Il traguardo delle cinquantamila firme per la proposta di legge costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati nel nostro ordinamento, promossa dall’Unione delle Camere Penali, per l’attuazione al precetto sulla terzietà del giudice inserito nella nostra Carta Costituzionale (art. 111), è stato superato, visto che la raccolta firme ha toccato nel mese di ottobre quota 70mila. Un bel numero di sottoscrizioni più che necessarie a presentare in Parlamento una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare.

Ne parliamo con l’avvocato penalista con studio a Prato, Costanza Malerba, responsabile commissione carceri camera penale di Prato, già presidente  delle camere penali di  Prato, avvocato del comitato per la raccolta firme per la separazione delle carriere dei magistrati.

Cosa si intende per “separazione delle carriere” in magistratura?

“Innanzitutto a noi interessa attuare il dettato dell’ l’art.111 della costituzione, che impone l’imparzialità e la terzietà del giudice e sottolineare che la terzietà vuol dire appartenenza di un Giudice ad un ordine diverso da quello del pubblico ministero. Noi chiediamo la separazione delle carriere attraverso concorsi differenti, in modo da garantire che il giudice sia diverso sia da chi accusa sia da chi giudica. Ci sarebbero dunque anche Csm separati, affinché un giudice non possa mai essere giudicato disciplinarmente da un pubblico ministero”.

Secondo lei questa separazione potrebbe produrre nel nostro Paese un migliore andamento della giustizia penale?

“Il giudice non può avere l’identica cultura di chi fa le indagini. Non devono essere colleghi, né legati nello scopo di combattere questo o quel crimine, ma soprattutto si deve sgomberare il campo dal fatto che la possibilità di carriera dell’uno possa dipendere dall’altro”.

Un modo per avvicinare la magistratura italiana a quella europea?

“La proposta di  riforma delle Camere Penali che intendiamo portare avanti ha anche come obiettivo quello di modificare l’attuale assetto ordinamentale per allinearlo con i princìpi e valori del processo accusatorio e adeguarlo al resto dell’Europa. Infatti mentre in altri paesi c’è un “giudice terzo” che esercita il proprio ruolo in modo imparziale, nel nostro Paese a governare con le proprie decisioni non solo ciò che attiene  ai diritti e alle garanzie individuali, ma che spazia in quelli dell’economia, dell’ambiente, dello sviluppo tecnologico, è un “giudice che non è giudice” in quanto privo del requisito costituzionale della “terzietà”. Se vogliamo ricollocarci all’interno di un contesto europeo dobbiamo tracciare una linea di confine all’azione della magistratura penale e operare affinché la politica assuma la responsabilità del governo della società, non delegandole ai giudici”.

Come mai si è sentita soltanto ora l’esigenza di promuovere una raccolta firme per per la separazione delle carriere?

“La tradizione inquisitoria del processo penale promossa dalla Carta Costituzionale del 1948 è stata definitivamente abbandonata con la riforma  del codice di procedura penale del 1988 e successivamente dell’articolo 111 della legge costituzionale del 1999, che stabilì la formazione della prova in dibattimento, nel contraddittorio delle parti, davanti a un giudice terzo e imparziale, e dunque il legislatore ha scelto già allora, di voler adottare il modello accusatorio nel processo penale. E oggi con oltre settantamila firme raggiunte in pochi mesi  abbiamo dimostrato come il tema posto dall’Unione delle Camere Penali non sia solamente una necessità degli avvocati ma rappresenti, invece, una esigenza diffusa anche nei cittadini, nonostante l’apparente tecnicità dell’argomento. Molto probabilmente sono questi i tempi perché si arrivi ad una magistratura inquirente distinta e separata da quella giudicante, in virtù del principio costituzionale del giusto processo”.

Articolo pubblicato su www.stamptoscana.it

Pubblicato da Patrizia Scotto di Santolo

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