Home / Giustizia e diritto / Meglio il carcere che una vita in mezzo alla strada, malato e senza cure

Meglio il carcere che una vita in mezzo alla strada, malato e senza cure

Meglio il carcere che una vita da sbandato, malato e bisognoso di cure, in mezzo alla strada. Si può condensare così la vicenda umana e giudiziaria che ha per protagonista un umbro, tossicodipendente, svariati problemi con la giustizia sulle spalle, affetto da Hiv, da epatite e con disturbi psichiatrici certificati.

La vicenda

L’uomo era ospite da otto mesi in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Un ricovero spontaneo per tentare di uscire dall’ossessione della droga e un luogo dove eleggere domicilio essendo sottoposto alla sorveglianza speciale. Qualche sera fa, però, l’uomo ha avuto un alterco con un operatore della comunità e ha deciso di uscire dalla struttura, come era nella sua facoltà. Per un mese ha dormito in giro per l’Umbria, ospite di amici e conoscenti, ma sempre informando i carabinieri dove avrebbe trascorso la notte. Dopo un mese, però, si è trovato nella condizione di non avere più la disponibilità di un domicilio. Sono iniziate le sere all’aperto o chissà in quale stazione dei treni o dei bus. L’uomo si è ammalato di polmonite, sia per la scarsa capacità di resistenza del fisico viste le patologie di cui soffre sia per l’insalubrità dei luoghi in cui ha dormito. È stato così in ospedale per alcune settimane e quando è arrivato il momento della dimissioni, l’avvocato Annalisa Rosi Cappellani si è attivata con tutte le strutture pubbliche e private per trovargli un ricovero: non lo ha voluto nessuno, in quanto conosciuto come problematico, nonostante sia malato e sottoposto a cura presso il Sert.

L’arresto

La settimana scorsa, il venerdì per la precisione, l’uomo è andato dai carabinieri e ha detto: «Io non so più dove andare e come fare a vivere, la famiglia non mi aiuta (una perizia disposta da un altro giudice in un precedente processo, ha stabilito che l’uomo tende a replicare comportamenti che ha visto o subito in famiglia, quindi non sarebbe il luogo adatto, ndr), le comunità non mi prendono, in ospedale non posso restare, non so dove andare, mi troverete senza domicilio, quindi meglio in carcere che all’aria aperta, prima che mi troviate in giro in violazione degli obblighi della sorveglianza, arrestatemi subito, così almeno la pena sarà più bassa».

Il sabato mattina l’uomo è comparso davanti al giudice per l’udienza di convalida del fermo. Lo sguardo sereno e l’aspetto sorridente ha stupito il magistrato, il quale ha chiesto all’uomo perché sorridesse e che era la prima persona che vedeva così contenta di entrare in carcere.

La decisione

L’uomo ha candidamente risposto che era contento di andare in carcere perché fuori stava male, aveva avuto la polmonite fino pochi giorni prima, ed era convinto che se veniva lasciato solo sarebbe subito tornato alla droga e all’alcol, quindi meglio il carcere.

Il giudice ha convalidato l’arresto, anche se il carcere non è il luogo adatto per un uomo con quelle patologie.

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore

Check Also

Daspo per un fumogeno, tifoso perugino programma le ferie in base alle partite

L’accensione di un fumogeno all’interno dello stadio o nelle immediate vicinanze può costare il divieto …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi