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L’immigrazione, ovvero la nemesi che incombe sull’Occidente?

Vorrei tentare di fare il punto su uno dei temi scottanti di questo momento: l’immigrazione.

Vorrei subito precisare che non siamo di fronte ad un cataclisma dalle proporzione paventate dai media per cui presto gli extracomunitari sostituiranno gli italiani, anche perché i dati precisi dell’immigrazione forniti non parlano di numeri eclatanti. Parlando di rifugiati, ovvero di coloro che sfuggono alle compromesse situazioni politiche dei loro paesi, addirittura l’Italia risulta essere fra le nazioni che accoglie il minor numero di rifugiati sia rispetto alle altre nazioni europee sia rispetto a nazioni extraeuropee come il Libano. Anche parlando di immigrati non rifugiati, ovvero provenienti da situazioni tranquille, il numero degli accolti in Italia non supera quello di tante nazioni, anzi rimane ampiamente sotto.

Il fenomeno quindi appare essere molto più contenuto e meno allarmante di quanto vorrebbero farci credere.

Davanti a questo fenomeno quello che sta accadendo lascia un osservatore quantomai interdetto.

Sui media e sui social si sta scatenando il dibattito sugli immigrati con toni accesi, spesso troppo accesi mentre si perde la capacità critica e l’umanità stessa. Da quanto si ascolta il popolo italiano appare becero e razzista, completamente diverso dalla fama che lo ha sempre accompagnato di popolo dal grande cuore. Ciò induce a riflettere sia sull’immigrazione sia sulla reazione alla stessa. Premesso che le reazioni non sono sempre identiche e neanche omologabili.

L’immigrazione è legata a situazioni di guerra, povertà e vari squilibri nel continente africano e nel vicino medio oriente e si intreccia a problematiche locali delle diverse zone. La causa di molte di queste situazioni è in parte europea o comunque occidentale, non dobbiamo mai dimenticarci che l’Occidente ha prima espresso il colonialismo e l’imperialismo e dopo ha fatto mostra di recedere da essi ma non possiamo non credere che molti interessi occidentali siano ancora legati ai territori delle ex colonie. La fuga da certe situazioni per trovare salvezza nell’Europa che in parte ne è responsabile ha quindi le sue radici nella nostra stessa storia, costituisce per noi una sorta di Nemesi, un appuntamento con la storia da cui non possiamo sottrarci.

Ma questa Nemesi ci fornisce anche buoni strumenti se si pensa che da noi l’8,8% della forza lavoro e del PIL è costituito da extracomunitari, uomini e donne che svolgono lavori che gli italiani non vogliono più fare, che sono necessari alla Nazione. Questa Nazione che esporta cervelli ed importa manodopera non qualificata, quasi che la Nazione stessa sia rimasta indietro rispetto ai suoi abitanti, che ormai preparati su livelli superiori se ne devono andare.

La paura che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani non è fondata: gli italiani non vogliono più stare sotto il sole per ore a raccogliere pomodori o olive o qualsiasi cosa, vogliono lavori meno faticosi e meglio pagati. Non solo ma neanche può essere giustificata la paura che ci tolgano qualcosa, cosa ad un popolo che insegue borse dal costo maggiore dello stipendio di un poliziotto, che non rinuncia a vacanze, viaggi e che ha i ristoranti sempre pieni? Nonostante la crisi e le scelte economiche governative assolutamente errate l’Italia sta a galla e qualche bocca in più non può spaventare.

Quindi quali demoni agiscono le paure e le stoltezze che si sentono dire senza alcun fondamento?

Il senso di colpa per le nostre responsabilità reali? La paura della Nemesi? O forse l’incapacità di ragionare sugli eventi storici, l’incapacità di articolare un proprio pensiero autonomo, l’incapacità di avere un proprio pensiero astratto, aiutati e sostenuti da una scuola che insegna solo nozioni ma non a pensare.

Se gli italiani fanno un piccolo sforzo per imparare a pensare forse possono capire che le loro paure sono inutili e dannose, che nessuno minaccia l’Italia e che la multirazzialità è un bene, una ricchezza e non una minaccia, che invece di una lingua possiamo parlarne due o tre o tante, invece degli spaghetti possiamo mangiare riso e che Dio è sempre e solo Uno, in qualsiasi modo tu lo voglia chiamare e di qualsiasi colore sia la tua pelle.

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