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MaMo, l’artista che indaga l’essere umano e la sostanza delle cose

Un artista che stupisce Perugia. Un artista che non si sente tale e rimane legato alla sua professione di imprenditore. A ben guardare i suoi quadri, però, non vi è nulla di improvvisato, di buttato lì per caso, ma emerge una ricerca, un’investigazione sarebbe meglio dire, che parte dall’interno, dall’anima, e prende corpo sulla tela (o sulla tavola multistrato). Ogni particolare è al suo posto, messo lì con ragione (e anche sentimento, tanta curiosità). Da imprenditore MaMO (al secolo Massimiliano Donnari) pianifica, formula strategie, si impone degli obiettivi. E se quello che ha realizzato non gli piace, semplice, lo smonta e ci prova di nuovo, fino al risultato finale. Ironia, cinismo, snob? Non credo, semplicemente MaMo. Lo potete ammirare (e farvi un’idea da soli) alla galleria Artemisia dal 2 dicembre del 2017 al 13 gennaio del 2018 nella “Incoscienza dell’essere”, anche se la sua arte emerge prepotente proprio dalla presa di coscienza di quanto ha dentro di sé.

Chi è MaMo?
«MaMo nasce dalla curiosità, dalla voglia di sperimentare e di fuggire dal lavoro, ritrovandosi nel silenzio della notte a fare qualcosa che mi piace profondamente. Lavoro da 20 anni nell’azienda di famiglia, importazione, commercializzazione i macchinari. Poi ho voluto dare spazio tutto suo ad un hobby».
Autodidatta o scuola?
«Sono autodidatta, ho imparato sbattendo il muso, sperimentando materiali, tecniche e forme. Assemblando e disfacendo le mie opere, passando dalla tela, troppo pesante e appesantita alle tavole di legno multistrato che i prestano meglio alla stesura dei colori e alla applicazione dei materici. Ho usato un po’ di tutto, dalle cartelline da ufficio Buffetti ai biglietti di Umbria jazz, da una vecchia camicia ad una dismessa trottola di legno di mio figlio (sono diventati gli occhi di ET, ma mio figlio non me l’ha perdonato)».
Come nasce questa passione?
«Sempre stato creativo e questo è uno sbocco naturale di questo lato del mio carattere. Dipingono dopo le 22, quando tutti dormono e posso stare solo con me stesso, riflettere e poi sfogarmi. Ho iniziato addobbando (sì, proprio addobbare, come per l’albero di Natale) un dipinto di un cane. Poi mia moglie e un amico mi hanno stimolato e incitato a proseguire. Tutte le opere sembrano assemblate casualmente, ma c’è sempre un’idea dietro, supportata dallo studio dei particolari. Nel “Generale della musica”, ad esempio, ci sono i gradi sul petto con le perline rasta, mentre sul cinturone i gradi da sergente sono messi in orizzontale a simboleggiare l’avanti veloce dello stereo».
Descrivi la tua arte
«Non saprei descrivere la mia arte, forse perché ancora non la ritengo tale. I miei quadri non nascono direttamente da uno studio a tavolino (quello viene dopo, nella realizzazione), ma sono il frutto di un’occasione: re Carlo di Borbone, ad esempio, nasce da un caffè preso in un bar a Napoli e dalla bustina di zucchero con re Carlo stampato sopra che ho trovato sul bancone. Poi la realizzazione è frutto di studio, di prove e applicazioni. Come le lastre d’ottone recuperate da un foglio enorme, tagliate per farne i bordi della giacca del re. Oppure una vecchia trottola di legno, tagliata a metà per ricavarne gli occhi di ET. I pizzetti e le trine trovate in casa, la camicia di jeans per rivestire sempre ET o l’Avvocato. Nulla nasce dal caso, ma dall’attenzione ai particolari. Il dipinto di Agnelli, ad esempio, oltre all’asta della bandiera che è in acciaio e la corda è vera, ha avuto bisogno di particolari, così sono andato in cerca della copia taroccata dell’orologio dell’Avvocato, finché non ho trovato l’orologio da mettere sopra al polsino della camicia. Quel dipinto, inoltre, è frutto di giorni e giorni di lavoro, l’ho disfatto più volte, come quella volta che ho strappato via la camicia perché rendeva il personaggio troppo goffo».
Materiali utilizzati?
«Smalti, olii, colori a cera, gessetti, carboncini, vernici acriliche. Tutto quello che mi può essere utile. Provo, applico, tolgo, rimetto. L’unica certezza, scaramantica, è la firma della tela o della tavola, una grande firma con vernice nera, poi stendo il dipinto».
Mostre e riconoscimenti?
«Ho iniziato con due quadri, un “Cane” e il “Generale della musica”. Prima alcuni amici mi hanno stimolato e fatto conoscere, poi sono arrivati gli interessamenti e la proposta di esporre quando avessi avuto almeno quindici quadri. Nel frattempo ho esposto in alcuni negozi del centro storico di Perugia in occasione di Umbria jazz, poi alla Rocca Paolina con gli apprezzamenti di Vittorio Sgarbi (l’ho rivisto da poco ad una mostra a Roma e lui si è ricordato di me e di “ET”). E adesso è arrivato il momento della mostra alla galleria Artemisia dal 2 dicembre al 13 gennaio del 2108. Le opere esposte saranno venti».
Appuntamento, quindi, con MaMo e “Mr. Mille Lire”, “Fashion Queen”, “Il generale della cioccolata”, “Ornella Vanoni” e altre opere da guardare, interrogare e da investigare in ogni minimo dettaglio.

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About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

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