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Lo stato d’emergenza, le possibili proroghe e le eventuali obiezioni

La vigente Costituzione repubblicana, per scelta del legislatore costituente, non possiede al suo interno l’istituto dello stato d’emergenza, a differenza di quanto invece succede nelle carte costituzionali di altri Paesi come Spagna, Grecia, Francia o Germania (vedasi qui per un breve confronto comparato https://www.altalex.com/documents/news/2020/09/12/stato-diritto-e-pandemia).

Le ragioni di ciò si spiegano con motivazioni storiche e politiche che affondano le loro radici nell’epoca fascista, nel secondo conflitto mondiale e nel relativo dopoguerra: dopo la passata esperienza fascista, avutasi peraltro grazie al carattere ordinario e flessibile dello Statuto Albertino, i Costituenti decisero di adottare una nuova Costituzione rigida, dotata dei cosiddetti contrappesi e bilanciamenti tra i vari organi di Stato e di Governo e priva appunto di una definizione di stato d’emergenza o assedio.

Se è pur vero che in determinate occasioni storiche, quali ad esempio l’emergenza terrorismo degli anni di piombo o l’aggressività delle mafie tra gli anni ‘80 e ‘90 del Novecento, l’Italia ha certo conosciuto la legislazione emergenziale, foriera di ben note critiche, essa tuttavia non gode appunto della presenza dello stato d’emergenza.

Per emergenze tipo particolare, come lo stato di guerra e comunque per l’esigenza del mantenimento della pubblica sicurezza si fa discendere dalla deliberazione parlamentare dello stato di guerra – di cui all’articolo 78 della Costituzione, con la possibilità di conferire al Governo i poteri necessari; in via generale, poi, la materia è stata successivamente disciplinata dalla legge 225/1992 e dal d. lgs. 1/2018, prevedendo quest’ultimo che lo stato d’emergenza possa essere deliberato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Presidente del Consiglio o di un Presidente di Regione. L’articolo 78 della Costituzione, tuttavia, faceva riferimento esplicito alla ben particolare ipotesi bellica, lasciando non tipizzate altre situazioni.

Scelta sentita e coerente del legislatore che però, virtualmente, lasciava sguarnito il Paese davanti a situazioni di emergenza politica o naturale; la recente e non ancora conclusa pandemia da Covid-19 ha reso evidente tale situazione.

La risposta alla stessa con i famosi DPCM, che tante polemiche hanno creato, non ha fatto altro che alimentare tensioni e discussioni, un recente intervento della Corte Costituzionale, tuttavia, ha salvato i provvedimenti presidenziali dalle accuse e dalle censure di anticostituzionalità (vedasi qui https://www.altalex.com/documents/news/2021/09/24/dpcm-corte-costituzionale e qui per la sentenza in pdf https://www.altalex.com/documents/news/2021/10/22/dpcm-per-la-consulta-non-e-esercizio-di-potere-legislativo).

Rimangono tuttavia aperte e inevase le questioni, politiche come giuridiche, in proposito; particolari perplessità sembra sortire l’assenza di tipicità e legalità, fondamentale nell’ambito pubblicistico e ancor di più nell’ambito della sospensione dei diritti fondamentali.

Diritti che, per unanime dottrina interna come comparata, possono essere compressi, e dietro congrue motivazioni e limiti temporali, ma mai soppressi; a tal proposito si suggerisce la lettura di questo interessante articolo (https://www.questionegiustizia.it/articolo/l-insegnamento-del-covid-19-sullo-stato-di-emergenza-non-e-mai-troppo-tardi), con un finale aperto e dubitativo, stante la situazione ancora da considerare eccezionale e nuova, da studiare e alla quale rispondere.

Non si può sapere al momento il termine di tale situazione emergenziale, prima di tutto dal punto di vista sanitario, né si può sapere se, al termine di tale emergenza, verrà riordinato l’ambito della legislazione d’emergenza e magari, con una riforma costituzionale, verrà inserito lo stato d’eccezione nel testo della carta costituzionale; tale riforma, se rappresenterebbe un “adeguamento ai tempi”, dall’altra, tuttavia, sarebbe un superamento, una sconfessione, del lavoro del Legislatore costituente. Certo è che, al momento, ancora nessun esponente politico o accademico ha proposto ciò.

I tempi delle riforme costituzionali possono essere lunghi, ed è del resto giusto così, considerando la natura e la storia della nostra Carta costituzionale; lunghe e articolate, poi, devono essere le discussioni su tale argomento, lo stato d’eccezione e d’emergenza, che, se introdotto ex novo in Costituzione, deve prevedere però espressi limiti.

A conclusione di tale scritto, pubblichiamo un intervento del Presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli in proposito (rinvenibile qui https://www.adnkronos.com/covid-mirabelli-ex-consulta-proroga-stato-emergenza-si-ma-con-dati-conosciuti-palesi-gravi_5b4VlEbs1nn7lMjxZokwGC?refresh_ce): “…non c’è rischio per la democrazia. Non siamo in presenza di un contesto da stato autoritario. Ma è necessario evitare che si inneschino abitudini ingiustificatamente restrittive che, se ci fosse una svolta autoritaria, potrebbero preordinare meccanismi utilizzabili in quella prospettiva. Per questo è indispensabile una valutazione rigorosa dei presupposti alla proroga sia da parte del Governo che del Parlamento ed anche una adeguata e chiara informazione alla opinione pubblica, che in questo modo finirà per condividere le misure adottate”.

About Roberto De Albentiis

Nato ad Assisi (PG), nel 1991, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Perugia e specializzato in professioni legali presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali a Macerata.

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