Home / News / Attualita / Narcisismo patologico e dipendenza affettiva, l’amore malato torna sul palcoscenico

Narcisismo patologico e dipendenza affettiva, l’amore malato torna sul palcoscenico

Il narcisismo patologico e la dipendenza affettiva della vittima tornano sul palco per una nuova edizione, il 22 dicembre presso il Teatro di Figura (via del Castellano, dietro la basilica di San Domenico) alle 21.30, dello spettacolo “Al di là dell’amore”, prodotto dell’avvocata Rosa Petruccelli e dell’associazione “La fabbrica del pensiero creativo”.


Avvocata e artista (poetessa, scrittrice e drammaturga): non sono due aspetti in antitesi?

«Direi di no. La mia avventura artistica è iniziata con la pubblicazione del mio primo libro di componimenti poetici, dal titolo “L’altra metà”. “L’altra metà” sta a significare l’altra parte di noi stessi, ossia quella artistica, interiore, inconscia. Quella parte che ognuno di noi ha e non sa di avere. L’altra metà, dunque, fa riferimento alla apparente dicotomia tra il mio ruolo professionale (svolgo la professione di Avvocata da oltre 15 anni e, infatti, sono patrocinante in Cassazione) e la mia vocazione artistica. Dico apparente, in quanto, nella vita possiamo assumere diversi ruoli: quello di avvocata, figlia, madre, sorella, moglie, ma l’essenza interiore è qualcosa di diverso dal ruolo sociale che si svolge. Non credo nell’affermazione secondo cui si è avvocati. L’avvocato è un ruolo, o meglio, una professione. Dietro ogni avvocato, però, c’è, soprattutto una persona».
Come nasce l’idea dello spettacolo “Al di là dell’Amore” che andrete a mettere in scena, per la quarta volta venerdì 22 dicembre, che parla di un argomento molto particolare:ossia la manipolazione relazionale agita dal narcisista perverso?

«L’idea dello spettacolo nasce da una mia esperienza personale. Avendo incontrato uno psicopatico in carne ed ossa, ho compreso sulla mia pelle cos’è la psicopatia e come si manifesta questo particolare disturbo della personalità, poco studiato in Italia. Sono riuscita ad uscirne in brevissimo tempo grazie alla mia passione per la psicologia. La psicologia, infatti, insieme al diritto e all’arte costituisce una delle mie passioni. Ho in tal modo unito le mie doti artistiche con le competenze psicologiche che, negli anni, ho acquisito su questo disturbo della personalità per scrivere uno spettacolo sul tema».
Come è strutturato lo spettacolo “Al di là dell’Amore”?

«Voce narrante che, con competenza psicologica, illustra le caratteristiche dei personaggi (i retroscena della patologia), monologhi poetici (che ho tratto dal libro “L’altra metà”), che rappresentano l’anima della dipendente affettiva (la vittima che, in conseguenza della manipolazione subita, è caduta nella trappola di questa particolare forma di dipendenza) e dialoghi teatrali che mettono in scena la dinamica patologica tra il narcisista perverso e la dipendente affettiva».
Si tratta, dunque, di un dramma?

«Si tratta di un dramma, ma a lieto fine. Nel senso, cioè, che lo spettacolo, dopo aver messo in evidenza la crudeltà del narcisista perverso , sadico patologico e la sofferenza interiore della vittima, caduta in depressione, termina con un messaggio positivo. Il narcisista perverso si rende conto di essere un mostro incapace di amare, cosìcchè uccide l’ombra dentro di sé, la sua parte oscura, per rinascere sotto forma di fiore bianco capace di amore. La dipendente affettiva, dal canto suo, dopo essersi annullata a causa della manipolazione, impara l’amore per se stessa».
Una sorta di rivisitazione del mito di Narciso?

«Sì. Esatto. La psicologia utilizza il mito di Narciso per descrivere questo disturbo della personalità, ma la mia è una versione innovativa ed originale del mito. Nello spettacolo noi assistiamo alle tre fasi standard della manipolazione posta in essere dal perverso: love bombing, svalutazione, abbandono. Il narcisista perverso di “Al di là dell’Amore” seduce per distruggere (proprio come avviene nella patologia). Ma, a differenza, del mito classico egli muore solo simbolicamente, per rinascere a nuova vita. Ed è questo il grande messaggio positivo».
In tutto ciò come si pone l’associazione “La fabbrica del pensiero creativo” da te fondata e diretta?

«Attraverso l’associazione facciamo una campagna di sensibilizzazione ed informazione del fenomeno del narcisismo perverso e della dipendenza affettiva. Ma il nostro scopo ulteriore è quello di sviluppare e diffondere il pensiero creativo, contro ogni forma di manipolazione, dipendenza, stereotipo, appiattimento culturale e contro le moderne forme di schiavitù. Correlativamente abbiamo progetti di sviluppo della persona umana nelle sue doti artistiche e di pensiero critico».
Progetti per il futuro?

«Da giurista ho in cantiere un progetto legislativo per l’introduzione di una nuova fattispecie penale che disciplina e sanzioni la manipolazione relazionale. Sto scrivendo anche un libro sul tema».
In tutto ciò trovi il tempo per la tua professione di avvocata?

«L’avvocatura sta vivendo un periodo di profonda crisi, come tutto l’apparato della giustizia. Com’è noto la giustizia è ingessata. Pertanto ritengo che, ogni avvocato debba, anche nella sua funzione che dovrebbe essere sociale, scendere in campo e dare un contributo professionale e personale per arginare la caduta inesorabile dell’umanità nel baratro, prima che sia troppo tardi».

About Redazione

Check Also

Elezioni di medio termine, primo spartiacque per la stagione Trump

Il sei novembre prossimo si svolgeranno le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, nelle …

Lascia un commento

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi