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Narciso, dal mito all’attualità. Il pericolo dei disturbi affettivi

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del professor Donato Loscalzo* in occasione dell’appuntamento teatrale con “Al di là dell’Amore” di Rosa Petruccelli.

Narciso era un ragazzo bellissimo e allo stesso tempo infelice. Non sapeva aprirsi al mondo, non voleva completarsi nell’incontro con l’altro, non provava desiderio sessuale. Secondo una versione antica del mito, il suo rifiuto dell’eros e della sessualità fu punito dagli dei con l’innamoramento della propria immagine, una vendetta che era anche un monito ad assecondare l’impulso d’amore.

Le varie versioni del mito concordano sul fatto che s’innamorò della sua immagine quando la vide per la prima volta riflessa nelle acque di una sorgente. Intorno alla sua vicenda fatta di solipsismo, tuttavia, ruotano vari personaggi attratti sia dalla bellezza sia dalla percezione della sua lontananza e della sua distanza. Chi si avvicina a lui sperimenta il rifiuto e finisce nel dolore e nella disperazione.

Questa storia intessuta di sofferenza senza rimedio è assurta nella psicanalisi contemporanea a paradigma dei disturbi della personalità e dell’impossibilità patologica di un investimento oggettuale della carica emotiva e affettiva. Certamente il racconto mitico non può essere perfettamente travasato nei contenitori delle analisi psicologiche contemporanee, ma è stato di notevole aiuto alla comprensione dei disturbi affettivi e dei drammi che essi comportano.

D’altro lato, il mito di Narciso è stato di importanza cruciale nella comprensione della dipendenza affettiva (in particolare la figura di Eco) che subisce da parte del narcisista una manipolazione affettiva. Nel dramma composto da Rosa Petruccelli, Al di là dell’Amore, la dipendente affettiva alla fine si salva e riesce a ritrovare la dignità e l’amore per sé. Ciò fornisce un messaggio positivo, prospetta una resurrezione attraverso uno strumento operativo importantissimo: la capacità introspettiva che è in grado di cambiare la direzione degli eventi umani.

Si tratta di uno spettacolo innovativo e sperimentale, che si avvale di monologhi poetici di alto timbro evocativo. Essenzialmente, pone la questione della necessità non solo di conoscere il fenomeno, ma di affrontarlo nella prevenzione, trattandosi di un vero e proprio disturbo della personalità che fino a oggi ha seminato disperazione e, talvolta, morte.

*Docente di Letteratura greca presso l’Università degli studi di Perugia

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