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“Mamma non vuole”, alla Camera il cortometraggio sull’alienazione genitoriale

Mamma non vuole è il titolo di un film il cui tema è la P.A.S. (parental alienation syndrome), ovvero la sindrome da alienazione genitoriale.

“Mamma non vuole”, che vede come protagonista l’attore Amedeo Gagliardi al fianco del mostro sacro Giancarlo Giannini e di un cast d’eccellenza, tratta il tema della alienazione genitoriale (Parental Alienation).

Il cortometraggio “Mamma non vuole” (profilo Facebook e sito www.mammanonvuole.com) sarà presentato da Amedeo Gagliardi e dall’avvocato Fabio Maddalena (Cristiano riformisti) alla Camera dei Deputati il 19 aprile 2017 alle 15.

Richard Gardner definisce la PAS come un disturbo che insorge normalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, definito in tre gradi, in ordine crescente di influenza, ciascuno da trattare con uno specifico approccio sia psicologico sia legale. Ancora, secondo Gardner, la PAS sarebbe frutto di una supposta «programmazione» dei figli da parte di un genitore patologico (genitore cosiddetto «alienante»), sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e a esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore cosiddetto «alienato»).

Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», mostrando – in modo apparentemente autonomo – astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».

Gardner sosteneva che tale «programmazione» distruggerebbe la relazione fra figli e genitore «alienato» in quanto i primi giungerebbero a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con quest’ultimo. Perché si possa parlare di PAS è necessario tuttavia che detti sentimenti di astio, disprezzo o rifiuto non siano giustificati, giustificabili, o rintracciabili in reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore «alienato».

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