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Migliorare il futuro dei giovani: il contributo dell’Unione nazionale consumatori Umbria

Infinite volte sentiamo dire che i giovani non vogliono studiare o lavorare, perdendosi dietro alle futilità, ma dobbiamo anche chiederci quanto la società li stimoli ad interessarsi e appassionarsi a determinare questioni. L’avvocato Damiano Marinelli, presidente dell’Unione nazionale consumatori Umbria, ci illustra come le attività promosse dalla propria associazione diano ai giovani molte opportunità per metterli di fronte ai molteplici scenari del mondo, coinvolgendoli in prima persona.

Avvocato Marinelli ci spiega cosa è l’Unc Umbria e quali sono gli obiettivi perseguiti?

«È una associazione di cittadini comuni e di professionisti (avvocati, psicologi, commercialisti, giudici onorari, sociologi, filosofi, agronomi, etc.), accomunati dalla volontà di tutelare i diritti dei cittadini, con azioni dirette (ad esempio azioni giudiziali e stragiudiziali seguite da professionisti, circa problematiche legate ai consumatori, ma anche in generale rispetto alla malasanità, alla responsabilità professionale, alle successioni, alle separazioni ed ai divorzi con metodi di mediazione familiare e counseling, ai rapporti con le assicurazioni e gli istituti di credito e banche, etc.) e con azioni informative e preventive (convegni, corsi, apertura di sportelli consulenziali, con diversi dipartimenti che si interessano di vari argomenti: come la tutela dei diritti, i disturbi del comportamento alimentare, la ludopatia, la mediazione familiare e civile/commerciale, la riduzione dello spreco alimentare, il mobbing, lo stalking e il bullismo, etc.). Inoltre, siamo attivi nel campo dei progetti Erasmus, con nostri progettisti ed esperti. Nel nostro sito www.consumatoriumbria.it si possono trovare tutte le informazioni».

Tra le attività svolte dall’associazione, in questa sede ci soffermiamo su quella relativa ai progetti Erasmus. Tra il 24 e il 29 settembre 2018, presso la Scuola superiore per mediatori linguistici di Perugia, si è svolto il meeting dell’UNC Umbria, progetto Erasmus “Giovani Europei in Umbria” al quale hanno partecipato più di 150 ragazzi. L’obiettivo: far incontrare i giovani con la politica.

Avvocato Marinelli, perché è importante che i ragazzi conoscano la realtà di oggi e affrontino determinate tematiche, talvolta molto complesse?

«Perché partecipazione è democrazia e quindi perché i giovani tra i 18 e i 30 anni hanno in mano il futuro della nostra società, ma devono rendersi conto che è fondamentale un loro impegno perché la società diventi simile a quella che vorrebbero che sia. Non è semplice, perché già a questa età molti giovani sono “disillusi” e quindi si professano non interessati. Ma in effetti il disinteresse è dovuto ad una mancanza di informazioni ed ad una mancanza di azioni volte alla facilitazione all’accesso a queste informazioni. Avevamo un target di 100 ragazzi, ma le richieste sono state tantissime ed abbiamo aumentato il numero, anche perché è la prima volta in Umbria che si attiva un progetto di questo tipo con questi numeri e così complesso. Stiamo già pensando ad una seconda edizione, viste le richieste che stanno pervenendo alla nostra segreteria, sia di intere classi, sia di singoli soggetti interessati. Il Progetto “Giovani Europei in Umbria” ha l’obiettivo di favorire il dialogo strutturato e rafforzare la cooperazione tra giovani e decisori politici all’interno della Regione Umbria, al fine di favorire iniziative di politiche giovanili basate sulla conoscenza delle esigenze e sulle proposte determinate direttamente dai giovani».

In che modo i giovani possono acquisire queste conoscenze?

«Con azioni formative “non convenzionali” (educazione non formale), che servano a dimostrare come i giovani possano partecipare attivamente alla politica e come ai politici possano liberamente far riferimento, presentando le loro idee e le loro proposte, in un ambito di azione volto all’accrescimento del cosiddetto dialogo strutturato. In pratica è quello che abbiamo fatto nei sei giorni di meeting, tenuto a Perugia presso la Scuola superiore per mediatori linguistici di Perugia tra il 24 e il 29 settembre 2018. Il progetto ha avuto il prestigioso patrocinio del Comune di Perugia, della Provincia di Perugia, della Regione Umbria, della Scuola superiore per mediatori linguistici, dell’Università di Perugia – master progettazione UE, dell’Università telematica Pegaso, dell’Europe Direct di Perugia, della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, del SEU Servizio Europa, del Cesvol e dell’ALI – Associazione Legali Italiani (www.associazionelegaliitaliani.it)».

Quali basi devono avere per farlo?

«I ragazzi spesso hanno l’agenda piena di attività, ma spesso tralasciano quelle che possono avere un arco temporale maggiore e una prospettiva più lunga. Capire che le politiche per i giovani dell’Unione Europea (ma anche nazionali e locali) possono e devono essere influenzate proprio dei giovani, perché sono loro il target, rende proattivi alla strutturazione di proposte. Durante il meeting sono state elaborate diverse proposte, molte delle quali possono essere viste sul forum caratato appositamente: www.consumatoriumbria.it/forum. Prendo l’occasione per ringraziare tutti i decisori politici (europarlamentari, parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri comunali, assessori, sindaci, ecc.) che ci hanno supportato durante tutto il percorso progettuale e che poi sono stati presenti al meeting collaborando con i ragazzi. E con loro ringrazio i docenti (avvocato Laura Biarella, dottoressa Diletta Paoletti, dottoressa Corinna Bartoletti e avvocato Martina Scarabotta), oltre alla responsabile della Scuola di mediazione linguistica dottoressa Catia Caponecchi. Inoltre, grande aiuto è venuto da tutti gli youth workers e da chi ha intuito immediatamente le potenzialità del progetto».

Quali università ritiene maggiormente adatte a fornire le conoscenze e le competenze per poter comprendere a fondo le vicende del mondo politico?

«Credo che oggi sia centrale l’interesse (e l’acutezza) del singolo giovane. Naturalmente alcune facoltà sono più vicine ai temi in questione, con determinate materie, ma ciò che conta è l’interesse del singolo, che deve e può essere stimolato nei singoli corsi con l’aiuto di una docenza che tenga conto anche dell’attualità (per altro questo è uno dei punti che più spesso è stato evidenziato, come richiesta, dai ragazzi)».

Cosa spinge così tanti ragazzi a trasferirsi all’estero nel corso della propria carriera universitaria?

«La spinta dovrebbe essere quella della voglia di scoprire altre realtà, altre lingue, etc. Invece i dati sono diversi, spesso ci si trasferisce per necessità di un futuro migliore, che non viene visto e percepito qui in Italia. E proprio per questo è fondamentale parlare ai ragazzi e dare quegli strumenti che permettano agli stessi di modificare il Paese in cui vivono, per avvicinarlo alle loro istanze ed esigenze. Solo allora il trasferimento all’estero diventerebbe una libera scelta (e non dunque obbligata)».

In particolare, un gran numero di giovani (non solo del progetto Erasmus) sceglie l’Università degli studi di Perugia come meta per portare avanti gli studi. Perché, secondo Lei?

«Perugia è da sempre considerata una città molto attrattiva per i giovani (a parte fatti di cronaca). L’università di Perugia è conosciuta anche per i livelli di eccellenza che spesso è riuscita ad esprimere».

Secondo Lei, lo studio di quali lingue fornisce ai giovani più sbocchi nel mondo del lavoro?

«Abbiamo voluto organizzare un giorno del meeting completamente in lingua straniera (inglese, francese, spagnolo, tedesco), precisamente il 26 settembre “European Day of Languages” (#EDLangs #EuropeForCulture). Proprio per significare come i cittadini europei parlano lingue diverse, ma sarebbe fondamentale acquisire maggiore dimestichezza con le stesse, per una piena integrazione».

Quanto può incidere la partecipazione a questo progetto sul futuro delle nuove generazioni?

«Le nuove generazioni sono quelle che prenderanno in mano le sorti dei vari Paesi europei. A loro dobbiamo attenzione, a loro dobbiamo una azione incessante di informazione e facilitazione sui temi della partecipazione e della democrazia, per mantenere le fondamenta su cui si è basata l’istituzione dell’Unione Europea. Alla fine del meeting, i ragazzi hanno ricevuto anche lo youth pass che è un certificato rilasciato ai singoli partecipanti alle opportunità del programma Erasmus, settore Gioventù con l’obiettivo di attestare le competenze acquisite e spendibili nel proprio percorso di vita. È uno strumento di riconoscimento europeo e ha una doppia valenza: da un lato attesta la partecipazione ad attività del programma per il settore gioventù, dall’altro facilita l’auto-valutazione dei giovani partecipanti».

Se dovesse convincere un ragazzo indeciso a partire per il progetto Erasmus, cosa gli consiglierebbe?

«Partecipare ad un progetto Erasmus significa arricchire il proprio patrimonio di conoscenze. Non esiste controindicazione: dunque partecipate numerosi, perché partecipare ad attività di educazione non formale avente ad oggetto il dialogo strutturato permette di acquisire competenze trasversali, utili, se non fondamentali, sia nella vita che nel lavoro. I ragazzi che hanno partecipato al Progetto Erasmus “Giovani Europei in Umbria” hanno potuto approfondire le loro conoscenze sulle politiche, il funzionamento e le iniziative dell’Unione Europea, il significato e storia del dialogo strutturato, accrescendo così le proprie competenze attraverso l’utilizzo di una metodologia di educazione non formale e il coinvolgimento di decisori politici aiutati da youth workers. Per qualsiasi ulteriore informazione, potete contattare la Segreteria dell’Unione Nazionale Consumatori Umbria: segreteria@consumatoriumbria.it ».

Comprendiamo come una partecipazione attiva ed un’esperienza vissuta in prima persona possano sicuramente arricchire il bagaglio culturale di ciascuno. Si tratta soprattutto di un invito ai giovani perché rappresentino con diligenza e coerenza la società del futuro. Ma si tratta anche di un invito a tutti coloro che guidano la società odierna affinché possano trasmettere il proprio sapere e la propria esperienza ai loro posteri.

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