alla già accentuata frammentazione dello scenario libico.

Sebbene dalla proroga della missione Onu sia scaturito un segnale politico deciso ed inequivocabile per Parigi, il portavoce del ministero degli esteri transalpino ha dichiarato, appena prima della votazione, come “la Francia continuerà con i suoi partner a sostenere gli sforzi delle autorità libiche e delle Nazioni Unite per garantire il proseguimento del processo politico ed in particolare le condizioni per la tenuta di elezioni entro la fine dell’anno”. Anche in vista di questo importante passaggio, il Parlamento di Tobruk aveva approvato nella scorsa settimana la legge necessaria per tenere il referendum costituzionale, propedeutico allo svolgimento delle elezioni politiche generali, nel tentativo evidente di sostenere l’accelerazione politica in atto.

A questo punto, davanti al presidente Macron si prospettano due scenari alternativi, il primo dei quali prevede una ritirata tattica rispetto alla road map che ha tentato di imporre, che pur rappresentando uno smacco per la grandeur francese consentirebbe di preservare il ruolo fondamentale di Parigi nel teatro libico, il secondo, viceversa, vede la possibiltà di proseguire nel sostegno al processo elettorale che, con ogni probabilità, si potrebbe svolgere soltanto nei territori attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk e del generale Haftar. Questa eventuale seconda opzione, rivelerebbe il perseguimento di un obiettivo politico diverso da quello dichiarato, sebbene coerente con l’azione politica finora messa in campo dalla Francia, ossia quello di legittimare un nuovo processo di state building nella metà orientale del Paese. Come già evidenziato in altre occasioni in questa sede, non appare del tutto scontata nella visione geopolitica francese l’intenzione di preservare l’unità della Libia, e dunque di sostenere una stabilizzazione politica relativa all’intera nazione. Le mosse che la Francia deciderà di compiere all’indomani dell’estensione della missione ONU nel Paese, ed in vista della prossima conferenza di Sciacca organizzata dall’Italia, riveleranno le reali intenzioni di Parigi sul dossier libico.

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