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Lotta alle nuove forme di schiavitù: il caporalato e i diritti dei braccianti

L’associazione Elsa Perugia ha organizzato un evento per parlare di un tema decisamente scottante: il caporalato.

Il caporalato è una forma illegale di reclutamento e organizzazione della mano d’opera attraverso intermediari, i cosiddetti caporali, che assumono per breve periodo (giornaliero o al più settimanale) operai senza rispettare le regole di assunzione e i diritti dei lavoratori. Un tema molto dibattuto – soprattutto all’interno dello scenario politico – e estremamente importante in materia previdenziale, ovvero per quanto concerne la tutela e la garanzia dei diritti dei lavoratori. A tal proposito, esiste il reato di caporalato, introdotto, a seguito delle proteste dei braccianti, nel 2011, inserendo l’articolo 603-bis nel codice penale, riformato a sua volta nel 2016.

La prima sentenza in Italia, che riconosce il reato di riduzione in schiavitù inerente al mondo del lavoro, è del 13 luglio del 2017, pronunciata dalla Corte di assise di Lecce. Il processo era relativo allo sfruttamento dei lavoratori agricoli – occupati nella raccolte di angurie e pomodori – nelle campagne di Nardò – in Salento – tra il mese di gennaio del 2009 e il mese di ottobre del 2011. In tale procedimento vennero condannate tredici persone, tra imprenditori italiani e caporali stranieri.

Successivamente, in secondo grado, la Corte d’assise di appello di Lecce assolse undici dei tredici condannati in primo grado. La sentenza di secondo grado ribaltò la sentenza impugnata poiché la Corte accolse la tesi della difesa la quale sosteneva che, all’epoca dei fatti, il reato di caporalato non fosse ancora stato introdotto, essendo del 2016 la legge anticaporalato.

Il webinar di Elsa Perugia

L’appuntamento è domenica 18 ottobre, alle ore 18, in diretta sulla pagina Facebook dell’associazione. Nel corso del seminario, interverrà Jean Pierre Yvan Sagnet il quale – originario del Camerun – arrivò in Italia nel 2008 per studiare Ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Torino, grazie alla vincita di una borsa di studio. Una volta terminato il suo percorso universitario, si trasferì in Puglia dove iniziò a lavorare come raccoglitore di pomodori: qui scoprì il mondo del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nell’agricoltura. Nel 2011 organizzò una delle tante proteste che, ribellandosi alle inumane condizioni lavorative, portarono il legislatore ad introdurre il reato di caporalato.

Oggi, oltre ad essere uno scrittore, è attivista e presidente dell’associazione No Cap con la quale combatte lo sfruttamento e il lavoro al nero nel settore agroalimentare.

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