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L’informazione amministrativa e l’importanza della qualità dei dati

Tra le numerose attività svolte dalle amministrazioni pubbliche, sono annoverate apposite attività volte alla raccolta di informazioni. Prima di adottare un provvedimento, un’amministrazione deve conoscere, attraverso le fasi che compongono il procedimento amministrativo (in particolare quella dell’istruttoria), quale sia la situazione di fatto entro la quale opera. Così facendo, raccoglie una grande quantità di informazioni e spesso vi sono informazioni utili ai fini dell’adozione di numerosi provvedimenti amministrativi (non solo di uno) che competono anche ad altre amministrazioni. Ecco perché determinate informazioni vengono raccolte, attraverso apposite attività conoscitive, in banche dati che sono a disposizione di tutte le amministrazioni. Quindi, in alcuni casi, l’informazione diventa strumentale all’esercizio di tutte (o quasi tutte) le attività amministrative. Si pensi, ad esempio, agli elenchi che riportano dati delle persone quali l’età, la residenza, il titolo di studio etc. Gli istituti di statistica attraverso le proprie indagini raccolgono e rielaborano questi dati. Mentre prima della digitalizzazione i dati necessitavano di un supporto cartaceo per essere trasferiti, ora la raccolta delle informazioni avviene attraverso l’informatica e questa modalità rende più agevole, oltre che meno costoso, il loro scambio all’interno del sistema pubblico. Tuttavia, la maggiore fruibilità comporta anche delle problematiche non poco rilevanti e possiamo osservarlo bene in questo periodo di emergenza sanitaria.

La qualità dei dati nell’emergenza sanitaria

Una problematica (non l’unica) che può sorgere dalla digitalizzazione è il mancato coordinamento informativo statistico a livello statale, regionale e locale. La riforma del Titolo V della nostra Costituzione, avvenuta del 2001, ha comportato una maggiore autonomia a tutti i livelli di Governo e, quindi, una maggiore differenziazione. Ne deriva che le amministrazioni, inevitabilmente, acquisiscono i dati adottando ciascuna diverse modalità di raccolta degli stessi. Dobbiamo, altresì, precisare che il legislatore, nel 2001, aveva provveduto a questa problematica che si sarebbe successivamente presentata, disponendo che lo Stato si occupasse del coordinamento informativo statistico a livello statale, regionale e locale (art. 117, comma 2). Purtroppo, nella realtà questo coordinamento non sempre avviene e lo vediamo tutt’ora con l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Mancanza di coordinamento significa raccogliere i dati con modalità differenti, per cui è difficile, se non impossibile, metterli insieme fornendo un unico dato. In ogni caso, la qualità dei dati risulta compromessa poiché non possiamo fare affidamento sugli stessi dal momento che i dati presentano non solo errori riconducibili a fattori che riguardano l’indagine statistica in sé, ma vi è anche un errore di editing. Eppure, proprio perché il sistema è molto articolato, la qualità dei dati è un fattore necessario. Lo è sempre, ma ancor di più in un periodo di emergenza sanitaria come quello che stiamo attraversando, a partire dal fatto che i dati riguardanti il numero di positivi, il numero di guariti, il numero di malati in terapia intensiva, il numero di morti – fermo restando che le persone non sono solamente numeri – hanno influenzato sinora e continueranno ad influenzare le scelte del Governo sulle misure straordinarie e queste scelte sono state e saranno decisive per la salute di tutti noi cittadini.

(L’articolo in questione è la rielaborazione di quanto illustrato nel corso di una lezione da parte del professor Benedetto Ponti all’Università degli studi di Perugia durante il corso di Istituzioni di diritto amministrativo della Facoltà di Scienze politiche).

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