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L’otto marzo non è una festa, ma un giorno di lotta

L’ 8 marzo non è una festa !

Lotto marzo 2017 è “un giorno senza donne”.

Nel 100° anniversario della Giornata Internazionale della donna, data scelta dalle Nazioni Unite come strumento per sostenere la lotta contro la discriminazione di genere, si ripropone l’idea della marcia di donne – così come quella per le strade di San Pietroburgo del 1917 – che avanzano vestite di rosso con lo slogan “a day without a women” ovvero un giorno senza la donna.

Si vuole realizzare una sorta di sciopero generale, come vero strumento di lotta, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione femminile.

E’ il momento di uscire dalla festa commerciale, legata al simbolo della mimosa, e ricordare che le radici di questa celebrazione affondano nella pretesa di ottenere il riconoscimento dei diritti (nel 1907 il Congresso Internazionale Socialista si impegnò ad affrontare la questione femminile e la rivendicazione del voto alle donne).

Lotto marzo oggi, come e più di ieri, è una giornata di lotta per fermare la violenza di genere, la violenza fisica, psicologica culturale economica.

Dopo aver detto “basta violenza” oggi le donne di tutto il mondo decidono di fermarsi dicendo “se le nostre vite non valgono noi ci fermiamo”.

E’ una astensione dai ruoli imposti dal genere, con l’intento di mettere in crisi il modello produttivo e sociale, che discrimina e mette a profitto le differenze.

E’ facile immaginare come l’intero mondo si fermerebbe se tutte le donne riuscissero davvero a fermarsi oggi, insieme agli uomini che riconoscono il valore del femminile.

Una società senza donne sarebbe destinata ad estinguersi.

E’ incredibile constatare come la donna, da simbolo della divinità, della fertilità e della vita sia diventata un oggetto da distruggere: da dea madre a vittima sacrificale.

La donna riceve violenza per il solo fatto di essere donna. E’ persino riconosciuto dai giudici chiamati ad occuparsene.

La violenza è un fenomeno strutturale della intera comunità internazionale, delle nostre società; e viene usata come uno strumento di controllo della vita della donna, influendo su ogni spazio della esistenza femminile : in famiglia, al lavoro, per la strada, sui giornali, nei tribunali, negli ospedali, nella scuola.

Di certo, si è sviluppata una maggiore attenzione di tutti verso il fenomeno della violenza insieme ad una nuova consapevolezza. Se da un lato, sembra sia diventato più agevole riconoscere le forme di violenza psicologica e dunque contenerle, dall’altro lato, gli atti di violenza fisica e quella sessuale sono nettamente accresciuti. Colpisce l’efferatezza dei recenti casi di uccisione di donne da parte del loro (ex)compagno di vita dove oltre che provocane la morte si infierisce sul loro corpo con il fuoco. L’uso del fuoco è simbolico e la storia ne è testimone.

Quando l’uomo tenta di distruggere la donna significa che sta cercando di distruggere il femminile, senza percepire il fatto che sta distruggendo una parte di sé stesso: ogni essere umano ricomprende in se il maschile e il femminile, rinnegare uno dei due aspetti significa rinnegare la propria natura.

Assistiamo ad un cambiamento culturale, probabilmente è necessario sostenerlo ed indirizzarlo verso una evoluzione impedendo invece una involuzione.

Se ogni animale feroce è istintivamente (grazie al suo cervello rettile) portato a difendere la propria femmina e i suoi cuccioli dai pericoli interni ed esterni al branco per quale ragione talvolta il cervello umano “ragiona” in senso opposto ?

Se le nostre vite non valgono … è l’inizio dello slogan che nel 2017 vuole rivendicare il diritto alla vita della donna, di EVA che etimologicamente significa “colei che suscita la vita”, ma ne viene privata proprio a causa del suo essere donna.

E’ di questi giorni la decisione della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per non aver fermato la violenza domestica nei confronti di una giovane donna e suo figlio da parte del marito.

La Corte dei diritti umani, richiamando l’obbligo che incombe sullo Stato di garantire il diritto alla vita (art. 2 CEDU), ha censurato “il mancato intervento delle autorità, nonostante le ripetute denunce della donna per le violenze del marito, che ha creato una situazione di impunità che è scaturita nell’uccisione del figlio della coppia e nel tentato omicidio della donna stessa.” Si è trattato di una violenza inflitta in virtù del suo essere donna, cioè fondata sul sesso e per questa ragione discriminatorie (art. 14 CEDU). La Corte, dopo aver ritenuto che la donna-ricorrente può collocarsi nella categoria di persona vulnerabile che ha diritto alla protezione dello Stato, ha considerato il livello della violenza subita talmente grave da rientrare nel concetto di “trattamenti inumani e degradanti e tortura” (art. 3 CEDU) e perciò ha attribuito allo Stato la responsabilità di un intervento inadeguato nonostante la richiesta giudiziaria invocata dalla vittima.

Fermare la violenza non è una questione di leggi perché osservano i giudici di Strasburgo nonostante le riforme sono invece proprio “le attitudini socioculturali di tolleranza della violenza domestica”che persistono.

Strasburgo ha condannato lo Stato Italiano nel suo atteggiamento culturale.

Lotto marzo 2017 è il momento per cambiare .

Siamo tutti pezzi del puzzle della società civile e con ogni nostro gesto possiamo contribuire a creare “le misure necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio culturali” e vigilare “affinché CULTURA, USI, COSTUMI, RELIGIONE, TRADIZIONE e c.d. “ONORE” non possano essere utilizzati per giustificare la violenza”

Vivere liberi dalla violenza sia nella vita pubblica che privata” è il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne (dice la Convenzione di Istanbul); è il diritto di ciascuno di noi e ognuno di noi ha la responsabilità di garantirlo e tutelarlo : dal magistrato all’avvocato, insieme alle forze dell’ordine e al giornalista, dal vicino di casa e parente all’insegnante dentro e fuori la scuola di ogni livello, dal collega al superiore, dal cittadino allo straniero.

Viviamo in una società dove “portare rispetto” verso l’altro è ormai un atteggiamento raro. Il rispetto non sta scritto nelle leggi, ma di certo nei cromosomi del nostro dna. Il rispetto è quell’atteggiamento che nasce dalla consapevolezza del valore di qualcosa o di qualcuno, dell’essere umano.

Sono passati cento anni e dopo aver ottenuto il riconoscimento del diritto di voto Lotto marzo 2017 le donne “sono in marcia” e simbolicamente lottano per chiedere rispetto per la propria vita, per rivendicare il diritto alla vita.

Non si tratta soltanto di cercare di infrangere il “soffitto di cristallo”, di raggiungere posizioni migliori nella vita pubblica e nella società; oggi, purtroppo, viene messo in discussione il diritto alla vita, il diritto di esistere, il diritto di essere.

Essere donna non può diventare un “peccato mortale”.

About Antonietta Confalonieri

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