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Militanza, rivolta, valori, si torni all’uomo “Contro la folla”

Emanuele Ricucci in libreria con un saggio-urlo contro una certa modernità

Militanza, rivolta, battaglia, fake news, globalizzazione, mercati, pandemia. C’è molto nel nuovo libro di Emanuele Ricucci, giornalista e saggista. Un volume che grida al cielo, ma anche nelle piazze, nei circoli, un po’ come i Futuristi che tuonavano contro il chiaro di luna. Un invito a cogliere i cambiamenti del mondo moderno e rigettarne i propositi non condivisibili restando fermi sulle proprie posizioni, rivendicando valori e idee. Questo, e altro, è “Contro la folla. Il tempo degli uomini sovrani” (edizioni Passaggio al Bosco, 240 pagine, con introduzione di Vittorio Sgarbi).

Dopo Torniamo uomini sei di nuovo sugli scaffali con un libro che non è un saggio, ma un grido di battaglia … perché?

«Non sopporto i romanzi più di tanto, rifuggo l’Accademia per la sua impossibilità di essere elastica. Serve una traduzione per non arredare il ghetto. Contro la folla non è un saggio perché non ha nulla da insegnare ma solo molto, moltissimo da far riflettere. Così quelle pagine, che non vogliono salvare la vita a nessuno, si trasformano a livello sentimentale. Osservare l’autoannullamento (in varie forme) degli uomini di oggi, visto che ci riguarda fortemente da vicino, non può essere solamente un diletto per scienziati. Occorreva trasformare quelle parole in una spinta estrema a riflettere che fondesse stili diverse e speranze diverse. Tra il saggio e il memoriale con spruzzi di narrativa. Libertà, santa libertà dall’aspettativa. Coatta? Affatto. Mi piace l’idea che si possa ancora emozionare scrivendo qualcosa che non sia un racconto, un romanzo. Creare una leva, che è nelle mie corde. E questa è una lunga leva per provocare una lunga riflessione personale. In fine “Contro la folla nasce. Il tempo degli uomini sovrani” nasce per un motivo commerciale, parola orribile. “Torniamo uomini” fu un sussulto di 56 pagine uscito in allegato con un importante quotidiano (Il Giornale, che ringrazio moltissimo per ogni disponibilità), molto letto certamente ma ormai introvabile. Mi sono accorto, in questi tre anni, da quando uscì in edicola nel 2017, che era moltissima la gente che mi aveva detto di non essere riuscito a leggerlo, per un motivo o per l’altro. Non mi piaceva affatto l’idea che fosse esaurito il suo tempo ora che quelle tesi si fanno sempre più dense. Occorreva, quindi, dare continuità a quella idea, “commercialmente” parlando, ma anche come approfondimento di certe piccole, grandi visioni».

Contro la folla è un richiamo ad un nuovo umanesimo?

«Potrebbe esserne un’anticamera. Il nuovo umanesimo lo lascio all’illustre Faraone, nonché Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, campione europeo di decreto in solitaria (…). Ma più che puntare alla generazione di un sistema massimo, “Contro la folla” vuole invitare a riflettere di prendere le nostre vite in mano, urgentemente, per evitarci un suicidio di massa e per colpa della massa. Quel nostro essere, quella nostra coscienza. Sono le cose semplici a determinare e a reggere il tutto. Basti pensare che una proteina, una semplice proteina, sta tenendo in scacco il mondo intero. Le nostre vite riprese e ricondotte a una nuova integrità, a un nuovo rapporto con la felicità, con l’arte e la Bellezza, col tempo e con la morte, con il coraggio e con Dio, nelle cose grandi, e in quelle “piccole”, a recuperare sovranità verso noi stessi, ancora prima che a livello politico economico, per tornare a una nuova integrità che ci faccia reagire al mondo dell’estremo progresso, dalle fake news, all’infodemia, dalla paura come atto del controllo, all’estrema velocità folle di questi tempi, passando per una vita continuamente precaria, globalizzata, materiale. L’uomo sovrano di sé stesso, già teorizzato in “Torniamo uomini”, non è un’utopia; lo possiamo incontrare sulla strada del ritorno. L’uomo, nella complessità delle sue dimensioni, dovrà tornare urgentemente al centro del mondo, sostituendo ancora una volta il profitto, il denaro e tutti i loro sistemi».

Uomini sovrani di se stessi, cosa significa?

«Sono l’opposto degli uomini replicanti, nel libro si coglierà benissimo la differenza. Ma l’uomo sovrano di sé stesso non esiste solamente nella contrapposizione, anzi. È un’affermazione di integrità morale, valoriale, è l’uomo che ricorda, reagisce, trasgredisce interrompendo, come può, i diktat del neoliberismo, del capitalismo spinto agli eccessi. Un uomo che non è di destra o di sinistra, ma che dal Sovranismo può trarre spunto, fallito com’è l’uomo globale predicato dalle sinistre (lo vediamo estinguersi con l’avvento del Corona virus, l’uomo eternamente migrante, precario, in Erasmus, senza Dio, né Patria, né confine, né identità certa), fallita com’è la brutta copia delle masse ribelli di Ortega y Gasset, che hanno deciso di compiere atti lussuosi come il governare (direbbe il grande filosofo spagnolo) perdendo la coscienza di essere massa. Insomma l’uomo che incarna il Movimento Cinque Stelle. Anche il giardiniere di Rovigo col culto estremo del capo, che va al potere per fottere il sistema, diventando sistema anch’esso, senza alcun precetto culturale e ideale, o casuali, e con relativa se non nulla esperienza politica e amministrativa, ha fallito. In estrema presentazione, l’uomo sovrano di sé stesso è un individuo che torna a coltivare sé stesso, a dedicarsi la vita, avendo cura del proprio rapporto con la felicità e con la cultura, con l’arte e con la morte, con il tempo e con l’amore, col coraggio e con Dio, con l’Assoluto, con la Natura e con la Bellezza, essendo parte del proprio tempo. Non una nostalgica utopia, ma una pratica possibile. Un uomo alla riscoperta delle sue dimensioni che può trarre origine dal sovranismo – da intendersi ben oltre le passeggere vicende politiche e dei leader, estendendo il significato all’ “atto del recuperare controllo”, alla dimensione antropologica e culturale, e di cui l’autore mette in luce alcuni limiti strutturali, analizzando il caso italiano – nel quale si possa intravedere il modello umano di domani, dopo la crisi dell’uomo globale delle sinistre e dell’uomo massa in rivoluzione, caro al Movimento Cinque Stelle. Un sovranismo, quello dell’uomo sovrano di sé stesso che, però, come parte finale della tesi fondante del libro, per fare questo e per salvarsi, dovrà codificarsi in un movimento culturale, compiendo lo sforzo di una di coltivazione collettiva e individuale, sottraendosi alla figura di mera e rabbiosa reazione politica».

Una critica contro un certo mondo moderno?

«Assolutamente. Un J’Accuse al mondo postmoderno, in cui le grandi storie ideologiche e spirituali sono finite o stanno per finire. Un mondo umanamente insostenibile che incanta e uccide nella sua velocità, nella velocità, nella sua bulimia di informazione, nella sua proclamazione della religione dell’umanità, direbbe Harouel, in cui l’uomo diventa Dio e si sostituisce alla Natura, rimappando il bene e il male, l’identità sessuale, l’equilibrio tra spirito e materia, tra denaro e bene comune in maniera psicotica e perversa. Pericolosa. Oltre gli strilli della politica take away, che analizza i trend del giorno per truccarsi e sedurre il grande pubblico, nessuno pare interessato alla lenta estinzione degli uomini; sembra un sogno irrealizzabile, ma è già ampiamente e realisticamente in corso. Estinzione che significa mutazione delle dimensioni più profonde di ognuno, inservibili nel mondo di oggi. Riduzione di quelle profondità a fatto privato: vuoi Dio? Pregatelo dentro casa. Vuoi essere padre? Non commettere un oltraggio al ruolo della madre. Vuoi vivere la storia della tua terra come fondamento di una nazione? Attento, potresti essere un pericoloso nazionalista che schifa il villaggio globale, la Pangea. Vuoi vivere non connesso tutto il giorno, magari senza social network? Sei fuori dal mondo. E così via, in un nugolo di semplicissimi esempi, anche su sfumature ben più importanti, ovviamente. Una critica a questo mondo, sì, che necessita di essere tradotta, a partire dal pensiero dei grandi, non citato casualmente come fosse un’obbligata orazione inservibile a scopo dimostrativo ma una vitale riflessione, quel che il libro, di base, vuole fare: provocare una fortissima riflessione (urgente) a chi lo legge. Tra le pagine, trovano spazio i pensieri di Luigi di Gregorio e Gustave Le Bon, Marcello Veneziani e Ortega y Gasset, Paul Bloom, Dominique Venner e Vittorio Sgarbi, che firma una pungente critica introduttiva al mio libro, e altri».

Fake news, globalizzazione, mercati, pandemia, questo libro è una pistola puntata contro il politicamente e mediocramente corretto dei nostri tempi?

«Vedo davanti agli occhi un apparato umano che possa comprendere ciò che accade, e non vivere di percezioni, di accastamento statico e inutile di conoscenza, piccoli morsi di nozioni apprese un po’ dal web, un po’dai talk show, sempre più raramente dai giornali. Vedo un uomo che non è inquadrato dai dogmi, non è sterilizzato dal parlamentarismo, non è incantato dall’illusione del potere e della partecipazione globale. Lo immagino, lo teorizzo, ma si può e si deve iniziare a costruirlo. Un uomo sovrano di sé stesso, che ritrova sé stesso, mette a frutto un pensiero critico che nasce dai propri studi, dalle proprie esperienze e visioni, dalle proprie letture, dai propri studi, adatti e adattati alla propria vita. Nessuno pretende, per carità di Dio, un mondo di intellettuali! Un essere umano che rinasce dopo una lunga coltivazione che si accompagna alla vita, per dedicarsi la vita e non trascorrerla fino al tramonto in maniera che non lo tanga, nel perfetto conformismo, quasi ricordando il Borghese piccolo, piccolo monicelliano. Un uomo che sappia giudicare di sé per leggere il mondo scavalcando la fragilità e sconfiggendo al mediocrità come unica possibilità di salvarsi: stare nel mezzo, dove sono tutti».

About Umberto Maiorca

Giornalista professionista, scrittore e sceneggiatore. Direttore del sito www.giustiziaeinvestigazione.it

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